Autoproclamatosi paladino del diritto umanitarismo a sfondo neocoloniale, Macron ha affermato in un’intervista a TF1 di avere in mano la prova che armi chimiche (quantomeno cloro) siano state utilizzate dal governo di Bashar al-Asad (non Hassad o Hassan) contro i civili nell’area della Ghouta ad est di Damasco.

Ora, non vogliamo entrare nel merito dell’utilità che un simile attacco possa aver avuto nel momento in cui l’enclave jihadista era in procinto di cadere definitivamente. E per quanto criminale e spietato possa essere un “dittatore” sorge almeno qualche dubbio sul fatto che il suo Stato Maggiore arrivi ad ordinare un attacco chimico a pochi metri dalle proprie postazioni e con gli occhi del mondo intero addosso.

Questa, però, volta vogliamo dare fiducia a Macron. La storia del civilizzato Occidente ha dimostrato che massacrare migliaia di persone, quando si è in prossimità di vincere una guerra, si può fare senza temere di essere criminalizzati dalla giustizia internazionale: Dresda, Hiroshima e Nagasaki insegnano. E più recentemente, Israele e Stati Uniti (non a caso due nazioni che non hanno mai ratificato il Trattato di adesione alla Corte Penale Internazionale) a Gaza, Falluja, Raqqa e Mosul ci hanno dimostrato che si può utilizzare il fosforo bianco in aree densamente abitate senza temere alcun tipo di ripercussione. Ergo, se l’Occidente può farlo, perché non potrebbe averlo fatto anche al-Asad che rispetto ai nostri leader è pure musulmano, quindi automaticamente “barbaro”.

Il presidente francese in effetti non ha una sola prova. Ha 18 miliardi di prove. La stessa cifra in dollari dell’accordo commerciale che ha recentemente concluso con l’inetto rampollo saudita Mohammed Bin Salman: vero criminale di guerra accolto con onori reali a Parigi da colui che ha “salvato” l’Europa dall’orda populista.

A differenza delle armi chimiche, pecunia non olet. Macron, di fronte alla moneta sonante del principe ereditario che sta dissanguando le casse del regno pur di contrastare l’egemonia iraniana nel Vicino Oriente, non ha nemmeno esitato ad elogiare il lavoro svolto dai sauditi nello Yemen, dove giornalmente infrastrutture, scuole, edifici istituzionali e ospedali vengono presi di mira dai caccia della coalizione araba il cui blocco al paese ha creato una delle più gravi crisi umanitarie degli ultimi 70 anni. Una crisi che non sembra indignare la nostra intellighenzia sempre pronta a stare dal lato dei vincitori ed a tapparsi bocca e naso, mostrando i loro anelli con iscrizioni talmudiche, non per evitare di dire nuove fesserie ma per lanciare campagne mediatiche che hanno il solo merito di indicarci che è bene stare dalla parte opposta alla loro.

La storia non sembra aver insegnato nulla. Non paghi delle menzogne attraverso le quali Cameron e Sarkozy giustificarono l’attacco alla Libia, distruggendo una delle nazioni più floride e ricche del continente africano, gli pseudo-intellettuali di corte si apprestano a prendere per oro colato le presunte prove di Macron e si sfregano le mani in attesa del prossimo orgasmo bellico occidentale.

Così come a nessuno nel 2011 venne in mente che il reale obiettivo di francesi e inglesi era quello di scalzare l’Italia dal ruolo di partner economico privilegiato della Libia e mettere a tacere per sempre un leader che aveva lautamente finanziato diverse nazioni occidentali; oggi, nessuno sembra intuire che la reale posta in gioco sia il controllo delle rotte del gas e del petrolio, e di conseguenza l’intera egemonia nell’area del Vicino e Medio Oriente che oltre ad essere una delle regioni più ricche del globo in termini di risorse naturali è anche una delle più sacre.

Ma la geopolitica, così come la geografia sacra, è materia per pochi eletti. E poco importa ai nostri intellettuali capaci di indignazione ad orologeria se si rendono inconsapevolmente (ma talvolta anche consapevolmente) strumento di poteri a cui i diritti umani interessano ben poco.