Abbiamo deluso un criminale di guerra. Per una volta, possiamo essere fieri della decisione presa dal nostro governo, o almeno da una parte di esso. L’Italia, pecora nera in Europa, s’è guadagnata il biasimo di Elliott Abrams, rappresentante speciale per il Venezuela nominato dall’ex direttore della CIA Mike Pompeo: “siamo delusi dal fatto che l’Italia non si è unita a 24 Paesi dell’UE su 28, credo, nel riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim. Speriamo che le continue dispute, e le discussioni ancora in corso, portino ad un certo punto a quella che noi vedremmo come una decisione migliore, unendosi a così ai tanti partner di Roma in Europa. Noi pensiamo che questa sarebbe la scelta giusta da fare”. Lo riporta La Stampa, dimenticandosi però di ricordare chi è Elliott Abrams, personcina che di diritti umani e dittature latino americane se ne intende come pochi altri al mondo.

Il curriculum di Abrams parla da sé.

Classe 1948, si laurea in legge ad Harvard nel ’75, divenendo Segretario di Stato per i Diritti Umani e gli Affari Umanitari nell’81 su nomina di Reagan. Quello stesso anno (ma la cosa si ripeterà in molte altre parti del paese) a El Mozote, nel Salvador, oltre 800 civili fra uomini, donne e bambini vengono torturati, violentati ed uccisi per mano del Battaglione Atlacatl, squadrone della morte riunito e addestrato dagli USA. “L’orgoglio della squadra militare degli Stati Uniti a San Salvador”, come ebbe a descriverlo senza sarcasmo il New York Times. La natura dell’addestramento è stata raccontata da un disertore, che ha ottenuto asilo politico in Texas nel 1990: “le reclute – ragazzini rastrellati nelle baraccopoli – venivano costrette a uccidere cani e avvoltoi mordendoli alla gola e strappando loro la testa; stavano a guardare mentre i soldati torturavano e uccidevano i sospetti dissidenti, cioè mentre strappavano unghie, tagliavano teste, facevano a pezzi i cadaveri e giocavano con le membra strappate.

In tale contesto, il compito di Abrams era da una parte quello di dirigere il supporto americano al regime militare instaurato e finanziato ne El Salvador e, dall’altra, quello di insabbiare, offuscare e negare qualsiasi atrocità di cui il suo governo si faceva complice o promotore. Stessa identica cosa accadeva in Guatemala, quando Abrams, in qualità di Assistente Segretario di Stato, aiutava il generale e dittatore Efraín Ríos Montt – salito al potere nel 1982 a seguito di un colpo di stato – a completare lo sterminio delle popolazioni indigene. Numeri riportati dallo stesso esercito parlano di oltre 650 villaggi distrutti e centinaia fra donne e bambini  assassinati, crocifissi e stuprati.

Nel frattempo, in Nicaragua, la rivoluzione sandinista rovesciava il dittatore Somoza, preoccupando – e non di poco – il governo di Reagan. Anche in questo caso, il compito di Abrams fu quello di raccogliere i finanziamenti per l’arruolamento ed il mantenimento dei Contras, cioè di quei gruppi armati controrivoluzionari addestrati dalla CIA per combattere il governo di Ortega e la minaccia comunista. Nel mirino dei terroristi c’erano ancora una volta gli “obiettivi morbidi”, cioè i civili, contro i quali furono perpetuate le stesse violenze sopra descritte. Poi fu la volta di Cile, Argentina e Panama col presidente Noriega, dal 1972 sul libro paga della CIA, prima sostenuto e coperto nel riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga e poi condannato nel 1988.

Chiusa, ma solo temporaneamente, la parentesi America Latina, Abrams ottenne un altro incarico governativo nel Consiglio per la Sicurezza Nazionale durante la presidenza di George W. Bush. In Medio Oriente fu un entusiasta difensore dell’invasione dell’Iraq, giocando inoltre una parte importante a sostegno degli attacchi israeliani contro Gaza. Tornato in Sud America per dirigere la fallimentare operazione che nel 2002 portò al sequestro del presidente Ugo Chàvez, liberato 48 ore dopo, Abrams si dimostra a tutti gli effetti l’uomo giusto per attuare una strategia che di umanitario ha ben poco.

Abrams – è bene sottolinearlo – ha più volte deriso i contestatori di Reagan, descrivendo i mercenari di cui sopra come “combattenti per la libertà”. Nel 1985 spiegò apertamente: “lo scopo del nostro aiuto è quello di permettere a chi combatte dalla nostra parte di usare più violenza”, arrivando a definire l’operato della sua amministrazione nel Salvador “un risultato straordinario”.

Condannato e poi graziato nel ’92 da Bush Senior per l’affare Iran-Contras (cioè per la questione relativa alla vendita di armi all’Iran per il finanziamento dell’esercito mercenario), Abrams è l’uomo giusto da schierare sul campo. “La crisi in Venezuela – ha detto in occasione della sua nomina – è profonda, difficile e pericolosa. Non vedo l’ora di rimettermi al lavoro”.