Far tornare i conti: è un’espressione che conosciamo tutti e significa che, dato un certo risultato, si fa di tutto per cercare di ottenerlo, a costo anche di forzare il procedimento. L’idea di viziare un’argomentazione o un ragionamento pur di dimostrare la propria tesi è, chiaramente, contraria allo spirito scientifico; è altrettanto evidente, tuttavia, che ai grandi magnati dell’industria e a quella fetta di politica che si fa interprete dei loro interessi poco importa dello spirito scientifico: ciò che conta sono i profitti e gli azionisti, che a fine anno reclamano i loro dividendi. E la conoscenza, a questo punto, diventa utile solo quando si fa potere e potere di agire in vista dei propri interessi.

La posizione di Donald Trump circa il fenomeno del cambiamento climatico è universalmente nota: per il Tycoon il global warming non sarebbe nient’altro che una bufala bella e buona, messa in giro da scienziati cattivoni con l’unico scopo di creare falsi allarmismi. D’altronde le forti ondate di gelo che hanno recentemente colpito gli USA non sono forse un chiaro segno che il surriscaldamento globale è più introvabile dei famosi liocorni?

Così Donald, il più duro dei duri e il più furbo dei furbi, non ci ha pensato due volte a ritirare il suo paese dagli accordi di Parigi nel giugno 2017, che impegnavano i partecipanti a ridurre le emissioni di Co2, o a spingere per una deregulation ambientale. Il presidente è talmente irremovibile nel suo scetticismo, che non ha voluto dar retta nemmeno al rapporto, commissionato dal Congresso e reso noto nientepopodimeno che dalla Casa Bianca nel novembre scorso, stilato dagli scienziati di ben 13 agenzie federali, che metteva in guardia sul pesante impatto che il cambiamento climatico potrebbe avere un giorno sull’economia americana stessa, con eventuali perdite che ammonterebbero, nella peggiore delle ipotesi, fino al 10% del PIL. La risposta di Trump a tutto ciò è stata: “Non ci credo” ed è notizia di questi giorni, riferisce il Washington Post, che, pur di provare la sua tesi complottista agli americani, avrebbe messo insieme un gruppo di scienziati – rigorosamente orientati – per rivedere al ribasso gli effetti del cambiamento climatico e smentire che la combustione di carboni fossili danneggi la salute del pianeta.

Tale gruppo non servirà, tuttavia, a costituire un comitato consultivo, stando alle informazioni finora trapelate, e non avrebbe perciò alcun obbligo di tenere incontri pubblici né di mettere agli atti i propri incontri. Quale sarebbe dunque lo scopo del voler riunire a tutti i costi un simile consesso, che non godrebbe di alcun tipo di ufficialità? Un alto funzionario dell’amministrazione Trump, riporta sempre il Washington Post, avrebbe riferito che il presidente sarebbe alla ricerca di “un insieme vario di opinioni”, così che “le persone siano in grado di decidere da sé” circa il fenomeno del cambiamento climatico.

Come sia possibile che un’iniziativa dal carattere evidentemente ideologico possa favorire una disposizione all’autonomia critica nel popolo statunitense è un arguto rompicapo che ci riserviamo il diritto di lasciare tristemente insoluto.