Bolsonaro si è espresso: Cesare Battisti deve tornare in Italia. Il terrorista rosso, responsabile della morte di quattro persone durante gli anni di piombo, va estradato nel suo paese d’origine. Matteo Salvini è entusiasta, non riesce a contenere la sua gioia e si affida, come sempre, ai cinguettii di Twitter per ringraziare il “Trump brasiliano”. Bisogna ammettere che, se accadesse realmente, questa sarebbe un’ottima notizia dopo decenni di misteri, inciuci e sofferenze per le famiglie delle vittime dell’ex membro dei Proletari Armati per il Comunismo. Ma non potevano già mancare le complicazioni: Battisti è ad oggi irreperibile e la decisione è riservata al Supremo tribunale federale. È anche vero che in passato, nonostante la sentenza di estradizione, l’ex presidente Luiz Inácio Lula si mise in gioco in prima persona per proteggere Battisti, riuscendo nel suo intento di trattenerlo in Brasile. Inoltre, in caso di estradizione, Battisti potrà fare appello alla Corte Suprema.

Il percorso rimane dunque ancora lungo, tortuoso e complesso e la propensione al solo scoop mediatico da parte dei nuovi leader della destra mondiale, di certo non fa ben sperare. Stiamo già vivendo le contraddizioni del governo gialloverde, eccellente nella comunicazione ma mediocre nei risultati: possiamo dire di essere di fronte a una nuova classe di politici social tanto potenti quanto pericolosi. Se pensiamo che Bolsonaro non è ancora in carica – lo sarà dal 1 gennaio 2019 – e si è già notevolmente esposto sulla questione Battisti, nonostante manchino tantissimi pezzi per completare il puzzle, non possiamo non escludere l’ennesimo pugno di mosche che potrebbe minare l’entusiasmo per questa nuova “internazionale di destra”.

Come l’abbattimento delle ricchezze dei Casamonica, liquidare i “criminali illustri” chiudendo la vicenda Battisti renderebbe “onore” all’immagine dell’ultra conservatore Bolsonaro, rafforzerebbe i connotati di un presidente della legalità, cosa a cui ambisce e lavora quotidianamente Salvini – la ruspa è emblematica –. Chiaro che per i comuni cittadini si tratta di ottime notizie, poiché l’intervento dello Stato su tale feccia è assolutamente auspicabile e dovrebbe essere ancora più forte, ma non bisogna farsi accecare da tutto ciò che luccica. Jair Bolsonaro è un sionista ammiratore di Trump e non è assolutamente da escludere un avvicinamento in questo asse, a passo spedito, di Matteo Salvini, soprattutto a causa della quasi totale assenza di alleati affidabili in Europa.

Battisti rimane un’opportunità appetibile per mettere una toppa resistente alle eccessive lacune della Lega e dell’esecutivo gialloverde. Per Bolsonaro invece significherebbe iniziare con una dose di credibilità non indifferente, in un paese falcidiato dalla criminalità. La questione è dunque molto più politica che altro; è la ghiotta occasione, per i populismi di stampo conservatore, di rendersi in un colpo solo paladini della legalità e dell’antisocialismo, le due direttrici su cui sembra edificarsi “l’internazionale di destra”. Come dovrebbe reagire un sovranista? All’enorme soddisfazione per l’arresto di un criminale, rimangono tante perplessità per il delinearsi di un fronte populista a guida americana e in gran contraddizione con molte speranze e auspici.

La vicenda Battisti si colloca dunque in una situazione geopolitica e ideologica molto particolare, ha un significato politico non indifferente e, ovviamente, potrebbe benedire un’alleanza italo-brasiliana, con USA e Israele sullo sfondo. Sperando nell’estradizione del criminale rosso, di cui si sono attualmente perse le tracce, è auspicabile non dover tornare più sull’argomento e che dai tanti proclami si passi a fatti concreti. I cinguettii fra Bolsonaro e Salvini, non pongono basi solide per la chiusura ufficiale della vicenda. Chissà se da questo terreno fangoso i campioni delle piattaforme sociali emergeranno o, perché no, ci sguazzeranno dentro con tutte le scarpe, come da consolidata abitudine. Attendiamo piuttosto notizie dai nostri agenti recatisi sul posto, augurandoci che possano trovare al più presto il criminale datosi alla macchia.