È davvero ampio, fiorito e arato il tema dell’orgasmo indotto dal “te l’avevo detto”, divisivo tra chi lo rivendica come una giusta pretesa e chi invece lo considera una volgare meschinità, però noi davvero siamo costretti a ricordarlo che lo avevamo detto, perché con sforzi lancinanti lo avevamo fatto proprio in tutte le salse. Siamo ormai all’ora X: il Movimento Cinque Stelle sta collassando e questo è un dramma profondissimo per il paese e per chi sperava in un certo tipo di nuova politica. Sissignore, qualche matto invasato che nega l’impossibile lo trovi sempre e di sicuro ci sarà stato un irriducibile che, con i piedi ormai nell’oceano Atlantico, negava l’imminente affondamento del Titanic, ma questi non contano. È un dramma perché il Movimento ha rappresentato una rottura del sistema, un sistema nauseabondo e politicamente corrotto, e non è certamente accaduto per caso che un movimento nato da un blog su internet sia arrivato poi al 30%. Il paese, infatti, ne aveva un disperato bisogno e quindi nutre ora un debito nei confronti del Movimento perché questo è riuscito, con incredibile fatica, a squarciare un velo, anzi uno straccio lurido, e a mettere nuovamente in moto un dibattito che ha rianimato un’opinione pubblica morente, agonizzante e soprattutto tragicamente indifferente.

Ora, a noi delle questioni giudiziarie della Lega non ce ne frega assolutamente nulla. Non siamo noi a decidere cosa sia rilevante e cosa non lo sia: è la politica a deciderlo. La storia dei 49 milioni è vera, ormai la verità pubblica l’ha accertata, e non solo non è successo assolutamente nulla, ma anzi la Lega è cresciuta. E di questa storia dei finanziamenti occulti, per carità, parliamone, ma senza contarci troppo: qualcuno ciancia di alto tradimento, di cospirazione con una potenza straniera e fa quasi ridere, manco Cavour con la guerra di Crimea. Sì, insomma, facciamoci su qualche talk, ma non prendiamoci troppo sul serio perché, non sarà la stessa cosa, ma questo è pur sempre il paese del Piano Marshall e di Mani Pulite. Poi, francamente, è diventato stucchevole questo copione della magistratura che – e qui non si vuole attribuire ai giudici un movente politico perché elementi non ce ne sono – ribalta tutto e ciaone. Anche perché, diciamocelo, Salvini risponde con bacioni a tutti e continua a cavalcare i sondaggi. Questo è, che ci piaccia o no.

La questione va osservata sul piano politico e da questo punto di vista non si può che guardare Di Maio dritto negli occhi è urlare: J’Accuse! Di Maio ha traghettato il Movimento in un putrido stagno di inedia e anomia: lo ha svuotato di tutti i suoi contenuti e ha castrato la rivoluzione che il Movimento si era posta come aim sin dalla sua nascita. La sua leadership ha dato una nuova forma al Movimento, una forma fatta di non forma, di incertezza, confusione, timidezza e ignavia. Il Movimento al governo non poteva restare l’urlo di denuncia contro l’antipolitica. Non poteva perché, checché se ne dica, sono andati al governo e sono diventati (non c’è da vergognarsene!) elite; secondo, perché provare ad usare il linguaggio dell’antipolitica contro uno come Salvini  – che è il sogno politicamente erotico di 4 votanti su dieci – è da massacro. Bisognava svestirsi e trovare nuovi linguaggi, nuovi contenuti e alimentare la vena sociale del Movimento. La prima fase è stata decisamente attuata, quella dello svestimento, poi però Di Maio&Co hanno deciso di rimanere a torso nudo (anche sui giornaletti rosa, fosse poi una bella vista!) e, politicamente, s’intende, in mutande. Probabilmente non ci si poteva aspettare altro da Di Maio, lo dicevamo dal 2017. Mollare lo scettro manettaro del giustizialismo alla Taverna è stata cosa buona e giusta, se non dal punto di vista morale, quantomeno da quello politico: passato il Rubicone toccava darsela una calmata. Il problema è tutto il resto.

Tutto il resto, appunto: il Movimento, a parte una partenza lodevole e non riconfermata, ha perso la sua identità sociale e non ha saputo dire più nulla. A prescindere dagli scivoloni sulla TAV, dalla vergognosa iniziativa del “Mandato 0”, dalle imbarazzanti contraddizioni sull’Ilva, Di Maio non ha saputo affrontare i grandi temi sociali che erano propri del mandato popolare ricevuto alle politiche e, soprattutto, non ha saputo intuire che l’unico spazio politico esistente fosse a sinistra, né ha saputo approfittare peraltro dello strategico Ministero sotto la sua guida. Il Movimento non ha saputo esprimere la sua personalità e Salvini ne ha approfittato per puntare all in: ha vinto.

Bisogna adesso domandarsi dove andremo a finire e quali siano le prospettive. È probabile che ormai sia troppo tardi e che il Movimento, così come lo abbiamo conosciuto, non abbia ancora molta strada davanti a sé. È necessario – seppure sarebbe stato molto meglio farlo subito dopo le europee – staccare la spina a questa esperienza di governo che, per quanto decisamente illuminata rispetto ai precedenti esecutivi, non ha saputo garantire il consolidamento di un Movimento malamente guidato. Si perderanno dei pezzi, la reazione di Salvini sarà durissima e vincente – non aspetta altro -, ma di sicuro non v’è altra via che questa se davvero il M5S vuole garantirsi un futuro e continuare ad apportare, con una nuova classe dirigente, un contributo utile all’Italia.

L’ombra oscura del PD avanza, persino Renzi prende coraggio e si contrappone a Zingaretti: ovvio che Salvini si gratti la pancia gongolando. Questo è quello che ci si prospetta e senza il Movimento saremo nei guai: defenestrate Di Maio e riprovateci. Fatelo per il paese.