Nella giornata di mercoledì, il Senato degli Stati Uniti si è detto contrario a proseguire con l’invio di aiuti militari, a favore della coalizione a guida saudita, nella guerra civile in Yemen– dove tutt’ora persiste una crisi umanitaria che vede oltre due terzi di tutti i distretti urbani del Paese sull’orlo della carestia – ritenendosi pronto a intervenire solamente in caso di una dichiarazione di guerra. La vittoria politica dei Democratici apre così la strada ad una strategia a lungo termine per minare la credibilità di Donald Trump davanti agli occhi dei suoi elettori. Il Presidente si prepara dunque ad affrontare uno dei momenti più difficili del suo mandato.

Come sottolineato dal New York Times, questa risoluzione consente al Senato un’ulteriore opportunità, non solo per condannare e mettere in luce il deprecabile supporto americano all’Arabia Saudita nel conflitto in Yemen – tramite la vendita diretta di arsenale miltiare e l’aiuto logistico in zone strategiche – ma anche per favorire l’ascesa delle nuove – e  vecchie – leve della sinistra democratica statunitense. Infatti, a distanza di tre anni dalle elezioni che hanno sancito il trionfo e l’ascesa politica del Thycoon newyorkese alla Casa Bianca, i Democratici sembrano aver trovato il modo di adeguarsi coscienziosamente al mutato sentire del popolo americano. Bernie Sanders, infatti, altro non è che il perno simbolico di un universo a trazione socialdemocratica che, da un lato, ruota attorno a parole-chiave fumose come Alt-left e dall’altro si costella di nuove rappresentanze – vedasi AOC e Kamala Harris su tutte – in grado di suscitare una controreazione decisa al fenomeno della nuova destra.

Tuttavia, volendo restare ancorati ai fatti, la bocciatura della politica estera del Presidente americano in Yemen rimane legata a doppio filo all’imminente indagine per «abuso di potere, corruzione e ostruzione della giustizia» a cui si dovrà dedicare nei prossimi mesi la Commissione di Giustizia della Camera. Ecco quindi come la deposizione di poche settimane fa dell’ex faccendiere personale di Trump, Michael Cohen – secondo la quale, tra le altre cose, Trump sarebbe stato a conoscenza delle email trafugate alla Clinton – potrebbe essere solo l’inizio di questa difficile fase di confronto, tanto giuridico quanto mediatico. Il secco “It’s not worth it” della Presidente della Camera Nancy Pelosi, riguardo alla possibilità di un imminente impeachment di Donald Trump, tradisce verosimilmente la strategia a lungo termine dei Democratici, supportata anche dall’affermazione del giudice Jerry Nadler: «Impeachment is a long way down the road».

Inoltre, con la scelta di favorire una certa unità interna intorno a tematiche di rilievo sociale, ecologico ed umanitario, si è deciso di spostare nettamente lo scontro politico su argomenti che, non avendo ricevuto in precedenza la necessaria attenzione, erano divenuti appannaggio della propaganda populista. Ad oggi, certi temi sensibili potrebbero costituire un punto di svolta non solo a livello dialettico, ma per favorire altresì una rinnovata presa di coscienza da parte della classe proletaria americana.

Si tratterebbe, dunque, di una questione principalmente di metodo e di linguaggio. Trattare quotidianamente tematiche essenziali – e saperne diluire il loro utilizzo nel tempo – richiede una didattica ferrata, una lotta sul linguaggio senza quartiere, a partire dal vocabolario della classe dirigente. Staremo, dunque, a vedere se la nuova strategia dei Democratici potrà scardinare quei punti di forza che hanno reso inossidabile – per lo meno fino ad ora – lo stretto rapporto che lega il populismo politico alla volontà della massa popolare.