Qualcuno potrebbe giustamente sostenere che la bocciatura del DEF da parte della Commissione Europea era una cronaca annunciata, un evento assolutamente prevedibile. Chi mai d’altronde potrebbe negarlo. Eppure questa ennesima, ostile azione compiuta dai vertici UE (in una lettera recante i nomi di Valdis Dombrovskis e dell’immancabile Pierre Moscovici) non può e non deve passare come uno dei tanti dibattiti in passato consumatisi tra Governo italiano e Commissione.

Ora in gioco vi è infatti un Documento di Economia e Finanza che per la prima volta è stato disegnato con l’obiettivo di restituire denaro, e dunque potere economico, ai cittadini colpiti dalle ingiustizie di questo sistema. Infatti, indipendentemente che si fosse favorevoli o meno con la proposta nel suo complesso, è innegabile che provvedimenti quali il reddito e la pensione di cittadinanza, la revisione della Fornero ed il rimborso dei truffati dalle banche segnino il cammino verso una visione di Stato e di intervento economico ben lontani dai prima imperanti dogmi dell’austerità e della stabilità finanziaria.

La disputa su questo DEF non si riduce dunque ad un semplice battibecco tra potenti. E’ una battaglia che vede contrapposti da una parte gli interessi degli italiani e dall’altra quelli della vorace, ingorda elite finanziaria. La Commissione Europea, come da copione, si è posta come cane da guardia di quest’ultima, confermando la sua purtroppo già conclamata natura anti-popolare. Non sono bastati i toni tranquillizzanti di Tria e la sua proposta di diminuire il deficit gradualmente nel prossimo triennio. La fatidica lettera dei burocrati UE è stata lapidaria: il DEF, così progettato, sarebbe considerato come una violazione del sacro Patto di Stabilità. Ciò sottende ovviamente che la Commissione a quel punto potrebbe aprire una procedura su debito e deficit, inguaiando il governo italiano.

Questa attitudine vagamente minacciosa in realtà cela una verità abbastanza chiara: non si tratta altro che delle ultime grida di una creatura, l’UE, ormai morente. Prossimi al voto europeo che sconquasserà i vecchi equilibri, i potenti di Bruxelles si aggrappano disperatamente a quelle poche assi ancora galleggianti della loro nave ormai affondata. C’è da sperare che la prossima onda se li porti nell’abisso dell’oblio, che di loro non se ne può proprio più.