«Ci sono oltre 800 mila persone – ha dichiarato al Corriere il premier Sarraj– migranti africani e cittadini libici, gente arrivata di recente nei centri di accoglienza o semplicemente persone spaventate, che potrebbero cercare di raggiungere le coste italiane per fuggire all’incalzare dell’attacco delle forze di Haftar». Eppure l’euro-governo di Bruxelles non sembra preoccuparsi più di tanto della Libia. Non più di una settimana fa, infatti, la Francia ha bloccato una dichiarazione dell’Ue in cui si condannava l’offensiva del generale Khalifa Haftar, che aveva trovato d’accordo tutti i governi europei. Da quel momento in poi, non ci è pervenuta più alcuna notizia dalla dispersa Europa.

Le soluzioni per affrontare il caos in Libia corrono attorno ad una tenue linea, oltrepassata la quale, non appena si tenti di ragionare su soluzioni che non contemplino l’invasione di massa, troviamo i campi minati dei benpensanti. Dobbiamo ricordare, infatti, che parte della politica italiana trova assolutamente realistico e ineluttabile – vista l’esplosione demografica dei paesi del terzo mondo e l’inverno che vive l’Europa – «organizzare il travaso», come ha spiegato la Bonino, attraverso l’afflusso di extracomunitari nei paesi europei. La ministra Trenta si è poi subito affrettata a precisare che, con la guerra in Libia, «i migranti diventano rifugiati».

D’altra parte Salvini ha precisato che la politica dei porti chiusi continuerà, nonostante tutto. Ma la politica del ministro dell’Interno non sembra tuttavia la soluzione ottimale, poiché resta attendista e si presta, oltretutto, a continui giochi di forza con le Ong e con un’opinione pubblica affamata di massacri mediatici.

La soluzione più realistica, forse, l’ha già sperimentata un certo Romano Prodi: correva l’anno 1997 e un “blocco navale” venne posto al largo delle coste albanesi. La Marina Militare, vista l’assoluta ingovernabilità del paese, fu costretta a varcare i confini. In Libia troviamo oggi una situazione ancora più difficile, sia per via della guerra in corso che dei migranti che entrano dal confine sud del paese. L’Italia dovrebbe portare la proposta in Europa, organizzandosi autonomamente nel caso in cui Bruxelles faccia ancora spallucce.