Sono tempi duri per i nostri giornalisti. Le crisi di governo si rincorrono (Renzi che, con Italia Viva, ha puntato i piedi sulla prescrizione, minacciando di sciogliere la maggioranza), o vengono sostituite dall’auto-propaganda a ciclo continuo dei nostri politicanti social (ma non smart, è bene chiarire). Non sapendo che pesci prendere, i nostri eroi della carta stampata hanno avviato un’escalation di titoloni, cercando di fare intervenire le voci più autorevoli della scena pubblica (se ne è rimasta qualcuna poi, è tutto da vedere); ci hanno mostrato scenari di possibili impasti e alleanze, barcamenandosi tra un “non voler diventare grillino” e un “meglio allearsi con Salvini”, per poi essere oscurati dall’ultimo tweet nepalese del politico (sciatore) toscano, impegnato ad abbeverare il suo ego alle nobili fonti himalayane. Nemmeno il tempo di vergare un paragrafo decente, che la crisi è già rientrata (fino a che i sondaggi sono questi e, soprattutto, gli assetti di potere internazionali sono questi, non vi sarà nessuna crisi). Chi lo avrebbe mai detto.

Tuttavia, in questa discutibile tarantella, si intravede un dettaglio interessante (per quanto, purtroppo, non nuovo). Un Senatore renziano, commentando le notizie stampa di Onorevoli in uscita da Italia Viva, ha esordito: “le nostre chat Whatsapp sono piene di risate”. A ben pensarci, sono state proprio delle chat ad essere sguainate in difesa dell’innocenza di Salvini, quando i Senatori Bagnai e Borghi intervennero a chiarire l’annosa questione del MES (o Fondo “Salva” Stati). In verità non c’è giorno che la cronaca politica non menzioni le chat whatsapp dei Gruppi parlamentari, all’interno delle quali gli stessi coordinano programmi, tattiche e strategie. Eletti dai cittadini con l’obiettivo minimo di, quantomeno, non fare disastri, i nostri illustri politici parlano della politica di un Paese del G8, strategico nell’area mediterranea, così come strategica è (ancora) la sua principale compagnia petrolifera, con aziende pubbliche strategiche nel settore degli armamenti, un Paese che colleziona bombe atomiche e basi americane, un Paese in concorrenza commerciale con rivali forti e accaniti (gli altri paesi del G8), un Paese storicamente pieno di traditori, su Whatsapp. Non contano il caso Snowden e l’NSA, i server in America e il fatto che Facebook è una società privata. Loro, lo ripetiamo, parlano di strategia politica su Whatsapp. Persino il Corriere della Sera che, notoriamente, non ama esporsi troppo, ha recentemente pubblicato un interessante articolo sullo spionaggio degli “alleati” nei confronti dell’Italia, citando un pezzo di giornalismo investigativo realizzato dal Washington Post e dalla ZDF, la seconda rete pubblica tedesca, riguardo la Crypto AG, compagnia svizzera che aveva iniziato a costruire “macchine cifranti” per gli USA già durante la Seconda Guerra Mondiale. Diventata poi leader nel mercato, era in realtà di proprietà della CIA, in società con i servizi segreti tedesco-occidentali, e numerosi Governi (Italia compresa) pagavano, sostanzialmente, per regalare i loro segreti a USA e Germania Ovest. Al termine della Guerra Fredda la CIA acquistò le quote tedesche. Nel 2018 la compagnia è stata smembrata, e al suo posto sono subentrate CyOne Security e Crypto International che, ovviamente, affermano di non avere nulla da spartire con l’intelligence americana. Ma, si sa, fidarsi è bene… peccato che la politica italiana abbia lo spessore di un filo d’erba.