Chi scrive è contento di essere nato e di vivere in un Paese noto per la sua imprevedibilità e genialità nonché per il suo innato senso del grottesco, e di verificare giorno per giorno l’autenticità di quello che, più che uno stereotipo, sembra la didascalia di un’immagine fotografica. Prendiamo il caso ultimo di Ivo Caizzi, (corrispondente da Bruxelles per il “Corriere Della Sera” ndr) che in una lettera inviata alla Redazione e Direzione del suo giornale ci mette a conoscenza di un caso poco riportato sulle testate nazionali decisamente degno di riflessione. Quella di Caizzi è una vera e propria messa in stato d’accusa” di Luciano Fontana, direttore del Corriere.

Chiedo al comitato di Redazione […] di verificare e valutare il comportamento del direttore Luciano Fontana nella copertura della trattativa tra Unione Europea e Italia sulla manovra di bilancio 2019”.

Il primo Novembre Fontana avrebbe aperto il giornale titolando in prima pagina su una procedura d’infrazione, mossa dall’Ue contro l’Italia, assolutamente inesistente.Il 4 Novembre il Corriere rivelava che i governi più influenti avevano incaricato di mediare un compromesso con l’Italia”, riportando il sei e sette Novembre la conferma di Centeno e Loger allo sviluppo di una trattativa positiva, Presidenti rispettivamente dell’Eurogruppo e di Ecofin. “Ma Fontana lo stesso 7 Novembre, faceva pubblicare […] un retroscena che iniziava con una incredibile smentita del pezzo della pagina precedente e degli altri due sul Corriere“ affermando che “non c’è stato nessun passo verso un compromesso fra l’Unione Europea e l’Italia, né alcun vero negoziato”. La lettera di Caizzi si chiude con una arringa nella quale chiede conto, tra le altre cose, delle conseguenze seppur marginali che tale comportamento può aver prodotto (vengono citati gli speculatori che in quei giorni scommettevano su una destabilizzazione dell’Italia) e con una divertente nota nella quale viene riportato un commento di Fontana sulla Trattativa datato trentuno Dicembre: “Con L’Europa si è trovato quel compromesso ragionevole che questo giornale ha sempre auspicato”.

Quali riflessioni trarre? Dunque, chi ha letto Giorgio Manganelli sa che la Letteratura mente, sempre ed in qualunque forma, operando un taglio ideologico sulla realtà deformandola e piegandola alle esigenze artistiche o comunicative dell’autore. Sa questo anche chi ha letto Dostoevskij che divinamente ispirato affermò il romanzo essere “una forma alta di propaganda”. Non è diverso per il giornalismo, nel quale l’articolista non diverge dal compositore musicale, o dal prestigiatore, se non dall’illusionista.  Come discernere dunque, i falsari? Di chi fidarsi? Bene, è lecito fidarsi di chi scrivendo offre una “lettura” dei fatti più che una scrittura, di chi dando una visione d’insieme spinge il lettore a chiedersi se corrisponda con la propria, o in cosa diverga. È lecito fidarsi di chi spinge il lettore a pensare, non a credere; men che meno all’obiettività dei fatti medesimi. È la lettura dei fatti il salto che rende uno scribacchino un intellettuale, un pensatore, figure di cui il Paese soffre la mancanza da decenni. Insomma, se perfino nelle Sacre Scritture la verità non è scritta così com’è, ma da essa il testo è “ispirato”, non la ritroveremo certo nel Corriere della Sera. Un altro punto di discernimento consiste nel chiedersi, marxianamente o meno, quali siano i rapporti di forza. All’interno dello scontro dialettico per il futuro politico dell’Unione Europea, come è schierato il Corriere? Quanta libertà può prendersi nella propria lettura dei fatti? (Si legge: quanto è lungo il guinzaglio?) Per essere chiari, la domanda da porsi è se questo che leggete è un articolo fazioso, ideologico e scorretto. Nel caso dell’articolo del Corriere, la risposta sembra più che chiara.