A leggere informazioni qua e là, a volte si ha l’impressione che la Storia sia governata da qualche burattinaio che ha centomila fili di nylon con cui fa ballare le sue creature e che si diverte a imbastire coincidenze sincronizzate. La festa del 1° maggio è una di quelle date in cui, anche se in annate diverse, è avvenuto di tutto e allora se siete dei leggeri fatalisti la cosa può essere interessante.

Il 1° maggio 1867, lo Stato dell’Illinois introduce una legge che sancisce, per la prima volta, il turno lavorativo regolamentato di 8 ore. Una conquista gigantesca, visto il contesto di quel periodo. Stesso giorno, ma vent’anni dopo, nel 1886, a Chicago i lavoratori delle fabbriche scioperano nonostante sia sabato e giorno di lavoro pesante. Il risultato? Scontri bestiali con la polizia: bombe lanciate contro le forze dell’ordine, spari sulla folla, una città in preda alla nevrastenia da tafferugli. Durante la Seconda Internazionale, avvenuta a Parigi in piena Belle Époque, si decide di ufficializzare, tra i lavoratori, il 1° maggio come data rappresentativa del movimento per chiedere ai governi di tutto il mondo la concessione trasversale delle 8 ore lavorative, come avvenuto in Illinois.

Tutto questo preambolo, per dire che?

Per dire che ci sono delle nobili radici nella Festa dei lavoratori, ma che quella mezza sagra che si terrà oggi a Roma non è altro che una comparsata, svuotata di ogni significato sociale. Ma sì, ci saranno Ambra e Lodo che se Dio vuole tireranno qualche frecciata contro l’establishment politico-industriale – ma ehi, occhio a non parlare dello scandalo di Viggiano, che c’è l’ENI come main sponsor dell’evento – , ci saranno i classici “Siete magici!” o altre porcate simili, tipo tentativi di intonare “Oh bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao!” con la folla che là sotto starà girando a tutta carta una bomba di white widow o starà pippando ketch per entrare in bolla e svarionare sulle canzoni dei Coma_Cose e di Achille Lauro.

Alla gente sotto il palco non gliene fregherà granché di centri dell’impiego, minimo salariale, garanzia giovani e altre amenità del sistema lavorativo italiano, e non perché siano tutte brutte persone disinformate, afflitte da asincronia relazionale: semplicemente, il Concertone non cambia un cazzo di niente nelle nostre vite. È una gita fuoriporta. È organizzare una corriera dalla provincia con partenza all’alba, per approdare nella Capitale alle 12, pranzo al sacco, birre, canne, bamba, superalcolici, postazione a grattare i sampietrini in attesa che inizi lo show.

Il Concertone non deflagra, non incita ad alcunché di resistenza. È una giacca da indossare per sentirsi protagonisti di un film che scorre solo nelle nostre teste e che recita: “Qui stiamo lottando per un mondo migliore!”. Eh no, è un prodotto mediatico, anche abbastanza scadente.

Che poi, guardando la line up del concerto, rotei gli occhi, sbuffi, e dici: ok, ma questi veramente dovrebbero proporre dei contenuti? Farsi avanguardisti non dico di azioni politiche, ma perlomeno… culturali? E invece gli unici da stimare sono zio Manuel Agnelli e Noel Gallagher per gli amanti del britpop, ma il resto è schifezza. Le sonorità saranno anche buone e potranno piacere e non c’è nulla di illegittimo in questo, ma per carità poi non veniteci a dire che Carl Brave e Ghemon possiamo considerarli i fari nella notte a cui votarci. La scena musicale italiana, quella mainstream perlomeno, è una busta di plastica che galleggia nell’acqua, inconsistente e flaccida. Stai nuotando e appena ti sfiora pensi: che schifo è?

In tutto questo la Rai ci sguazza, si tira a lucido per questa giornata, incurante del fatto che quelli che stanno là sotto magari ci sputano pure sopra, sulla loro programmazione. Francamente, il Concertone lo si potrebbe pure fare, ma non per il primo maggio. Fanculo i sindacati, il patronato e le loro tessere. Si faccia un evento di livello, con nomi importanti, nella cornice della primavera romana che è sempre un godimento. Non ‘sta roba.

Aggiungo inoltre che, in contemporanea a quello romano, il 1° maggio si terrà un concerto anche a Taranto. Taranto, forse la città simbolo di tutto quello che in Italia è sbagliato. Taranto, dove la situazione lavorativa è una mannaia conficcata tra le arcate sopraccigliari. I nomi che canteranno non vi piacciono? Ormai è troppo tardi e non sapete come arrivare a Taranto? Beh, ci sarà l’edizione dell’anno prossimo.

Ma almeno, se dovete fare i paraculi sulle vostre pagine social, ostentando un impegno politico presenziando al Concertone romano, impegnatevi davvero, andate a Taranto, che non si scherza in riva allo Ionio.