Puntuale come un freddo ragioniere, schietta come chi non ha paura di svelarsi, chiara come il cielo di Bruxelles. È arrivata finalmente la lettera della Commissione Europea, quella carta con la quale Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis chiedono definitivamente conto del mancato raggiungimento degli obiettivi economici del Governo italiano.

Secondo i commissari infatti, il nostro governo non avrebbe esaudito le aspettative di crescita dichiarate nell’ultimo DEF, violando perciò i due dogmi del deficit sul PIL – che secondo la Commissione anziché scendere al 2,1 per cento come dichiarato dal Governo, potrebbe invece raggiungere il 3,6 per cento – e del debito pubblico che nel 2018, in rapporto al PIL, è cresciuto dal 131,4 al 132,2 per cento.

Quarantotto ore, dunque. Soltanto quarantotto ore per rispondere. Poi solo Dio sa quello che la Commissione può fare al discolo governo giallo-verde. E quale matto vorrebbe mai essere nei panni del povero ministro Tria? Sembrerebbe, quindi, che il governo abbia ormai le spalle al muro. Si sa: non c’è peggior peccato del deficit di bilancio. Non c’è assoluzione che tenga per i blasfemi contro il Patto di Stabilità. È l’Europa che lo chiede.

Eppure, aleggia il sospetto che il tempismo della lettera non sia casuale e che, anzi, dietro al postino che l’ha recapitata vi sia l’ombra di una volontà politica. Si può facilmente intuire che i risultati di queste ultime elezioni per il Parlamento Europeo non siano stati poi così graditi dalle forze attualmente in carico. Anche perché, a dirla onestamente, se le preoccupazioni della Commissione fossero del tutto tecniche, allora ci sarebbe un altro grande Paese al quale chiedere conto dei notevoli peggioramenti economici dell’ultimo periodo: la Germania. E sì, perché è proprio a Berlino che si sta verificando qualcosa che nessuno avrebbe mai potuto immaginare: la bilancia commerciale è in costante calo e l’economia tedesca, per una serie di ragioni più o meno complesse e in parte anche esterne, sta letteralmente collassando.

In Germania, però, il partito della Merkel resta ancora il primo partito alle ultime europee mentre in Italia c’è una cifra che probabilmente preoccupa più di quella del debito pubblico ed è il 34% della Lega. È forse iniziato, allora, un braccio di ferro tra l’Unione Europea e le forze sovraniste? La Commissione sta per caso sperando di mostrare i denti, la sua potenza di fuoco ai “ribelli” italiani?

Perché a quel punto vada in fondo e ci presenti le sanzioni. Si assuma poi la responsabilità di questa scelta. Ché a cercare di sembrare forti trasformando l’Italia nel casus belli di una guerra aperta tra Europa e sovranisti si potrebbe anche scoprire che, in effetti, la parte debole ormai non è più lo Stato membro che richiede maggiore flessibilità ma un’istituzione in forte crisi le cui grosse vulnerabilità sono sempre più evidenti agli occhi dei suoi cittadini.

Quarantotto ore. Solo quarantotto ore e sapremo come andrà a finire.