L’annuncio della “riforma storica” del voto al Senato per i diciottenni è pura retorica stucchevole. Pare che la riforma costituzionale stia impegnando “da mesi” (questa sì che è una notizia) le forze politiche, e che sia stata infine approvata dalla Commissione Affari Costituzionali. La modifica potrebbe ”sanare un vulnus antico“, permettendo ai diciottenni di esprimersi anche per il Senato alle elezioni politiche. In offerta con questa splendida promozione, il Parlamento propone anche di abbassare l’età minima per poter essere eletti Senatori, che passerebbe dai quaranta ai venticinque anni. Un trattamento anti-age “di grande impatto anche sulle future scelte politiche”. Le fasce più giovani della popolazione potrebbero compiere “piccole rivoluzioni culturali” e “un’iniezione di freschezza” (possiamo immaginare anche dove) nelle dinamiche parlamentari. “Si tratta di una riforma epocale”, ha commentato Dario Parrini (Partito Democratico), primo firmatario della modifica, perchè consentirebbe di superare “l’anacronistica esistenza” di un ramo del Parlamento non eletto a suffragio universale, ma dotato dei medesimi poteri “dell’altro”.

Siamo in continuo progresso, l’umanità si sta evolvendo e i giovani ne rappresentano la punta di diamante. Ormai non ci si dà neppure pena di dimostrarlo, anche perché probabilmente non ci si riuscirebbe. Da questa premessa (che è del tutto estetica) segue, incontestabile, la bontà dell’azione politica dei nostri eroi. A pensare quanto tempo, lautamente pagato, venga sprecato per queste stupidaggini, c’è di che disperarsi. Sarebbe curioso fare un’intervista tra i suddetti giovani per scoprire in quanti siano consapevoli di poter votare solo per la camera (cosa che, a meno di incastri cronologici più precisi, capita tendenzialmente una sola volta nella vita, sempre che si vada a votare). Sarebbe curioso anche perché rivelerebbe esattamente il cuore del problema: in un’epoca in cui tutti gli indicatori mostrano analfabetismo di ritorno, analfabetismo funzionale ed ignoranza diffusa, in cui le statistiche sono chiare nel rappresentare il degrado complessivo delle condizioni socio-culturali necessarie ad un funzionamento efficace ed efficiente della democrazia, il nostro Parlamento ha iniziato un processo di approvazione di una legge che va in senso opposto alla realtà. Ovvero, che non ne tiene conto. La sinistra poi non si disturba a studiare, vedere se ci sono problemi, vedere se si possono risolvere ed, eventualmente, risolverli. Assolutamente no, troppa fatica. Senza alcuna analisi, senza affrontare minimamente i problemi di cui sopra e, anzi, nello stesso momento in cui la scuola viene svilita ancora di più a furia di riforme continue, inutili ed inefficaci (basta vedere l’output della stessa), e senza spiegare in alcun modo cosa si voglia conseguire, preferisce dire “siamo il partito dei progressisti (non del popolo infatti) e facciamo cose da progressisti”. A caso.

Inoltre, è disgustosamente evidente l’interesse di bottega per cui si suppone che i giovani voteranno a sinistra, come storicamente hanno sempre fatto. Non serve Solone per capire che lo spreco continuo di energie, tempo e risorse per fare cose che nulla hanno a che vedere con un’amministrazione che sia improntata a canoni minimi (dire cosa si vuole fare, cosa si vuole ottenere, come si misurano i risultati…) di efficienza porta semplicemente alla morte dell’apparato burocratico per manifesta disfunzionalità. Come mai, in questi anni di crisi economica e culturale della classe media in occidente a favore delle classi più alte, la sinistra non ha detto una parola in difesa dei lavoratori e contro quella parte più alta della società? Come mai gli esponenti di un’elite che si è ulteriormente arricchita, aumentando il divario sociale e continuando ad accumulare potere, hanno massivamente espresso opinioni allineate a tali partiti progressisti, quando non li hanno finanziati direttamente?” La verissima verità è che la sinistra farebbe, letteralmente, qualsiasi cosa, pur di non affrontare i seguenti problemi. Qualsiasi cosa, perché sono domande assolutamente retoriche.