Pablo Emilio Escobar Gaviria, criminale, narcotrafficante, viene eletto membro della Camera dei Rappresentanti Colombiana: è il 1983. Quarto paese per estensione dell’America del sud, la Colombia è nota per esportazione di carbone, petrolio, droga e, cosa sconcertante, di fiori. È dal ’32, a seguito della contesa col Perù per il cosiddetto “trapezio amazzonico”, che la Società delle Nazioni colleziona buchi nell’acqua nel vano tentativo di soffocare la perenne guerra civile che assedia il territorio. Difatti, nonostante il preciso intento dell’associazione di favorire il quieto vivere all’interno dei dipartimenti, in Colombia sono forze maggiori e opposte ad alimentare tensioni. A respingere l’azione diplomatica della SDN, diventata poi associazione delle Nazioni Unite, è un apparato politico fondato sul commercio, dai meccanismi non poi così insondabili.

È dal ’48 che l’America latina conosce il sanguinoso paradosso della continua lotta fra governo e organizzazioni paramilitari religiosamente legate al narcotraffico. Il business del traffico delle droghe esige ed ottiene dai tempi di Escobar il rispetto delle proprie regole, attuando sistemi di corruzione ed intimidazione. Il modello del “testa o croce” è, in questo sistema di simboli del tutto speciale, soppiantato dal paradigma “morte o corruzione”, e la sorte in questi primi accenni di settembre ha deciso per la prima delle due alternative. A fare le spese di questa sentenza fatale è stata una donna, Karina Sierra García, candidata a sindaco per il comune di Suarez, nel dipartimento di Cauca.

Poche settimane prima – informa il ministro della difesa Guillermo Botero – l’esercito colombiano aveva concluso un’azione militare con l’uccisione di qualche dozzina di dissidenti dell’organizzazione delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (Farc). Fondata nel ’64, questa organizzazione d’ispirazione comunista, nota anche col nome di “esercito del popolo”, si è resa responsabile del 12% delle uccisioni civili durante le sommosse, l’80% è invece a carico delle organizzazioni paramilitari di estrema destra e l’8% delle forze governative. La longevità e tenacia delle Farc, trova spiegazione in quella che fu la resistenza del ‘62 alla repressione forzata, attuata dall’esercito colombiano col bene placito degli Stati Uniti, contro le organizzazioni indipendenti sorte negli strati più poveri della popolazione contadina. L’obiettivo delle inizialmente embrionali organizzazioni divenne presto quello di soppiantare, attraverso la guerriglia armata, l’ordinamento statale colombiano con una democrazia popolare. Ad oggi, seppur non ancora rivendicata, la paternità del delitto politico perpetrato ai danni della militante liberale Garcia, andrebbe ricondotta, per il governatore di Cauca Oscar Campo, all’azione della banda criminale del distretto di Suarez “Los Pelusos”, assieme alle Farc locali.

Resistenza e narcotraffico si sono incontrati quindi nella provincia di Cauca e le iniziali intimidazioni alla campagna elettorale dell’aspirante sindaco (erano già apparsi manifesti oscurati o dati alle fiamme) si sono sfacciatamente concretizzate in una violenta sparatoria contro la macchina della candidata, sparatoria seguita da un incendio doloso. A morire fra le fiamme assieme a Karína Garcia, ci sono la madre e circa altre tre persone. Non è un caso che ad agire assieme alle Farc siano state bande criminali: la provincia di Cauca è tempestata di colture e laboratori per l’estrazione e lavorazione della cocaina.

L’omicidio di Karína è manifesto di un’illegalità che si nutre del traffico di droga per trovare i proventi necessari per alimentare la propria forza; forza rinvigorita dal collaudato ircocervo del nostro tempo di capitale e potere, ma anche forza che nasce da una profonda debolezza, quella di un sistema di produzione che favorisce il mercato nero perché per sua natura non è in grado di dare dignità alle differenze sociali da esso stesso imposte e alla complessità umana, che si vede qui costretta ad una continua staffetta all’inclusione, a qualsiasi costo. Ma finché l’esclusione sarà la pena degli ultimi, la barbarie si dispiegherà indisturbata davanti ai nostri occhi come espressione di una fetta di umanità, la più grande, quella che chiede un altro parametro di considerazione per la propria esistenza.