Gli ammiratori di Di Battista si ritrovano col cuore spezzato dall’alba di lunedì scorso. Il grillino ha deciso di non candidarsi alle prossime elezioni nazionali per restare vicino alla famiglia e per ricominciare i suoi viaggi: il suo percorso politico continuerà tra controinformazione (da lui così definita) e cultura. La notizia non è diventata la prima pagina delle diverse testate giornalistiche, forse pensando che non sarà un allontanamento troppo lungo, o troppo doloroso. Fuori dalla politica c’è altro.

Perfino Renzi, alla ricerca di popolarità, non ha potuto che commentare positivamente la scelta del neo papà. Insomma ovunque si vada si odono campane suonare a festa per il giovane leader che si dedica a viaggi e famiglia. Il guerriero- così viene salutato dai fan su Facebook- si allontana vittorioso. L’arte dell’abbandono prende quindi consensi in Italia. Ne “Il Cavaliere Oscuro” firmato Christopher Nolan, il Joker dice: “o muori da eroe o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo”. Così Di Battista fa la sua scelta (per ora). Una vita senza politica, non senza Movimento (perché il Movimento è per sempre), sia ben chiaro. Qualche maligno ha sottolineato che dovendo rispettare il limite di due mandati il pentastellato si conservi in realtà per altri momenti di gloria. Ma si sa che le malelingue dei giornalisti venduti sono state sempre attaccate dal fervente grillino.

Del resto ciò che il viso sorridente di Di Battista ha cercato di comunicare in questi anni è l’immagine di un uomo concreto, un uomo del popolo, lontano dai paroloni usati dai giornalisti per raggirare le persone. E’ lo stile M5S che una cosa, bisogna dirlo, l’ha capita: visto che gli elettori non scendono più nelle piazze, sono i cittadini-politici a dover andare verso le masse. Ecco allora le maratone per le città, con Di Battista da apri strada, l’arrivo sui blog, la “presenza nel Paese reale”. Tentano così battaglia contro quello scollamento tra istituzioni e cittadini che foraggia l’esercito sterminato dell’astensione e dell’apatia. L’arma del Movimento? La semplicità, nella comunicazione (sul palco, in piazza), nei mezzi di comunicazione (internet facile e veloce), e nei programmi politici. Il metodo di risoluzione grillino si applica comodamente a tutti i problemi del Paese: basta un click.

Sciarada di piccoli e significativi esempi. C’è la crisi? E noi mettiamo il sussidio di disoccupazione garantito. Le città sono troppo inquinate? Noi incentiviamo l’utilizzo di trasporti pubblici con la proibizione di costruzione di nuovi parcheggi nelle aree urbane. Le aziende non aiutano la società? Noi vogliamo disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es.distributori di acqua in bottiglia). Il popolo ha finito il pane? Dategli le baguette.

Dall’altra parte della staccionata c’è invece chi dopo sei anni di esilio, alla veneranda età di ottant’anni, sembra ben felice di tornare in politica. Del resto i suoi figli sono già grandi e anche i suoi nipoti sono a buon punto, si capisce bene che a casa si possa annoiare un po’ Silvio Berlusconi. Se uno va verso la vita senza politica avendo sempre seguito da vicino il sociale, l’altro, che la politica l’ha incontrata tardi, scopre che senza non ci sa più stare. Forse avendo appreso, nel frattempo, l’arte della furbizia che Machiavelli trovava necessaria per il regnare di un principe. E nessuno è più principe di lui nel suo partito. Quando qualcuno nel mondo dello spettacolo o dello sport non si ritira nonostante l’età, le opzioni sono solitamente due: o è un fuoriclasse o non si rassegna alla fine della gloria, col grosso rischio di lasciarsi cadere nel ridicolo.

Resta da chiedersi se le scelte dei due rispecchino la situazione politica tutt’ora in atto. Siamo di fronte a un Movimento che dopo una breve presenza nel governo periferico d’Italia sta già volgendo al termine? I sondaggi sembrano dirci tutto il contrario, eppure i temi più scottanti delle elezioni (immigrazione, politica estera, disoccupazione) o non vengono trattati o mancano di una visione d’insieme. E quali sono gli esempi che intendono seguire, quali i pensatori o le idee che sostengono il progetto? Senza una risposta a queste domande difficilmente si potrà vedere un futuro per il Movimento, e questo si è già visto su Torino e Roma. Dall’altra parte se Berlusconi saprà giocare bene le sue carte sulla politica estera e sulle pensioni, sarà un arzillo ottantenne più difficile da battere di alcuni giovani poco in forma.