Bene, ora lo sappiamo: in campagna elettorale, in teoria la punta massima del libero dibattito in una democrazia, la libertà d’espressione si può calpestare di gran carriera. Altaforte, la casa editrice del militante di Casapound Francesco Polacchi, è stata esclusa dal Salone del Libro di Torino per evitare danni di immagine dopo la minaccia di non presenziare da parte di Halina Birenbaum, testimone dell’Olocausto, ultimo e decisivo ritiro dopo quelli annunciati da Wu Ming, Carlo Ginzburg, Zerocalcare, Salvatore Settis e Tomaso Montanari. In realtà, sembra più pesante l’esposto giudiziario portato in Procura da Chiara Appendino (M5S), sindaco del capoluogo piemontese, e Sergio Chiamparino (Pd), presidente della Regione, che si sono lanciati con l’acquolina in bocca sul piatto d’argento offerto dalle dichiarazioni dell’editore («sono fascista, l’antifascismo è il male di questo Paese») per brandire la legge Scelba contro l’apologia di fascismo.

Il cerchio si è chiuso: l’intellettualume con sindrome da perenne Aventino ha avuto il suo trofeo, il pur bravo direttore della kermesse Nicola Lagioia si libera con una gran coda di paglia da una polemica che inizialmente, facendo dimettere il talebano Raimo, aveva saputo gestire – e che però male non deve aver fatto alla promozione. Pd e Movimento 5 Stelle nonché la sinistra “culturale” (sì, proprio…) possono dire di aver segnato un punto contro i “fascisti”, categoria che nella loro testa si estende fino al vero bersaglio, Matteo Salvini, protagonista del libro-intervista di un editore che si sta sfregando le mani per una inaspettata e gigantesca pubblicità gratuita che, senza la vigilanza antifascista, si sarebbe sognato. Tutti contenti, alla fine.

A uscirne con le ossa rotte, però, è il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione: articolo 21 di quella Costituzione tanto amata in genere da coloro che la usano come e quando gli conviene. Che fosse l’editrice di Casapound o del Partito Comunista o della Federazione Anarchica, un’azienda in regola che stampa libri non può essere sbattuta fuori da un evento perché qualcun altro fra gli ospiti si mette a boicottare, e neppure perché la magistratura decide di indagarne il titolare, dato che l’indagine non è già sentenza (la Scelba vieta di ricostituire il partito fascista, non di professarsi fascista, altrimenti il Movimento Sociale Italiano non sarebbe esistito per cinquant’anni). La scelta del Salone è dunque solo ed esclusivamente politica. Non sappiamo quanto legale, ma sicuramente non legittima né giusta. Perché figlia della paura: la paura del confronto e dello scontro di idee, sale della cultura.

È da deboli, culturalmente e democraticamente deboli, combattere le idee con la censura anziché con altre idee, posto l’unico e solo limite che non vengano fatte valere con la forza. Ed è da snob rifugiarsi nell’autocensura abbandonando il campo. Ma a questo si è ridotta la cultura mainstream in Italia: una continuazione della politica con altri mezzi, una baruffa fra opposte tifoserie, uno scagliarsi insulti e anatemi reciproci facendo a gara a chi è più libero di coltivare i propri pregiudizi. Uno spettacolo avvilente.

Per chi invece pratica la libertà di pensiero e d’azione, l’antifascismo come dato acquisito dovrebbe essere pacifico, nel senso che non si può non dare giudizio politico complessivamente negativo su un’esperienza storica nella sua essenza e fin dalle sue origini liberticida. Anzi, per chi abbia un concetto un po’ più alto e nobile della ipocrita “tolleranza” liberale, la libertà non è un diritto: è un dovere. Verso tutti, a unica eccezione di chi voglia violarla imponendo la propria con la violenza. È fascista non solo chi rivendica di esserlo (condannandosi così, per altro, alla sua nicchia marginale, altro che pericoloso “ritorno del fascismo”): è fascista soprattutto chi fa il fascista. Come gli antifascisti in servizio permanente che non capiscono quanto siano loro, i primi ad alimentare il fantasma contro cui fanno una guerra tutta immaginaria. E intanto i sovrapoteri liberal-liberisti che governano indisturbati se la stanno ridendo di gusto.