Tra le poche certezze rimaste in questi tempi, una fra tutte sembra la più solida: anche i migliori a volte sbagliano. E, ovviamente, anche i Cardinali possono commettere errori e ingenuità – sia lodata la buona fede – con conseguenze tutt’altro che evangeliche. Monsignor Krajewski, con il gesto di ricollegare abusivamente la corrente elettrica di uno stabile occupato, ha perciò diviso non solo il gregge dei fedeli, ma anche il popolo italiano in generale che, confuso, si pone sempre più domande su cosa sia davvero la Carità. Perché se è vero che rubare il pane per non morire di fame è legittimo – come i molti sostenitori del Cardinale argomentano in suo favore -, è altrettanto vero che quell’atto estremo non è affatto proporzionato alla situazione oggettiva dello stabile occupato.

Più volte gli assistenti sociali hanno offerto le sistemazioni messe a disposizione dal Comune di Roma a moltissimi degli occupanti che, tutte le volte, hanno risposto negativamente a quell’invito. Occupanti che, per altro, versano un contributo economico affinché possano restare in quei locali. Emerge inoltre, in queste ultime ore, che la stessa associazione che gestisce l’occupazione del palazzo abbia avuto modo in questi anni, tra organizzazione di eventi, ristoranti economici e cantine discretamente curate, di metter su un giro d’affari per circa 250mila euro l’anno, cifra più che sufficiente a sostenere le spese elettriche dell’edificio.

Chi contesta Krajewski, dunque, non contesta un generico, sacrosanto aiuto dato ai più deboli, né il concetto di disobbedienza civile; si contestano, piuttosto, l’incapacità oggettiva del Cardinale nel non aver individuato, questa volta, il vero povero cui rivolgere la carità e soprattutto nell’aver agito nell’illegalità in maniera grossolana, avallando, fra l’altro, le interpretazioni ideologiche di alcuni tifosi della politica e cascando nella trappola di ribattere in maniera provocatoria alle rimostranze di un Ministro della Repubblica.

Di povera gente in Italia, purtroppo, ce n’è sempre di più. Molti stranieri e molti italiani, tutti parimenti meritevoli di carità. Gente al margine, che non può permettersi di contribuire economicamente all’occupazione di un palazzo e che non può usufruire delle entrate, seppur minime, garantite da attività come quelle dello “Spin Time Labs”. Gente a cui manca tutto e per cui lo stesso Cardinale Krajewski ha fatto molto nei suoi anni alla Elemosineria apostolica.

La domanda che molti si pongono è quindi legittima e del tutto logica: era davvero questo il modo migliore che l’Elemosiniere del Papa aveva per espletare la sua funzione pubblica e sociale?

Pur ammettendo la totale buona fede dell’azione compiuta, si può certo affermare che l’errore principale del Cardinale sia stato sostanzialmente quello di non aver seguito con attenzione quell’insegnamento che Nostro Signore ci ha lasciato nel Vangelo di Matteo e che ammoniva: “Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. Questa volta, infatti, gli è mancata tanto la prudenza quanto la semplicità.