Tempi duri per i cosmopoliti, soprattutto per le nuove generazioni: la Brexit continua a comprimere fegati ancor prima della sua effettiva applicazione. Muri divisori nelle stesse città, confini mal visti, omicidi settari, questioni identitarie millenarie… niente di tutto questo conta, per l’europeista doc i veri problemi sono altri, uno tra tutti il programma Erasmus.​ Il parlamento inglese, nell’ambito delle trattative della Brexit, ha bocciato un emendamento dei liberal democratici che chiedeva di rimanere nel progetto Erasmus nonostante l’uscita dall’Unione. Tutto ciò è bastato per far infervorare i maggiori rappresentanti dell’europeismo progressista, come Laura Boldrini e il partito +Europa. Entrambi, in fretta e furia, hanno incolpato un generico “sovranismo” che, nel caso di +Europa, “uccide – addirittura – i sogni”.​ Peccato che la notizia diffusa dai suddetti sia stata effettivamente strumentalizzata, poiché non corrisponde alla realtà dei fatti. Di solito, e Laura Boldrini dovrebbe saperlo dopo la cantonata presa rispondendo all’appello fasullo di Roberto Saviano sulla Siria, la fretta è cattiva consigliera. Se poi si utilizza una notizia dubbia per attaccare la controparte politica, si rischia veramente la frittata. Ma considerando che parliamo di personaggi politici abituati a trattare il nulla, riuscendo ogni santa volta creare caos, non sull’argomento principale, ma sui temi minori, tutto ciò risulta come assoluta normalità.​ La bocciatura dell’emendamento non avrà alcuna conseguenza sui progetti già in atto e su tutti quelli che avranno luogo nel breve periodo. Infatti il Parlamento non ha votato in maniera esplicita l’uscita dal programma, semplicemente ha bocciato un emendamento sull’Erasmus del quale, nell’ambito delle difficoltose trattative della Brexit, è impossibile prevedere il futuro.​

La situazione, in tal merito, è ben diversa perché già diversi paesi extra UE partecipano all’Erasmus, e dall’art. 137 dell’accordo negoziato a ottobre emerge come Inghilterra e Unione Europea si siano impegnati a mantenere integri i programmi per tutto il 2020, anche quelli con termine nell’anno successivo (2021).​ È sgradevole constatare che si tenti in ogni maniera di liquidare la Brexit come un errore, frutto di un sentimento primordiale, selvaggio e di chiusura, come se senza l’Erasmus gli scambi in campo accademico fossero bloccati e impossibili. Cosa dovremmo dire della Turchia che partecipa al programma Erasmus? E della Svizzera? Eppure è noto che tali Paesi non facciano parte dell’Unione Europea. Bisognerebbe chiedere ai giovani cosmopoliti perché si siano tanto scomodati diffondendo una notizia falsa, accusando un nemico immaginario su basi totalmente inesistenti.​ “Il sovranismo al potere negherebbe ai giovani la possibilità di fare esperienze formative e allargare gli orizzonti. Rinchiudersi nei propri recinti non è la soluzione, ma il problema”.​ Questo il tweet di Laura Boldrini. È avvilente dover registrare la totale mancanza di veridicità di queste parole. Nei Paesi dove il “sovranismo” (con tutte le sfaccettature del caso) ha vinto, Ungheria su tutte, nessun programma Erasmus è stato cancellato e anzi, gli scambi con Budapest e dintorni sono forse tra i più graditi in assoluto.

La seconda frase, cavallo di battaglia di ogni progressista europeista, calza a pennello con la Brexit. Sono stati i confini dell’Irlanda del Nord il più grande problema di May e Johnson, la stessa Irlanda del Nord dove è facile trovare, soprattutto a Belfast, muri che separano le zone unioniste da quelle repubblicane. Dei veri e propri recinti, prodotti non del sovranismo né del progressismo bensì dell’ipocrisia di quelli che hanno voltato le spalle alle richieste disperate del popolo irlandese. ​I ferventi sostenitori dell’Unione Europea possono spiegarci il perché di questi muri? C’è una spiegazione riguardo la situazione di effettiva colonizzazione che il territorio (e il popolo) irlandese vive da decenni all’interno del suolo europeo? E che ruolo ha avuto l’UE durante la costante violazione dei diritti umani perpetrata ai danni dei prigionieri irlandesi nelle carceri inglesi, sempre su suolo europeo? La schiera di cosmopoliti si dimostra per l’ennesima volta totalmente distaccata dalle questioni fondamentali, poiché ad oggi, da parte loro, risultano zero prese di posizione riguardo la questione irlandese. E non avere una posizione in merito significa non avere le basi minime per affrontare l’argomento Brexit. ​L’UE serve solo a muoversi liberamente e a studiare tre mesi all’estero? È questa l’idea di Europa degli europeisti? Questi individui non sanno neanche il perché dei muri di Belfast, né delle ferite di Derry. Oltre le università e i palazzi del potere c’è un mondo in tensione, che si tiene faticosamente in vita tra identità calpestate e popoli oppressi, ma sembra che i paladini dell’umanità non abbiano tanta voglia di conoscerlo e che, nell’euforia di abbattere i muri immaginari, si siano dimenticati di quelli veri.