Le parole del ministro Tria, hanno portato a risultati già considerati di portata storica. Le indicazioni, pur non seguite alla lettera, sono state ben accolte e tramutate in nomine inaspettate, ma indubbiamente ben accette. Fabrizio Salini – Fox, Sky Italia e La 7 – è il nuovo amministratore delegato Rai, ma la nomina che più colpisce e fa ben sperare è quella per la carica di presidente. Monica Maggioni, attuale vicepresidente dell’Unione europea di radiodiffusione e presidente del gruppo italiano della Commissione Trilaterale, lascia il testimone ad un Giornalista – la maiuscola risulta necessaria – da troppo tempo messo nell’angolo e relegato all’ombra dell’informazione comoda. Marcello Foa, milanese classe 1963, laureato in scienze politiche all’Università degli Studi di Milano, prima ancora che un grande professionista del settore, può a buon titolo essere considerato un valente intellettuale. Discepolo del maestro di noi tutti Indro Montanelli, Foa iniziò il suo percorso – già forte della vittoria del premio giornalistico Lucini nel 1989 all’età di 25 anni – ne Il Giornale, divenendo prima vice-responsabile esteri e successivamente caporedattore della medesima sezione. La geopolitica, gli affari internazionali, l’evoluzione dei sistemi mediatici e le strategie geo-economiche sono da sempre state al centro della sua analisi: divenuto inviato speciale nel 2005 in paesi come Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, ha aggiunto a ciò numerosi reportage in Patria e nell’areale islamico a sud del Mediterraneo.

Nel 2011 lascia Il Giornale per divenire direttore generale del gruppo editoriale Timedia Holding SA di Melide e del quotidiano Corriere del Ticino. Non solo giornalista, ma anche accademico, essendo fondatore dell’Osservatorio europeo del giornalismo, presso la facoltà di scienze della comunicazione dell’Università della Svizzera Italiana. Con un curriculum ricchissimo e internazionale, Foa è ed è stato protagonista di una rete di collaborazioni che non può scontentare nessuno: BBC, CNBC, Arte, Rai Radio3, Radio24, La7, Rete4 e Rai1. Ad impreziosire una carriera già impressionante, si aggiunge l’attività di scrittore: il primo saggio del 2006 è Gli stregoni della notizia. Da Kennedy alla guerra in Iraq: come si fabbrica informazione al servizio dei governi, intervallato da due romanzi e seguito nel 2018 da Gli stregoni della notizia – Atto secondo. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi, presentato e analizzato, assieme ad Alberto Bagnai e Vladimiro Giacchè, durante la conferenza “L’industria delle fake news” del 21 aprile dello stesso anno, organizzata dal periodico in rete L’Intellettuale Dissidente e da Asimmetrie APS, di cui Foa è vicepresidente. Nello spirito di affiancare il mondo culturale e delle attività giornalistiche più trascurate, Foa è divenuto membro del comitato scientifico di Libropolis, festival dell’editoria e del giornalismo indipendente creato da L’Intellettuale Dissidente e promosso dal Comune di Pietrasanta, ove si svolge annualmente dal 2017.

Non se ne faccia una questione politica: la nomina di Marcello Foa alla direzione Rai è un pantagruelico passo in avanti verso una reale pluralità d’informazione, una ardita rivoluzione mirante all’apertura delle polverose e nepotiste stanze di viale Mazzini. Riprendendo le parole dello stesso neo presidente, l’impegno verterà sull’impostare e rinsaldare una linea meritocratica, affinché possa essere fornito a tutti e per tutti, un servizio pubblico alleato e promotore delle istanze della cittadinanza. Se ne fa una questione etica, non di partigianerie: fanno sorridere le puntuali frecciatine e le raffazzonate barricate contro una scelta scomoda e controcorrente; certuni si confondono come difensori della libera informazione, scordandosi di essere stati aguzzini e carcerieri di essa per ben troppo. Che i vari Marcucci, Anzaldi e Gentiloni – quest’ultimo protagonista di una squallidissima boutade – inizino a fare una opposizione seria, o quantomeno si apprestino a far silenzio prima di poter giudicare un lavoro ancora neppure incominciato. In queste ultime ore si accosta il nome di Foa a Berlusconi – in quanto dipendente del giornale di famiglia – e a Salvini – poiché considerato fedelissimo dell’attuale Ministro degli Interni – ma queste strumentalizzazioni, scivolano velocemente via. Foa ci ha già dimostrato – e ci si augura che continui a farlo – come non siano le posizioni politiche il faro di una direzione o di un lavoro da svolgere, bensì i modelli culturali e gli insegnamenti intellettuali ricevuti durante un percorso formativo, in questo caso di eccezionale rilievo. Con Foa alla presidenza, iniziamo ad intravedere indipendenza e obiettività ergersi sopra il tristemente noto pantano di propaganda distorta e bugiarda. Aria fresca s’appresta ad entrare nella Radiotelevisione nostrana ed era anche ora.