Un articolo di Focus.de rivela quanto riportato su documenti riservati e da poco resi pubblici. Il summit di Bruxelles del 21 marzo ha provocato l’ennesimo spaccamento all’interno dell’Unione Europea: da un lato abbiamo i paesi che sostengono l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico e richiedono drastiche riduzioni del CO2, dall’altro i paesi dell’ex cortina di ferro, impossibilitati a rispettare le tappe dell’Unione in quanto la loro economia è legata a doppio filo con l’utilizzo di energie non rinnovabili. La Germania – il paese che l’estate scorsa aveva caldeggiato la chiusura di alcune centrali nucleari belghe e che da anni dà manforte all’ecologismo anti-atomo –  ad oggi si schiera con i paesi della “cortina di smog”.

Un atteggiamento del genere non può che apparire contraddittorio. La Germania è a tutti gli effetti il paese economicamente più progredito dell’UE e il suo peso politico non è minimamente paragonabile a quello dei paesi legati dal patto Varsavia. Certo, la nazione tedesca è tutt’ora divisa tra est ed ovest – basti guardare i tassi di disoccupazione per rendersene conto –, ma le ricadute delle sue scelte politiche – a differenza di quelle dei paesi dell’Europa orientale – hanno da sempre varcato i confini nazionali, influenzando enormemente l’intera Unione. La Germania è il paese europeo che più di tutti assomiglia ad una super-potenza usurocratica: nonostante le dimensioni ridotte, grazie all’enorme potere economico e agli accordi stipulati in passato è riuscita ad esercitare un vero e proprio strozzinaggio nei confronti della Grecia, arricchendosi così a scapito dei più deboli. Altro che paese in via di sviluppo! La Merkel può dettare le regole in Europa e il suo altalenare sulla cortina pare determinato unicamente da interessi economici nazionali che poco o niente hanno a vedere col surriscaldamento globale.

Ma cosa ne pensano i tedeschi?

Sulla pagina di Focus.de è possibile partecipare ad un sondaggio in cui viene chiesto se la Germania debba ridurre l’energia fossile: solo il 40% votanti si è dimostrato favorevole a una riduzione drastica del carbone. Tuttavia in un altro sondaggio, questa volta riportato da Tageschau.deu, ben il 55% dei tedeschi si dimostra favorevole ai ragazzi che “saltano la scuola” per andare a manifestare ai “Fridays for Future” in favore dell’ambiente. Insomma, la Germania pare essere un paese diviso all’interno di un’Unione altrettanto divisa e pare anche che i sentimentalismi dolciastri prevalgano sulla coerenza: se si deve andare al parco a manifestare si diventa “ecologisti”, ma se sul tavolo ci sono tassi di interesse da riscuotere si passa subito al ben più rigido rigore teutonico.