Aveva tutta l’aria di essere una bella favola quella di Maria Elena Boschi: famiglia importante, maturità liceale e laurea in giurisprudenza conseguita a pieni voti, l’ingresso in uno studio legale importante e poi una carriera politica in forte ascesa. Già, la politica. Diventa una stretta collaboratrice di Matteo Renzi, “il rottamatore”, e sembra che la politica italiana possa vivere una nuova stagione, una ventata di freschezza e riformismo che si rileverà poco dopo solo uno scialbo rampantismo. Maria Elena brucia le tappe: nel 2013 viene eletta alla Camera, nel 2014 diventa Ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento, poi si vota per le elezioni europee e il PD raggiunge il 40%, il punto più alto sua carriera politica perché quel voto sembra dire che gli italiani sono entusiasti di Renzi e i renziani.

Nel 2015 arrivano i primi, grandi problemi con l’affaire Banca Etruria. Migliaia di risparmiatori sono stati truffati nel corso degli anni dall’istituto di cui lei è azionista, il fratello dipendente e il padre vicepresidente. Lei nega di conoscere la situazione, nega di essere in conflitto d’interessi forte anche della protezione di Renzi, del partito e di buona parte dei media. Nel frattempo l’istituto di credito viene salvato e lei pare resistere alla bufera anche perché c’è una nuova battaglia da combattere: il referendum costituzionale da vincere per far approvare la riforma che porta il suo nome. Per questo gira in lungo e in largo l’Italia, vola dagli italiani all’estero, va spesso in tv. La Boschi, Renzi, Franceschini e altri durante la campagna referendaria paiono giocarsi tutto, dichiarano di voler lasciare la politica in caso di vittoria del No, che puntuale giunge a distruggere i sogni di gloria del Giglio magico.

Renzi si dimette da Presidente del Consiglio (ma rimane segretario del PD) e Maria Elena? Torna a fare l’avvocato? certo che no, da rediviva qual è nel governo Gentiloni viene nominata Sottosegretario unico alla Presidenza del consiglio. Un incarico mica da niente. Una nuova occasione per lei che ha resistito a tante traversie. E a proposito di traversie viste le spiacevoli vicende legate a Banca Etruria pare evidente che una sua candidatura in Toscana alle prossime politiche non sia proprio una buona idea e così si inizia a pensare al Trentino, o magari alla Campania. Proprio in questi giorni però riemerge lo scandalo Banca Etruria; e si, perché il presidente della Consob di fronte alla Commissione banche ammette di aver di aver incontrato l’allora ministro e di aver parlato in effetti della fusione di Banca Etruria con la Banca popolare di Vicenza. Alle ovvie richieste di dimissioni con l’accusa di aver mentito la Boschi risponde che non ci pensa proprio ed è pronta a querelare a destra e a manca. Durante la puntata di “Otto e mezzo” di fronte ad un Travaglio che la incalzava sulla vicenda, la Boschi si è trovata in grosse difficoltà e messa all’angolo ha pensato bene di giocare la carta del vittimismo affermando che il giornalista la odia e che se non fosse stata una donna non l’avrebbe affrontata così. In assenza di argomenti di questi tempi la carta del maschio sessista pare funzionare bene ma MEB appare ormai un peso per un PD in pezzi. Sic transit gloria mundi.