Alle elezioni brasiliane dello scorso ottobre, i favoriti erano perlopiù due: il partito social-liberale di Jair Bolsonaro e il Partito dei lavoratori capitanato, in quell’occasione, da Fernando Haddad. Quest’ultimo aveva preso il posto di Luiz Inàcio Lula da Silva, leader carismatico del partito, già presidente del Brasile, ma arrestato a ridosso delle elezioni nell’ambito dell’operazione Lava Jato, simile alla nostra “Mani Pulite”. Le elezioni, come sappiamo, sono state poi vinte da Bolsonaro conservatore a cui piace definirsi il Trump brasiliano -, che ha puntato molto in campagna elettorale sullo scandalo che colpito Lula.

Pochi giorni fa, però, la webzine The Intercept ha diffuso del materiale che potrebbe influenzare non poco il futuro prossimo del Brasile. Secondo tale testata, il giudice Sergio Moro, che ha condannato Lula per corruzione e riciclaggio, avrebbe agito per un fine politico e non in maniera neutra. Tesi rinforzata dal fatto che Moro è poi diventato Ministro della Giustizia, una volta insediatosi il governo Bolsonaro. The Intercept, dunque, accusa Sergio Moro e i suoi pm di aver orientato illegalmente l’operazione Lava Jato, che ha portato all’arresto di Lula e ad una chiara ridefinizione dell’assetto politico del Brasile, privato di un esponente estremamente popolare.

Cosa succederà adesso? La questione, ovviamente, è complessa. Le prove di The Intercept devono ancora essere analizzate in sede legale e, neanche a dirlo, nella stessa occasione si deciderà indirettamente anche della credibilità di Bolsonaro e del suo mandato, già in discussione dopo gli impopolari tagli all’istruzione pubblica, tipici del peggiore dei politici neoliberali. Fin dalle prime apparizioni, il leader conservatore ha puntato molto sulla sua immagine, esprimendosi su posizioni appartenenti alla peggior destra bigotta, svalutando spesso e volentieri la donna, elogiando il presidente Trump – di cui egli stesso si sente la versione sudamericana – e spendendo parole di grande stima verso lo stato di Israele. Non a caso la sua vittoria era stata salutata con grande entusiasmo da Donald Trump, Viktor Orbàn, Benjamin Netanyahu e Matteo Salvini. In particolare, l’amore tra il nostro vicepremier e il discutibile capo del governo brasiliano si è rafforzato col passare dei mesi grazie all’asse Roma-Brasilia riguardo l’estradizione del terrorista Cesare Battisti. Estradare Battisti, che aveva trovato asilo e protezione grazie a Lula, è stata chiaramente una mossa strategica anche in ottica interna, grazie alla quale Bolsonaro è riuscito a porsi nei confronti dell’opinione pubblica come uomo di rottura rispetto alla politica corrotta del passato.

Tornando alla possibile scarcerazione di Lula, è bene sperare in una decisione in tempi rapidi da parte del Supremo Tribunale Federale al fine di riabilitare, nel caso in cui la posizione di The Intercept venisse confermata, uno dei principali esponenti del socialismo sudamericano. Infatti per quanto si tratti un personaggio controverso, prima dell’arresto Lula poteva contare su un consenso larghissimo, basato sulla sua immagine di “presidente operaio”, così cara alle fasce più deboli. Dopo le rivelazioni della testata online, vicina a Edward Snowden, è già tempo di manifestazioni di piazza per riabilitare l’ex presidente del Brasile. È infatti cambiata anche la linea degli avvocati di Lula e del Partito dei Lavoratori che, silente sino a questo momento riguardo un possibile doppio fine dietro l’arresto, si sta finalmente esprimendo su posizioni più dure parlando di “processo politico” e “strumentalizzazione politica” della vicenda Lava Jato.

Se l’innocenza di Lula venisse confermata, come si comporteranno i colleghi conservatori di Bolsonaro nel resto del mondo? Questo asse sovranista-conservatore, che giorno dopo giorno perde pezzi, può davvero fare da catalizzatore per un cambiamento reale? A giudicare dai primi provvedimenti di Bolsonaro e da questa ombra che potrebbe divorarselo, probabilmente no. Guardando come se la passano i suoi amici nel resto del mondo, non possiamo dire di meglio. Per ciò che riguarda Lula, è bene sperare nella giustizia, al fine di riconsegnare al Brasile uno scenario politico decente e realmente rappresentativo della volontà popolare.