Le politiche di contrasto all’immigrazione clandestina messe in atto dall’Italia hanno dato, specialmente negli ultimi mesi, i propri frutti. I dati forniti dal ministero dell’Interno, aggiornati al 5 novembre, evidenziano come la percentuale di sbarchi nei porti italiani segni un meno 85,55%, rispetto allo scorso anno e, addirittura, un meno 86,19% in confronto al 2016. Adesso, la nazione maggiormente interessata dall’arrivo dei migranti è divenuta la Spagna (12mila nel 2017, contro i 47mila di quest’anno).

Il calo degli approdi nel Belpaese, si iniziò a verificare grazie agli accordi, peraltro contestatissimi, tra l’ex ministro, Marco Minniti, e Fayez al Sarraj, che impegnavano attivamente Tripoli a combattere i trafficanti di esseri umani, mentre all’esercito italiano spettava il compito di sbarrare la rotta terrestre ubicata al confine fra Niger e Libia. Tale intesa, però, perse di efficacia con la fine del governo Gentiloni che fece ripartire a pieno regime le imbarcazioni dei trafficanti.

È con il varo del governo 5Stelle-Lega che è avvenuta la vera svolta. Sin dal suo insediamento il nuovo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha dimostrato di voler agire con risolutezza per arginare nel modo più efficacie possibile gli approdi nel Paese. Uno dei primi atti ufficiali del leader leghista è stato un viaggio in Libia per confermare e rafforzare l’impegno italiano col governo locale. Questo accordo, unito all’opposizione agli approdi delle Ong nei porti italiani, ha costretto gli scafisti a cambiare rotta e prediligere altre destinazioni come, appunto, la Penisola iberica, dove soltanto nel mese d’ottobre sono sbarcate circa 10mila persone. Difatti, è interessante notare come nel 2017, delle 113mila persone sbarcate nel sud Italia, ben 102mila provenivano dalla Libia; nel 2018, invece, su 22mila sono arrivati dallo stesso Paese africano in 12mila (ovvero -87,86% rispetto al 2017). Le percentuali mostrano palesemente l’efficacia delle mosse dell’esecutivo italiano che è riuscito a risolvere, quasi del tutto, un problema a cui sembrava impossibile trovare soluzione, facendo crollare i “ponti” di accesso a chi lucrava giocando con la pelle di esseri umani. Altro punto che merita attenzione, è il calo dei morti in mare rispetto all’anno passato nella rotta che dalla costa africana arriva a Malta e all’Italia. Secondo i dati dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) nel 2017 i morti sono stati 2681, contro i 1267 dei primi dieci mesi di quest’anno.

Le decisioni del nuovo governo, dunque, sembrano sortire l’effetto sperato, riducendo inconfutabilmente le cifre di una questione che stava divenendo endemica. Se le cose evolveranno ancora in meglio, il 2019 potrà segare un ancor più importante miglioramento, limitando, così, gli affari di gente senza scrupoli e, di conseguenza, anche i decessi.