Parlateci di Bibbiano, ma non così. Parolai e strilloni non servono a niente, i bambini strappati e le famiglie distrutte delle parole vuote non se ne fanno nulla. Il grido delle piazze reali e virtuali a parlare dello scandalo che ha sconvolto il sistema degli affidi della Val d’Enza lo scorso giugno non voleva arrivare a questo. 

Il silenzio assordante attorno alla vicenda, inizialmente interrotto solo da pochi organi di stampa, e il timido sussurrare del mainstream, che tendeva a trattare il caso come un mero fatto di cronaca locale, sono ormai ben lontani. È arrivata la politica e ha divorato tutto. I riflettori sono finalmente accesi, Bibbiano è sulla bocca di tutti, ma lo scandalo degli affidi illeciti è stato vergognosamente ridotto a squallido slogan, tutto piegato alla lotta tra fazioni partitiche. Un battibecco isterico, tra accuse di insabbiamento e strumentalizzazione. Così anche un tema di primaria importanza come quello degli affidi illeciti diventa chiacchiera, un motivo di contesa come un altro tra bisbetici duellanti nella corsa per le prossime elezioni regionali in Emilia Romagna. Persino i mass media si sono interessati alla vicenda, ora che una questione serissima come questa può essere trattata con toni da telenovela giornalistica, con tanti litiganti che si azzuffano a suon di slogan, magliette, tweet, fotografie e comizi. È il drammatico esito dell’asservimento dei media alla politica dei personalismi, alla spettacolarizzazione, alla propaganda.

E il giuoco delle parti portato in scena dai politicanti sul tema Bibbiano ha raggiunto risultati a dir poco raccapriccianti: foto di sedie vuote in sede di Commissione d’inchiesta regionale sugli affidi dell’Emilia Romagna – scattate con l’intento di screditare una certa parte politica – poi rivelatesi fuorvianti; una bambina sul palco di Pontida; lo scandalo e il disgusto che una simile strumentalizzazione ha suscitato nei falsi moralisti degli schieramenti avversi – forse dimentichi che, anche loro, sono soliti usare i bimbi per spregevoli ragioni propagandistiche.

Eppure, tra i protagonisti di questa scadente telenovela non c’è alcuna differenza sostanziale: si parla tanto, si agisce poco. Un cocktail letale di parole vuote e retorica fine a se stessa, capace di anestetizzare ogni tentativo di dibattito serio: la logica degli opposti schieramenti sembra prevalere sulla necessità di dare risposte pragmatiche alle famiglie distrutte da quei pezzi deviati dello Stato. Di interventi concreti non c’è ombra. C’è stata qualche proposta di redigere un registro dei bimbi dati in affido in Italia o di aiutare le famiglie in difficoltà senza che vengano loro strappati i minori per ragioni economiche, ma sono solo dichiarazioni e proclami al momento. L’unico provvedimento effettivo è stato l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori a livello regionale; introduzione certamente utile, tuttavia non sufficiente se si considera che il problema degli affidi illeciti non attanaglia solo Bibbiano e la Val d’Enza, ma è ben radicato su tutto il territorio nazionale. 

Ed è proprio a livello nazionale che la politica dovrebbe intervenire, lasciando da parte gli inutili odi partitici che non fanno altro che generare caos e rimandare le necessarie risposte al problema. Perché chi vuole che di Bibbiano si parli, vuole soluzioni, non parole. Si pretende l’instaurarsi di un dibattito politico e mediatico serio, che abbia come unico obiettivo quello di andare a sanare tutte quelle storture sistemiche che consentono il proliferare, in tutta Italia, di inferni come quello di Bibbiano e della Val d’Enza; ma per far sì che ciò accada, andrebbero abbattute le maschere della spettacolarizzazione e della propaganda politica. Non si deve perdere tempo a discutere se per i bimbi vittime del sistema degli affidi illeciti sia meglio l’ombra o i riflettori del palcoscenico mediatico, perché è un dibattito inutile, sterile, un mero artificio retorico della propaganda politica.

Che si parli di Bibbiano, quindi, ma non così. Che se ne parli con criterio, per trovare soluzioni concrete, che possano essere messe in atto al più presto. Le famiglie meritano risposte, meritano giustizia.