Oggi lo scontro partitico è sempre più relegato alle logiche della propaganda: il programma politico si svuota di contenuti e progettualità, appiattendosi sul vuoto ma roboante slogan elettorale. Tutto è apparenza, pubblicità. I partiti raccontano e si raccontano storie tanto grandi da arrivare ad autoconvincersi della loro effettiva veridicità, finché gli elettori non li ridestano bruscamente dal loro mondo onirico, riportandoli alla cruda realtà.

È quel che è successo a Riace, la ridente cittadina calabrese, simbolo dell’impegno civile dell’eroico ed integerrimo ex-sindaco Mimmo Lucano, fiore all’occhiello per l’intero centrosinistra, caduta e miseramente espugnata dalla coalizione del centrodestra. Qui Jole Santelli ha infatti ottenuto 442 voti, pari alla percentuale del 53%, con la Lega al 22%. Pippo Callipo si è fermato invece al 21,34%, con 178 voti. Una netta inversione di rotta rispetto alle regionali del 2014, nelle quali la coalizione del centrosinistra ha ottenuto il 66,25% delle preferenze, mentre quella del centrodestra si è fermata al 27,24%. Un cambio di direzione che si era già verificato in occasione delle comunali, che hanno visto affermarsi l’attuale sindaco Antonio Trifoli, indipendente, sostenuto anche dalla Lega. A niente è servita l’ultima eroica resistenza di Mimmo Lucano che, in occasione del convegno preelettorale di Matteo Salvini a Riace, prendeva parte a una manifestazione contro il leader leghista, nel vano e disperato tentativo di sottolineare la presunta importanza dell’esperienza del paese in materia di accoglienza ed integrazione dei migranti, crogiolandosi imperterrito nello slogan che l’ha portato alla disfatta. Così i cittadini alle urne hanno nuovamente bocciato il tanto decantato modello Riace, tutt’altro che paradisiaco, dando prova che, sul tema dell’immigrazione, sono gli slogan leghisti a suscitare maggiore consenso, complice il totale fallimento dell’utopico modello portato avanti dal centrosinistra.

Stando sempre ai dati delle regionali in Calabria e in Emilia-Romagna, un altro slogan su cui Salvini e il centrodestra hanno basato gran parte della campagna elettorale non sembra, a primo impatto, aver dato i risultati sperati. Con l’avvicinarsi delle elezioni regionali, Bibbiano, Angeli e Demoni e lo scandalo degli affidi illeciti della Val d’Enza, hanno acquisito sempre maggiore rilievo mediatico e – apparente – centralità nel dibattito politico. Ma proprio Bibbiano, così come tutti i comuni della Val d’Enza – ad eccezione di Canossa – ha preferito Stefano Bonaccini (56,70%) a Lucia Borgonzoni (37,43%). Il Pd ha ottenuto oltre il 40% delle preferenze, mentre la Lega sfiora il 30%Nel territorio stuprato dal sistema degli affidi illeciti reggono ancora i consensi attorno al centrosinistra, che ha sempre tessuto le lodi del sistema Val d’Enza. Tuttavia non può essere ignorata, in un comune storicamente di centrosinistra, la crescita, sia dell’affluenza al voto – che passa dal 32,85% al 68,38% -, sia dei consensi raccolti da Lega e Fratelli d’Italia rispetto alle precedenti elezioni regionali. Nel 2014 Bonaccini aveva infatti il 57% delle preferenze, con il Pd ben oltre il 50%, mentre la coalizione di centrodestra arrivava appena al 22,43%. Bonaccini e il Pd a Bibbiano resistono, sì, ma lo scandalo di Angeli e Demoni, sfruttato elettoralmente dal centrodestra – e, sempre più timidamente, dal Movimento 5 Stelle – ha contribuito a una reazione di chi, in qualche modo, si è trovato coinvolto in modo più o meno grave nell’ingranaggio del sistema affidi. Le famiglie vessate da questi drammi hanno spostato il loro voto in opposizione alla coalizione di centrosinistra – sempre troppo impegnata nella difesa di Carletti e mai in quella dei nuclei familiari distrutti –, spinti da una speranza di cambiamento, tutt’altro che scontato. Lega, Fratelli d’Italia e, in misura minore, Movimento Cinque Stelle, Forza Italia e partiti minori: un voto di reazione, più che di fiducia. Perché molti sono consapevoli che già dal 27 gennaio Bibbiano non è più slogan e, tolte le passerelle, l’attenzione sul caso – e, più in generale, sul sistema affidi – potrà tranquillamente tornare a scemare.