14 gennaio 2020: si concludono le indagini dell’inchiesta “Angeli e Demoni”, con la quale, lo scorso 27 giugno, il pm Valentina Salvi aveva scoperchiato l’inquietante sistema degli affidi illeciti nei comuni della Val d’Enza. Se già le carte e le intercettazioni ambientali precedentemente raccolte andavano a dipingere il tetro quadro degli allontanamenti e affidi illeciti dei minori, in questi ultimi mesi ulteriori prove sono andate a tingere l’inchiesta di contorni ancor più cupi, confermando le ipotesi accusatorie già riconosciute in fase cautelare ed integrando il quadro probatorio. Peggiora la situazione per Federica Anghinolfi e Francesco Monopoli che, stando alle diverse testimonianze raccolte, avrebbero terrorizzato i loro collaboratori con le loro convinzioni sulla presenza di una rete pedofila e satanista operante nel territorio della Val d’Enza, dalla quale occorreva salvare i bambini: così li avrebbero spinti a redigere relazioni false per favorire l’allontanamento dei minori dalle loro famiglie.

Sempre Federica Anghinolfi e Francesco Monopoli avrebbero poi fatto in modo di impedire, senza alcuna motivazione valida, gli incontri protetti tra una delle minori coinvolte nell’inchiesta e i genitori naturali, ostruendo persino qualsiasi scambio di corrispondenza e regali. Si tratta della stessa bimba affidata alla coppia di donne omosessuali Daniela Bedogni e Fadia Bassmaji, infelice protagonista dell’intercettazione ambientale trasmessa in diversi programmi televisivi la scorsa estate: quella in cui la minore veniva fatta scendere dalla macchina sotto la pioggia battente, tra le urla di un’iraconda Bassmaji. Ad aggravare il quadro descritto nelle pagine dell’ordinanza del 27 giugno, vi sono nuovi particolari che le due donne avrebbero omesso di riferire al perito: un disegno della bambina raffigurante le due affidatarie con la scrittaVai via perché se ci sei tu non possiamo fare l’amore”; la scritta sul disgusto provato dalla bimba nel ricevere la buonanotte da una delle due indagate nuda o nell’assistere a un’effusione tra le due donne. Peggiora anche la posizione di Claudio Foti – che risponde di frode processuale – incastrato da quello stesso video che, secondo la difesa, sarebbe stato utile a provare l’innocenza dello psicoterapeuta, e che si è rivelato invece una prova a sostegno delle ipotesi accusatorie. E così, ad oggi, sono ventisei le persone implicate nell’inchiesta e salgono da 102 a 108 i capi di imputazione contestati a vario titolo agli indagati: peculato d’uso, abuso d’ufficio, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsa perizia anche attraverso l’altrui inganno, frode processuale, depistaggio, rivelazioni di segreto in procedimento penale, falso ideologico in atto pubblico, maltrattamenti in famiglia, violenza privata, lesioni dolose gravissime, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubblicheUn quadro sempre più inquietante e definito, che riconquista la scena mediatica a meno di due settimane dal voto in Emilia-Romagna. Ed è per questo che pur essendo ancora nella lista degli indagati per abuso di ufficio e falso, Andrea Carletti viene rappresentato da fuorvianti titoloni di giornale quasi come un martire, sfruttando ad arte la decisione della Cassazione di annullare l’obbligo di dimora per il sindaco. 

Postano in coro, sulla scia di Nicola Zingaretti, Matteo RenziLorenzo Tosa: chi ha infangato lo spettabilissimo nome di Carletti deve chiedere scusa! Il provvedimento della Cassazione viene venduto da questi parolai come Acqua Santa, come sinonimo della comprovata innocenza ed estraneità ai fatti per Carletti – e per il Pd. Un modo vile di sciacquarsi la coscienza e puntare il dito contro l’avversario politico. È tornato così, sempre uguale a se stesso, il disgustoso scontro partitico sui fatti di Bibbiano tra chi, da un lato, tenta di sminuire l’accaduto per non insudiciarsi agli occhi dell’elettorato, e chi, al contrario, prova a ridurre l’intera vicenda alla responsabilità politica del Partito Democratico. Ma Bibbiano non è un banale raffreddore, né uno slogan elettorale: a renderlo tale è solo l’atteggiamento di una classe politica totalmente disinteressata al problema reale, perché troppo presa dalla corsa alle regionali in Emilia-Romagna o dal preservare la già fragile stabilità del Governo. Bibbiano è un’inquietante finestra sul mondo degli affidi illeciti, che s’innesta su storture sistemiche e prolifera per mancanza di controlli adeguati; non solo a Bibbiano, ma su tutto il territorio nazionale; non dal 2019, ma da decenni, come testimoniano i casi del Forteto e di Veleno, solo per citare i più eclatanti. Un labirinto in cui le famiglie cadono e restano invischiate per i più svariati e banali motivi – dall’instabilità economica a una separazione conflittuale. Un sistema deviato che coinvolge servizi sociali, psicologi, tribunale dei minori, cooperative, politici… Angeli e Demoni ha messo in luce uno spaccato inquietante di un problema ben più ampio e complesso, che quest’inchiesta o un cambio di guida al governo della regione, da soli, non potranno risolvere. Occorre invece una forte e convinta volontà politica, sia a livello locale che nazionale, che abbia il coraggio di ristrutturare il sistema degli affidi, andando a sanare tutte quelle falle che oggi consentono lo sviluppo dell’orrendo business illecito. Urgentemente. Mettendo al primo posto gli interessi dei minori e delle famiglie, svincolandosi dalle logiche della propaganda. Solo così lo Stato potrà recuperare la fiducia di tutte quelle persone che si sono sentite abbandonate, ingannate, pugnalate alle spalle dalle stesse istituzioni da cui si aspettavano aiuto, e che le hanno, invece. lasciate sprofondare nell’inferno.