Della pervicacia di Margrethe Vestager sul tema della concorrenza e dei danni causati – dalla stessa – al sistema bancario italiano, avevamo già scritto sabato: eppure quel potpourri di contraddizioni e asimmetrie meglio noto come Unione Europea non smette mai di stupirci.

Lo scorso 21 gennaio, Frank Schäffler, parlamentare tedesco dell’FDP, scrive di proprio pugno una singolare missiva, ricca di interrogativi riguardanti lo stato di salute delle banche italiane. Una serie di domande incalzanti si rincorrono in tre pagine di file Word e scivolano tra le mani del Presidente del Bundestag, il nostro amato, amatissimo Wolfgang Schäuble, il quale provvede subito a girare la lettera nelle mani del Presidente del Consiglio di sorveglianza della BCE, Andrea Enria: un falco moderato” a dir di molti. Uno ligio al dovere insomma.

Cosa c’era scritto nella letterina scritta tutta d’un fiato da quell’adorabile liberale di Frank Schäffler? La risposta ce l’ha data lo scorso martedì Milano Finanza: quella dei tedeschi è una raffica di domande tese a mettere in difficoltà il Governo italiano. I quesiti posti spaziano dalla ragione per cui la BCE avrebbe posto in amministrazione straordinaria Carige, alla rassicurazione circa l’ammontare totale di crediti in sofferenza presenti presso i dieci maggiori istituti di credito italiani, fino alla richiesta di informazioni sull’andamento degli stress test per MPS e Carige. La parte più interessante del documento è però un’altra: Schäffler non solo domanda a Enria se vi sia il rischio che il dissesto di Carige possa arrecare danni ad altri istituti italiani –  se non addirittura dell’eurozona – ma arriva a chiedersi se l’assistenza prestata dal Governo italiano a Carige –  sottoforma di garanzia sui bond emessi dall’istituto –  sia opportuna e soprattutto in linea con i dettami della direttiva Brrd. Ricordiamo che tale assistenza aveva ricevuto il via libera della Commissione lo scorso 18 gennaio, ma i tedeschi – si sa – hanno la memoria corta.

Più che il contenuto della risposta di Enria – istituzionale e di maniera , ci interessano le singolari tempistiche. Dopo quattro anni di contenzioso, l’Italia si è vista dare ragione dalla Corte di Giustizia europea sul caso Tercas: contrariamente a quanto affermato in passato dalla Commissione, l’intervento del FITD nel 2014 in favore della cassa di Teramo non costituiva aiuto di stato.

E se nello stivale qualcuno sorride –  eccetto i trecentomila risparmiatori truffati in attesa di risarcimento –, all’estero altri dovrebbero piangere. Eppure il salvataggio con soldi pubblici della Norddeutsche Landesbank e la fusione tra Commerzbank e Deutsche Bank sembrerebbero non impensierire più di tanto Frank Schäffler, troppo impegnato a mettere il naso negli affari di casa nostra.Il parlamentare tedesco, così abile nel vomitare ettolitri di bile quando prova a mettere in guardia Enria circa l’applicazione della Brrd in Italia, dimentica inoltre che le sparkassen di marca tedesca sono – eccetto una – esenti dal controllo della vigilanza europea e che sono state salvate a più riprese da interventi dello Stato tedesco. Perché in Germania 12 dei maggiori 20 istituti bancari sono di proprietà dello Stato, mentre in Italia dobbiamo continuare ad assistere all’inesorabile vendita delle nostre casse a fondi esteri pur di vestire i panni, per usare le parole di Roberto Nicastro, delle “cavie in Europa per il bail-in”?

È assai probabile che le recenti dichiarazioni di Enria abbiano suscitato scene di giubilo dalle parti di Berlino: “la sentenza Tercas apre nuove strade per la gestione delle crisi”. Per l’ennesima volta si cambiano le regole a partita in corso, proprio quando per Berlino le cose si mettono male. Gli ultimi dati sugli ordini manufatturieri tedeschi sono impietosi. La locomotiva tedesca corre verso il baratro e mentre a Berlino ringraziano, l’Italia continua a prendere schiaffi dalla UE: martedì scorso l’Europarlamento ha respinto la richiesta di Marco Zanni, eurodeputato in quota lega, di calendarizzare un dibattito inerente le responsabilità della Commissione UE alla concorrenza per il disastro Tercas.

Il Paese è sotto attacco e il capitale estero bussa famelico alle nostre porte: basti osservare quali fondi di private equity abbiano acquistato masse di NPL – svalutati anche grazie alla Vestager e acquistati a un prezzo di saldo fissato dalla domanda di pochi, pochissimi grandi investitori – negli ultimi anni. Basti sapere che Quirinale e Banca d’Italia starebbero osteggiando la nomina di un furente Gianluigi Paragone – vedi La Stampa del 20 marzo scorso – a capo della commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche. Cacciare i barbari da Roma è un’impellenza cui non possiamo sottrarci. Se fino a oggi è toccato a docili domestici accoglierli sull’uscio – la candidatura tra le fila di En Marche dell’ex sottosegretario Gozi non può lasciarci indifferenti – ora l’esecutivo giallo-verde deve mettere in sicurezza il comparto bancario.

Il popolo italiano è stufo delle ingerenze tedesche. Il Governo Conte è avvisato.