Tratte aeree e rete autostradale. Due assi fondamentali sui quali poggia in buona parte la spina dorsale delle infrastrutture del Paese. Poche ore fa quella parte del sistema che, in Italia, è rimasta in mano pubblica – leggasi: Ferrovie dello Stato – chiamata a valutare le offerte per la cordata che dovrebbe salvare Alitalia, ha scelto il plico presentato da Atlantia, la holding dei Benetton. L’ha fatto con «autonomia di scelta», come ha subito precisato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. E, aggiungiamo noi, l’ha fatto tappandosi le orecchie di fronte all’ennesima uscita imbarazzante del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio che su Benetton, Autostrade, Alitalia e ponte Morandi in questi mesi ha parlato spesso, e forse troppe volte, a sproposito.

«Atlantia è decotta, non può essere coinvolta» nel dossier Alitalia, commentava Di Maio in Rai, in una puntata di Porta a Porta degli ultimi giorni di giugno. “Decotta” perché, sempre secondo quanto profetizzava il vicepremier, nel momento (futuro, incerto, ancora indefinito) in cui il governo le avrebbe tolto le concessioni sulle autostrade – ancora vagheggiando di giustizia per i morti della tragedia di Genova – la società avrebbe perso valore in Borsa. Dichiarazioni che, da quanto è emerso nelle ultime ore, a Di Maio sono costate l’apertura di un’indagine da parte della Commissione di vigilanza della Consob. Sarà valutato l’impatto delle parole del ministro sul regolare svolgimento del mercato.

Ma torniamo alle ultime su Alitalia. Se l’assetto della cordata di salvataggio restasse quello che vede Ferrovie dello Stato, con la parte azionaria maggiore, affiancata al Mef, a Delta Airlines e quindi ai Benetton di Atlantia, saremmo di fronte a un’operazione di mercato in cui il governo italiano – pur impossibilitato a muoversi in piena autonomia, vedi alla voce “divieto di aiuti di Stato” – si mostra pronto a un cospicuo intervento in un settore economico chiave per la nazione.

«Possiamo dire di aver posto le basi per il rilancio di Alitalia», con tanto di punto esclamativo a fine frase. È il 15 luglio e il post è di Luigi Di Maio, sempre lui, che esulta per «un grande risultato raggiunto dopo settimane di lavoro intenso». Se il risultato sarà davvero grande, lo vedremo dalle carte del piano industriale definitivo, per cui pare saranno necessari altri mesi di lavoro. E ancora, sempre il vicepremier, che sembra volersi salvare con una giravolta dagli inciampi su Alitalia-Atlantia: «Lo Stato continuerà ad avere la maggioranza assoluta e quindi anche il controllo della newco». Anche su questo punto, che è di primaria importanza, aspettiamo il ministro alla prova dei fatti.