Qualche settimana fa, la Quacquarelli Symonds, nota azienda d’educazione e studi per l’estero, ha posto l’Università di Roma La Sapienza all’apice degli atenei nel campo delle scienze archeologiche. Una università senza dubbio con tanti problemi, ma che ha saputo farsi largo fra i grandi atenei esteri grazie all’impegno di numerosi studenti, ricercatori e professori, apprezzati a livello mondiale per la grande mole di scavi seguiti in tutto il mondo e per l’ottimo livello di formazione dato e ricevuto. L’Italia, nonostante le depauperazioni e i costanti svilimenti, soprattutto in ambito accademico, riesce senza troppe sorprese a rimarcare un suo più che meritato alto podio nello scenario globale, in un ambito assolutamente non scontato e di apicale importanza. L’archeologia e la storia sono, culturalmente parlando, la spina dorsale che, per quanto sconocchiata, riesce ancora a mantenere saldo e vivo uno scheletro sempre più debilitato come quello nostrano.

Nomi di grandi docenti come Papini, Carafa, D’Alessio, Panella, Barbanera, Tortorella, Borgia e Palombi, giusto per citarne alcuni, fanno impallidire atenei come Cambridge, Oxford e Harvard, ma tutto ciò non poteva essere ottenuto appunto, senza il grande contributo di insigni professionisti formatisi anche in università straniere. Nell’euforia ed ebrezza di questa grande vittoria per la prima università di Roma e per l’Italia tutta, non poteva fatalmente mancare un amaro e drammatico tributo. Sabato 3 marzo, poco dopo la sua partecipazione ad un programma Rai, in cui si è parlato del successo internazionale appena ottenuto, ci ha lasciati a causa di un malore il Prof. Enzo Lippolis, uno dei più grandi professionisti contemporanei nel campo e fiore all’occhiello della professionalità italiana nello scacchiere archeologico globale.

Sotto la sua appassionata e attenta direzione, il dipartimento di scienze archeologiche è riuscito a portare a casa il pregevole risultato, conferendo così ulteriore dignità e autorevolezza a tutto il corpo operante. Laureato presso l’Università di Perugia, fu direttore del Museo Nazionale Archeologico di Taranto, sua città natale, dal 1989 al 1995, passò successivamente alla direzione del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto, rivestendone la carica dal 1995 al 2000. Fu Archeologo del Ministero per i Beni Culturali, nonché direttore di numerosi scavi sia in Italia – Puglia, Umbria ed Emilia-Romagna – che all’estero, principalmente a Creta, fra le suggestive vestigia di Gortyna. Il Prof. Lippolis ci lascia con una preziosa eredità di più di duecento pubblicazioni e altrettante collaborazioni con riviste specializzate nel settore.

Noi che rimaniamo, fra discepoli e colleghi, non possiamo che rattristarci per la grave perdita, ma al contempo ci si può consolare nella sicurezza di aver appreso da uno dei migliori. Nella vittoria e nello strabordante successo della Sapienza, per la felicità di un’intera patria, custode spesso poco attenta di preziosità e capacità che fanno gola a paesi ben più potenti quanto poco dotti e ricchi, ci stringiamo fieri e mesti attorno alla memoria di Enzo Lippolis e del suo inestimabile lascito. Apprestandoci al finale saluto, torniamo consapevoli dell’eccelso esempio che ci è stato mostrato, dunque bruciamo dell’incenso e leggiamo le preghiere agli Dei immortali, affinché il venerabile δαίμων possa ascendere alle immensità cosmiche in una più che meritata ἀποθέωσις. Vale optime in pace Deorum.