Secondo un articolo pubblicato dal NYT l’Arabia saudita sta vivendo una “primavera araba dall’alto”. Le ragioni che spingono Thomas L. Friedman a un’affermazione tanto roboante quanto azzardata risiedono in alcune linee di azione portate avanti da Muhammad bin Salman, principe ereditario al regno saudita ma già saldamente al potere grazie all’Alzheimer del padre. Tuttavia, come spesso accade quando gli interessi in ballo sono tanti, la narrazione è totalmente sconnessa dalla realtà. A partire dalla principale battaglia che il nostro illuminatissimo e giovanissimo emiro (per gli amici “MBS”) sta conducendo contro “la corruzione”.

La sua personalissima campagna sembra infatti finalizzata più ad assicurarsi un’agevole salita al trono (e una duratura permanenza) piuttosto che a una nobilissima causa di integrità morale. Nell’ondata di arresti condotta a inizio novembre sono stati arrestati numerosi rivali politici di MBS, tra cui anche alcuni membri della famiglia reale. Imprigionati in un prestigioso albergo della capitale, trasformato in carcere di lusso per l’occasione, ai rivali del nostro MBS è stata offerta una generosissima scelta: o confessare la corruzione e cedere i propri beni allo Stato (e cioè alla monarchia, e cioè a lui stesso), oppure andare incontro a un processo. E non c’è assolutamente motivo di sospettare che l’illuminatissimo regno wahhabita non garantisca i più eccelsi standard di diritto alla difesa e imparzialità del giudice (rimovibile in ogni istante dal monarca).

Sempre secondo il NYT, gli altri indicatori di questa ineludibile “primavera araba dall’alto” vanno ricercati nella lotta di MBS all’estremismo islamico e nella sua volontà di riportare l’Arabia saudita a un’immaginaria età dell’oro in cui un fantomatico “Islam moderato” (categoria tutta occidentale) dominava la penisola arabica. Affermazioni di intenti quantomeno curiose visto che l’Arabia saudita nasce proprio grazie all’alleanza con il movimento wahhabita e, sin dalla sua fondazione, fa della wahhabiyya la religione di Stato. Per chi ha un minimo di dimestichezza con il wahhabismo (eresia letteralista, basata cioè sull’interpretazione letterale dei testi sacri, che legittima la pratica del takfīr, “dichiarazione di altrui miscredenza”) sa bene che la campagna di MBS contro l’estremismo islamico è una contraddizione in partenza.

Il NYT non manca poi di sottolineare quanto il nostro MBS sia gender-friendly e quanto alta sia la sua sensibilità per le questioni di genere. Chiunque si ricorderà dei toni trionfalistici con cui, qualche mese fa, era stata accolta la gentile concessione alle donne di poter guidare l’auto. Benintesi, con certi limiti e a certe condizioni perché non si può mica avere tutto. Infine, ciliegina sulla torta del nostro novello paladino del Bene è la sua politica iranofobica. MBS ha infatti ribadito l’imprescindibilità di una guerra all’Iran, per non permettere che “il nuovo Hitler in Iran ripeta nel Medio oriente ciò che è successo in Europa”. Parallelismi perfetti per piacere alla gente che piace.

Giornalista e MBS si dimenticano però di dirla tutta. Il novello portatore sano di primavera araba è lo stesso che ha tenacemente voluto e perseverato nella guerra contro lo Yemen (proprio in funzione anti-Iran). Guerra che ad oggi ha provocato oltre 50 mila vittime civili. Si dimenticano del pesante supporto militare, logistico, politico e mediatico dato ai gruppi armati takfiristi che dal 2011 hanno devastato la Siria e l’Iraq. Ignorano totalmente la faccenda del Qatar, colpevole di intrattenere un dialogo con l’Iran, e che il nostro MBS ha cercato in tutti i modi di strangolare con un embargo senza precedenti. Glissano sul Libano e sulla inquietante vicenda di Hariri, primo ministro libanese, tenuto ostaggio a Riyad per due settimane dopo averlo costretto a leggere un comunicato di dimissioni. Il tutto in barba alle più basilari norme internazionali della Convenzione di Vienna sull’immunità dei capi di Stato e di governo.

Insomma, anche questa “primavera araba” saudita la dice lunga sull’uso e l’abuso di questa espressione, utilizzata per mascherare un processo di destabilizzazione e disintegrazione dell’intera area vicinorientale. Se questo è “primavera araba”, allora sì che il nostro illuminatissimo MBS ne è un degno paladino.