È l’una passata, davanti a me una birra Estrella Damm e alle mie spalle un turno in azienda 8.30-18.30 ed uno al pub, 19.00-00.30. Ieri mattina ho letto che Scurati ha vinto il Premio Strega. Poi è stato tutto un tracciare i clienti che hanno gli impianti in comodato, e la faccenda di Scurati è andata scemando.

Scurati me lo ricordo bene per Il Sopravvissuto o per Il Padre Infedele. Me lo ricordo bene perché faceva cagare. Erano libri forzati, pesanti, con una scrittura che cercava a tutti i costi di essere eccentrica ed elegante, come può esser elegante il borsello da uomo o il colletto della polo alzata… mi ricordo un pezzo de Il Sopravvissuto, che descriveva un rapporto sessuale tra Marescalchi, il protagonista, e una giovane donna: “Da un anno a questa parte non me la scopo nemmeno più. Lascio che sia lei, volontaristicamente, a gingillarsi con il mio pene riluttante. Lo massaggia, lo carezza, lo bacia, lo inghiotte, lo spegne con la sua persona e lo riaccende grazie alla impersonale appartenenza alla specie comune. Un legame animale ogni giorno più lasco, più molle come il mio pene nella sua bocca. Anche ieri è andata così. Mi ha strappato un’erezione crepuscolare, un’eiaculazione acquosa”.

Pena.

Davvero eh, senza rancore. Spiace per i fan del maestro partenopeo, ma rileggete questo corsivo e chiedetevi se davvero faccia Letteratura, Scurati, o se sia soltanto uno che scrive. Perché partiamo da un assunto: non tutti i libri sono Letteratura. La Letteratura, e scusate la maiuscola fuori dal contesto grammaticale, è qualcosa che scuote, che fa riflettere, che anche dopo mesi e mesi che hai chiuso un libro ne percepisci la grandezza, chessò, mentre sei in metro o durante la pausa caffè. Pensi che il tuo capo sia un sadico come Il Giudice Holden di Meridiano di Sangue. Che tuo fratello stia assumendo le sembianze di Holden Caulfield. Che ti piacerebbe girare il mondo come il Bardamu creato da Céline. Ecco, leggendo i libri di Scurati, questo senso di immanenza e di eternità non l’ho mai avvertito. Mai. In giro si parlava di lui come di un potenziale McCarthy (sic!), ma chi dice queste cose è gente che ha l’alito vecchio e si emoziona per una campagna pubblicitaria della Nike.

Detto questo: abbiamo parlato dello Strega come di un manifesto per la letteratura da autogrill, quella easy, che è il sostitutivo allo sceneggiato mediocre da spararsi in prima serata. I libri finalisti e vincitori dello Strega quello fanno: intrattengono. Non lasciano solchi, sono divertissement. Piccolo, Piperno, Covacich, Missiroli: invece di accendere Netflix e spararti un Orange Is The New Black, ti leggi Il desiderio di essere come tutti di Piccolo.

Però, però però… bisogna essere onesti e coerenti.

Scurati, in questo libro, ha messo da parte la sua anima da rompicoglioni che usa termini come dabbenaggine ed espressioni da tomba antica quale “La vena che l’età le andava ispessendo in mezzo alla fronte si stagliò nella luce declinante di quella casa meridionale rivolta a Occidente” e si è messo a tu per tu col lettore. Immedesimarsi in un gigante del secolo (ehi, compagni! Possiamo odiarlo quanto vogliamo B.M., ma resta un personaggio della Storia) come Benito Mussolini non è facile, anzi, e Scurati si può dire che ci sia riuscito. Ha ricostruito bene determinati momenti, meno altri, ma tutto sommato è un prodotto che funziona. Per la qualità livellata sul mediocre del Premio Strega, è più che un successo dare la vittoria ad M. Il figlio del secolo di Scurati. Ci sta. È un buon libro. Oddio, io di fasci e partigiani e brigatisti ne ho pieni i coglioni ché ¾ delle Feltrinelli son piene di ‘sto genere di romanzo, e vorrei invece leggere storie sui nostri tempi decadenti, sulla provincia oscura, ma vabbè.

Occhio a non cadere in fumogenate autocelebrative: la letteratura italiana contemporanea è pur sempre indegna. Ci sono pochi, derelitti funamboli che non ricevono nemmeno un decimo dell’attenzione degli stronzi che invece c’hanno la fascetta “Finalista al Premio Strega”. Gente come Cosimo Argentina, ad esempio. V’invito a comprarvi uno qualunque dei suoi libri. Comprate il biglietto e godetevi la corsa. Non ve ne pentirete. Sempre che amiate gente come Céline, Hamsun, Fante, Burroughs.

Un consiglio a tutti, dai lettori forti, ai casuali, agli improvvisati: non fidatevi delle fascette promozionali. Andate a naso, chiedete ai librai vecchi e affabili, indipendenti, che sapranno consigliarvi se proprio volete iniziare a leggere qualcosa.

Vincere il Premio Strega non conta un cazzo. Non ti trasforma in Faulkner. E nemmeno in Buzzati. Sappiatelo!