Sui giornali e sugli schermi scorrono le immagini delle proteste studentesche di Torino, Roma e Napoli: c’è ancora chi si chiede se quella a cui abbiamo assistito fosse una sfilata in maschera o  un piccolo corteo di facinorosi.Si dirà di badare più al contenuto che alla forma, e allora bando all’estetica: chi non è felice della mobilitazione studentesca, quando in ballo ci sono il diritto allo studio (!?) e il «taglio da 100 milioni» all’istruzione che il governo, per il momento, non ha mai annunciato? Peccato, però, che in piazza non siano scesi soltanto i paladini del diritto giovanile, gli eroi e i commilitoni dei fondi per l’università e per la ricerca, ma anche la solita, onnipresente, ciurmaglia antifascista che ormai accompagna gli italiani come la nuvoletta il ragionier Fantozzi.

È sceso di tutto in piazza: antifascismo, antirazzismo, centri sociali e migranti, e templari pro-immigrazione. Insomma, i giovani sindacalisti, da buoni ras provinciali quali sono, hanno deciso di prendere in mano la situazione e portare in piazza il loro personale sdegno politico. Che fortuna per gli studenti italiani! Peccato che sia andato perduto proprio ciò per cui si doveva protestare ⎼ diritti studenteschi e denari universitari, oscurati dall’indignazione antifascista ⎼, ma in fondo è per una buona e nobile causa: la rivoluzione. E la rivoluzione ce l’hanno apparecchiata col pugno alzato gli studenti mascherati da Salvador Dalì, costretto, povero lui, a dare il volto a chi, in una serie tv spagnola, viola la legge per improvvisare una pseudo-rivoluzione. Si permetta qui di sciogliere l’esilio prima imposto al giudizio estetico: sarà forse colpa della globalizzazione, dell’era post-ideologica e della post-verità, magari anche delle fake news, ma il confine tra rivoluzione e cosplay sembra essersi assottigliato, perché sembrava di vedere il secondo per le strade torinesi. O, come potrebbero far notare con fierezza gli analisti più acuti, il cosplay è diventato un mezzo della rivoluzione, forse. Deve essere dunque la nuova sinistra che avanza, pronta a mandare in pensione Martina e Gentiloni! Da analisti mediocri, però, si può osservare che, se non l’attenzione ai diritti sociali, almeno qualcosa la sinistra antifascista dei centri sociali ha conservato, rispetto alla bisnonna: è ancora violenta, per fortuna. Meglio di niente. Per riscaldarsi i pugni infreddoliti, infatti, gli studenti hanno deciso, d’accordo coi ras, di dar fuoco a una coppia di manichini, anch’essi mascherati (ma senza ras a capitanarli): per i manichini bruciacchiati, però, essendo finite le maschere di Dalì, sono rimaste solo quelle di Salvini e Di Maio. Eccovi servito il cosplay antifascista.

In fin dei conti ha protestato il solito miscuglio antifascista che, com’è lecito aspettarsi, non ha ancora compreso la propria vera (vuota) essenza: non è rivoluzionario, ma reazionario, quando incendia il ritratto dell’avversario politico. Fa tenerezza, però, quando è così annoiato da dover scendere in piazza, mascherato, a inscenare una finta rivoluzione per sentirsi un po’ più vivo, anzi, un po’ più novecentesco.