Nell’assurda babele di notizie e dicerie in cui il mainstream ci ha catapultato, tanto da indurre in difficoltà il lettore che volesse scorgere la realtà delle cose, capita anche di imbattersi in narrazioni talmente fallaci da risultare tragicomiche. Uno degli ultimi esempi di ciò, ce l’ha offerto nientepopodimeno che il Corriere della sera a firma di Aldo Cazzullo. Un binomio, data la storia del primo e la frequenza con cui si palesa nella nostra vita il secondo, che dovrebbe trasudare attendibilità.

Il condizionale, credetemi, è d’obbligo. Leggendo le righe con cui Cazzullo dipinge la figura di Gabriele D’Annunzio nella sua rubrica “lo dico al Corriere”, non può non risaltare all’occhio del lettore onesto intellettualmente la parzialità e l’inadeguatezza di una certa narrazione storica. Com’è possibile leggere nelle colonne più “autorevoli” d’Italia che Gabriele D’Annunzio: “Ebbe un ruolo molto importante nel trascinare il nostro Paese nel macello della prima guerra mondiale”? A voler intendere che sarebbe stato meglio non combatterla, riducendo a un banalissimo e contemporaneo “Pace & Amore” l’enorme dibattitto politico e ideologico che all’epoca infiammò gli animi delle opposte fazioni.

Com’è possibile che, come sottolinea bene Giordano Bruno Guerri, la fonte su cui Cazzullo basa la supposta inumanità del vate nell’episodio del castello di Duino, sia un libricino inattendibile e senza un impianto di note degno di tale nome (si tratta del testo scritto da Vittorio Martinelli, La guerra di d’Annunzio, editore Gaspari, 2001, pag. 164)? Com’è possibile far credere al lettore che l’epopea dannunziana, dal volo su Vienna, alla conquista di Fiume, passando per la Carta del Carnaro sia null’altro che l’azione di un mitomane, borioso e pieno di sé? Com’è possibile sparare a zero su un monumento di genialità, coraggio e finanche di rivoluzione?

È evidente che le domande di chi scrive sono retoriche, tutto questo è più che possibile, è la realtà che ci circonda giornalmente, purtroppo. Il caso di Cazzullo è solo la punta di un iceberg molto più grande che sta spazzando via i nostri riferimenti culturali per soppiantarli con qualcosa di più congeniale alla cultura liberista e all’uomo che ne sta scaturendo. Goccia dopo goccia, spariscono i D’Annunzio e si impongono i Cazzullo, non ci rimane che sperare nei nostri geni latini per difenderci da questo nulla che avanza, del resto, cognomen omen.