L’emergenza che stiamo vivendo in queste settimane a causa del Coronavirus sta mettendo a nudo tutte le criticità strutturali del nostro sistema Paese. L’eccezionalità della situazione è fuori discussione, ma non si può negare che le risposte date dall’organismo statale siano state contraddistinte da un’inaccettabile dose di fatalismo e inadeguatezza. Non che gli altri Stati europei si stiano dimostrando più lungimiranti o illuminati, ma mai come in questo caso ci si sarebbe aspettati una risposta più efficace.

Tralasciando i fattori economici del dopo, proviamoci almeno, è penoso constatare come l’Italia stia pagando, con i dovuti interessi, la mancanza di una politica industriale seria, che riguardi, almeno, i settori strategici per la vita nazionale. La mancanza di materiale sanitario ne è l’esempio principe. Non si riesce a soddisfare neanche la richiesta di mascherine da parte dell’amministrazione pubblica, figuriamoci le attrezzature per i reparti di terapia intensiva. La Consip acquista sul mercato estero perché sul territorio nazionale non ci sono le dovute industrie deputate a questo scopo, o perché queste ultime non sono state cooptate per il mercato interno. Sintomatiche di ciò le parole della Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “I divieti nazionali di vendita ad altri Paesi europei sono nefasti. Nessuno Stato può produrre da solo ciò di cui ha bisogno”. Ci si affida al caso, dunque, al caso e al buon cuore degli altri. Per combattere il Coronavirus si avviano produzioni regionali, come nel caso della Toscana e del Veneto, si avviano lunghi e snervanti confronti diplomatici con i “fratelli” europei, che requisiscono la tua merce alle loro frontiere e si aspettano, a questo punto, gli aiuti di chi ha realmente intenzione di aiutarti. Sempre all’interno di un ben definito scenario politico, sia chiaro. È il caso dei cosiddetti stati “canaglia”, nazioni a cui, in ossequio alla nostra sudditanza politica atlantica, abbiamo inflitto sanzioni negli anni scorsi. Sanzioni che, è giusto ricordarlo, hanno fatto, molto spesso, più male a noi che a chi le subiva nominalmente, ma tant’è. Proprio in queste ore stanno arrivando sul nostro territorio nazionale gli aiuti di Russia, Cina, Cuba, e Venezuela. In meno di due giorni, dopo la telefonata del Premier Conte al Cremlino, la Russia ha organizzato e spedito una squadriglia di nove Ilyushin II-76 carichi di una quantità non definita di materiale protettivo, come le mascherine, strumenti per la diagnostica e sistemi per la disinfestazione urbano-stradale, oltre a 100 fra virologi ed epidemiologi ed otto squadre di dottori con funzioni di assistenza generica.

Passata la tempesta Coronavirus sarà imprescindibile cambiare rotta: i tabù neoliberisti che hanno contraddistinto l’ultimo decennio stanno inesorabilmente cadendo sotto i colpi della pandemia, e sarà compito della coscienza nazionale far si che non si ripresentino sotto mentite spoglie. L’Italia ha bisogno di una forte presenza statale all’interno della propria economia, sia come sostegno che come indirizzo, e non ultimo, l’Italia ha bisogno di veri alleati sullo scenario internazionale, non certo di “fratelli coltelli”.