E’ brutto vedere una cosa che ami venire ridicolizzata e sottovalutata, mi riferisco in particolar modo alla cultura e alla lingua araba, ridicolizzate perché? Perché i fatti dell’11 settembre hanno dato il via questa inclinazione a livello globale che considerara il mondo “arabo” in sé come una grave minaccia, una cosa da guardare ma non da toccare, una ragazzaccia con la quale puoi scambiare un saluto ma non puoi frequentare.E’ importante a questo punto provare a rivalutare questa ragazzaccia, portandola a presentarsi per quello che realmente è, aggraziata, misteriosa e meravigliosa. Una delle sue tante sfaccettature è rappresentata dalla musica di cui Umm Kulthum – م‎كلثو أم , può esserne considerata la porta bandiera.

Conosciuta come la “Kawkab al Sharq”-“Stella dell’Oriente”, nacque nel villaggio di Tamay ez-Zahayra in data in certa, tra il 1898 e il 1904, può senza ombra di dubbio essere definita come la regina del “tarab”, parola anch’essa dai risvolti affascinanti volendone osservare l’etimologia stessa. Infatti il verbo “tarab” che sostanzialmente ha il significato di “cantare”, può anche significare la transizione ad uno stato di estasi a cui l’ascoltatore si abbandona, una parola che ha significato sia attivo che passivo.Umm Kulthum, (Madre di Kulthum, il nome di una delle figlie del profeta Maometto) si fece immediatamente notare per la forza della sua voce e l’emozione travolgente che trasmetteva al pubblico, per questo motivo si attirò a sé i migliori suonatori e compositori, che chiedevano di poter collaborare con lei, tra questi un famoso suonatore di oud, Mohammed Al-Qasabgi, il quale si preoccupò di formare un orchestra degna della bravura della “Kawkab al Sharq”.Oltre per la sua bravura, Umm Kulthum, venne venerata da subito in quanto i suoi concerti erano pubblici, estendendo in questo modo non solo la sua notorietà ai strati più poveri della società ma dandogli anche la possibilità di conoscere la musica araba classica che era considerata come elitaria. L’apice della sua carriera lo raggiunse recitando il poema di Ibrahim Nagi “Al-Atlal” “le rovine”, considerata da moltissimi come una delle sue performance migliori, dopodiché la sua bravura canora cominciò a vedere un declino, soprattutto a causa dell’influenza che la musica occidentale stava avendo sulle sue opere, quasi cambiandone il genere.

Le canzoni di Umm Kulthum non avevano una durata prefissata, tutto dipendeva da come interagiva con lei il pubblico, dal suo umore e dalla passione che in quel momento aveva voglia di esternare, come detto in precedenza, la sua musica aveva lo scopo di portare all’estasi gli ascoltatori ripetendo di volta in volta le strofe delle sue canzoni, per quante volte le venisse chiesto, creando così un connubio cantante-ascoltatore che difficilmente si presenta in altri generi musicali. Umm Kulthum, dopo una travolgente carriera, si ammala di nefrite, trasportata negli Stati Uniti per ricevere cure adeguate, cure che però non diedero i risultati sperati. Umm Kulthum morirà al Cairo il 3 Febbraio del 1975, nella morte così nella vita, seppe attirare nella sua ultima apparizione milioni di persone, addirittura si formò un corteo di 10 km che paralizzò il Cairo per diverse ore, mostrando nella pratica quanto forte era ed oggi ancora è l’apprezzamento che gli arabi hanno per questa strepitosa cantante.

http://www.youtube.com/watch?v=BQ8rLt1c9EI