Anticonformista, libertino, alcolizzato, scommettitore incallito, misogino, artista, dotato di un raro talento letterario sfoggiato nelle innumerevoli poesie, negli appassionanti racconti e nei sei romanzi pubblicati. Si parla di Charles Bukowski, celebre scrittore statunitense di origine tedesca, nato nel 1920 in Germania, ma trasferitosi a soli due anni negli Stati Uniti, a Los Angeles. Fin da bambino trascorre una vita difficile, intrisa di problemi familiari ed economici, vittima del padre disoccupato ( sono gli anni della Grande Depressione) e preda della frustrazione paterna sfogata con la violenza.

La sua vita, i suoi problemi sono tutti raccontati da Bukowski stesso, attraverso i romanzi fortemente autobiografici e il rilascio di interviste impregnate di alcol. I difficili rapporti con il padre lo rendono un ragazzo triste, solitario, timido, incapace di coltivare rapporti sani e di dare alla propria vita la direzione giusta. Volendo trovare una via di  fuga dal padre il prima possibile, immediatamente dopo il diploma lascia l’abitazione familiare per condurre una vita instabile, tra diverse camere d’affitto e piccole commissioni che gli procuravano da mangiare e da bere. L’alcol, al pari delle donne, lo accompagna quotidianamente dalla prima gioventù, causandogli non pochi problemi di salute. Sposatosi più volte non riesce a mantenere un rapporto duraturo con nessuna delle sue amanti. Nel frattempo scrive le struggenti poesie, tra un lavoretto e un altro. Non riesce a sfondare nel mondo letterario, e così dopo vari tentativi smette completamente di scrivere nel 1944 per ben dieci anni, ma sono proprio questi anni bui che lo porteranno al successo. Dopo aver ricominciato a scrivere rimane ferito dalla morte della prima moglie Jane Baker, a cui dedica strazianti poesie. Negli anni Sessanta Bukowski trova lavoro presso l’ufficio postale, ma ciò gli conferisce tanta disillusione da stancarsi, da gettare la spugna e licenziarsi, per diventare scrittore a tempo pieno. Bukowski viene ricompensato per tutto il dolore patito, causatogli dal padre, dalle donne, dalla delusione di un lavoro non adatto a lui, con una capacità di aprirsi incredibile, di scrivere tutto, condividere le sue esperienze con il mondo.

E lo fa con il suo stile crudo, senza veli, fin troppo realista, così sconsolante da angosciare il lettore. I suoi romanzi che buttano in faccia a chi legge tutto lo sporco del mondo sono talmente in contrasto con le sue poesie così elaborate, delicate e vere da informarci sulla grandezza dell’artista, sul suo modo di essere : un sognatore che ha sbattuto la testa più volte sui muri innalzati dalla vita, disilluso, diventato grande a causa della sofferenza e l’instabilità emotiva. Il doloroso percorso di quest’uomo può non averlo portato alla felicità, ma forse ha ottenuto qualcosa di più: essere ricordato come un personaggio che nonostante tutto ha sempre avuto il coraggio delle sue scelte, anche le più rischiose. ‘’Avevo solo due alternative – restare all’ufficio postale e impazzire… o andarmene e giocare a fare lo scrittore e morire di fame. Decisi di morire di fame’’. Esemplare questa riflessione personale sulla decisione di abbandonare il posto alle poste per seguire la sua passione,il suo sfogo, ciò che, a parte l’alcol, gli scorreva nelle vene. Il generale isolamento, la sua indole riservata e quasi sprezzante, hanno fatto in modo che Bukowski potesse soffermarsi e riflettere su quanto gli stava accadendo, su quanto accade alla maggior parte degli uomini, sulla delusione di sogni infranti, amori finiti e insuccessi.

 ‘’Brucia all’inferno/ quella parte di me che non si trova bene in nessun posto/ mentre le altre persone trovano cose/ da fare/ nel tempo che hanno/ posti dove andare/ insieme/ cose da dirsi.’’ (prima strofa della poesia Fuori Posto)

A parte gli ultimi anni di vita con Linda Lee Beighle con cui forse ha trovato momenti di serenità, la condizione infelice dell’autore ha trasformato un uomo comune in una delle pietre miliari della letteratura dello scorso secolo. La lapide dello scrittore recita la frase Don’t try, ripresa da una lettera del 1963, in cui sfiorando note di arroganza, afferma che il talento letterario o ce l’hai o non ce l’hai, non puoi andare verso di esso, ma come un insetto verrà lui da te. Bukowski aveva questo talento, e ci ha lasciato una moltitudine di poesie, racconti e i suoi romanzi, che hanno prodotto e continueranno a produrre un forte impatto sui lettori.