‘’Io non fotografo la vita reale,ma la vita che mi piacerebbe che fosse.’’ Questo modo di pensare ha accompagnato Robert Doisneau,fotografo francese di grande successo,per ogni momento della sua carriera ed è tuttora presente nella maggior parte dei suoi scatti,alcuni dei quali saranno esposti al Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 29 settembre fino al 3 febbraio nella mostra ‘’Paris en libertè’’. Robert nasce il 14 aprile di cent’anni fa a Gentilly,un piccolo comune situato nella periferia di Parigi, e fin da ragazzo coltiva la sua passione per la fotografia, iniziata con lo studio delle tecniche di litografia a 15 anni nella scuola Estienne nello stesso periodo in cui inizia a lavorare disegnando etichette farmaceutiche. Ma solo presso l’atelier del fotografo modernista Andrè Vigneau ,di cui diventa assistente nel 1931, Robert riesce a scoprire il suo talento e a mettere effettivamente alla prova la sua vena artistica e creativa. Nel frattempo viene assunto come fotografo industriale nelle fabbriche della casa produttrice di automobili Renault. Dopo 4 anni di lavoro nel 1939 viene licenziato per i suoi continui ritardi sul posto di lavoro ed è così che diventa fotografo indipendente presso l’agenzia fotografica Rapho,fondata dal conoscente Charles Rado. Come tutte le persone dell’epoca anche lui viene coinvolto nel secondo conflitto mondiale, ma è nel dopoguerra che Doisneau inizia la vera raccolta di immagini che l’avrebbero portato al successo. Egli tenta di cogliere l’essenza perfetta del momento, quella che viene nascosta dall’imperfezione della realtà. Il fotografo non insiste nel catturare quest’ultima nei suoi scatti,ma di scavalcarla per estrarre ciò che lui vede nelle scene di vita quotidiana che idealizza.

Capolavoro assoluto è il ‘’Bacio davanti all’hotel De Ville’’ in cui una giovane coppia si bacia davanti all’hotel De Ville mentre la gente passa e non fa a caso a quel bacio rubato al tempo, simbolo di amore eterno (curioso che la relazione tra i giovani ritratti durò solo nove mesi). La foto è il massimo raggiungimento dell’equilibrio tra dinamicità e staticità, dovute alla contrapposizione tra i giovani innamorati, immobili, due colonne nella strada, e i passanti, sfocati, delle ombre che non capiscono l’importanza di quel momento.

Ma non è solo l’amore che Doisneau immortala: è tutta la vita quotidiana che si osserva nelle strade della capitale francese a essere estratta dal suo contesto per ritrovarsi poi sulle pellicole di quest’uomo fuori dal comune. Oltre a coppie,famiglie e se stesso il soggetto più ricorrente sono i bambini. L’artista si è dedicato molto ad ‘afferrare’ i momenti per lui più adatti per estraniarli dalla loro cornice composta dai giochi in strada o lezioni scolastiche, per conferirgli quell’importanza che solo i suoi scatti avrebbero potuto dare. Le figure dei bambini di Doisneau sono sempre colmi di dignità, serietà e anche una specie di altezzosità che gli appartiene. Il fotografo riesce bene a incentrare nei ragazzini che giocano tutto quel rispetto che per lui meritano. La vita nelle opere di Doisneau sembra troppo perfetta? Non è certo un motivo per criticarlo: ‘’Toute ma vie je me suis amusé, je me suis fabriqué mon petit theatre (per tutta la vita mi sono divertito, ho costruito il mio piccolo teatro) diceva. La realtà non è perfetta, ma non è la realtà che lui vuole trasmettere; lui trasmette il suo’ teatro’,il suo modo di immaginare la vita (perché non perfetta nell’immaginazione?);le scene ’teatrali’ ritratte sono simboli dei sentimenti che provava. Era questo ciò che probabilmente egli voleva rendere eterno attraverso le sue fotografie.