«Alloggiare? Vuol dire abitare, saper abitare. L’alloggio è lo specchio della coscienza di un popolo. Saper abitare è il grande problema, e alla gente nessuno lo insegna».

Charles-Edouard Jeanneret-Gris in arte Le Corbusier, uno dei più grandi architetti e pensatori del XX secolo. Il suo stile architettonico è una vera e propria rivoluzione finalizzata a fondere l’architettura con i bisogni sociali dell’uomo medio. I centri urbani, così come le abitazioni, devono essere proiezioni dell’essere umano e come tali raggiungere alti livelli di funzionalità affinché ogni capacità dell’uomo possa essere così toccata e sviluppata. Questo cosa significa: da un lato considerare l’uomo al centro di ogni progetto, legando le sue proporzioni a quelle degli spazi vitali; dall’altro liberarlo da quella terribile alienazione che lo rende prigioniero, paradossalmente, del proprio ambiente vitale per cui esso lavora e si sacrifica. Il 1923 è l’anno in cui viene pubblicato Verso un’Architettura, raccolta di saggi ed esplosivo manifesto in cui l’Autore sostiene che il vero impegno verso il rinnovamento architettonico è l’unico strumento in grado di raggiungere una reale giustizia sociale tale da sostituire la rivoluzione politica, appesantita da ideologie e corruzione, lotte e interessi personali. Nel trattato il rinnovamento costruisce le sue fondamenta su cinque punti che esplicitano un nuovo linguaggio e nuovi modi di fare architettura: i piloni, i tetti a giardino e la finestra a nastro esposti direttamente nel manifesto e la pianta libera e la facciata libera inseriti pochi anni dopo:

I Pilastri: si solleva la base dell’edificio dal terreno, le sue fondamenta sono rette così da alti piloni puntiformi in cemento armato che isolano la costruzione dal terreno e dall’umidità. Col sollevamento della base abbiamo ricavato spazio da restituire al verde di un giardino o al passaggio di una strada oppure alla costruzione di garage.

Tetto-giardino: una delle maggiori cause di alienazione dell’uomo è il suo progressivo allontanamento dalla natura. Per restituire la natura all’uomo Le Corbusier, grazie all’uso del cemento armato, rende possibile l’istallazione di giardini sulle lastre di copertura degli edifici, rendendo lussureggiante e vivibile il proprio tetto. Il cemento armato rende possibile la costruzione di solai molto resistenti ed’è economicamente poco dispendioso, il massimo della funzionalità.

Pianta libera: eliminando la schiavitù dettata dalla costruzione delle murature, si sostituisce a queste degli scheletri di cemento armato, permettendo all’architetto di progettare in piena libertà ogni tipo di edificio, disponendo pareti a proprio piacimento.

Facciata libera: con l’introduzione di uno scheletro in cemento armato si gode anche della possibilità di costruire facciate svincolate dalla limitata funzionalità delle costruzioni in muratura così da poter inserire pareti isolanti e infissi trasparenti secondo il gusto dell’architetto.

Finestra a nastro: grazie all’uso del cemento armato, ora è possibile istallare finestre che tagliano tutta la lunghezza di una parete, permettendo una straordinaria illuminazione degli spazi abitativi e un contatto più diretto con l’ambiente circostante.

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Villa Savoye

Questi cinque punti hanno rivoluzionato l’architettura moderna e continuano tutt’ora ad ispirare architetti. Sono estremamente funzionali e applicabili al singolo edificio (villa Savoye a Poissy, villa Laroche-Jeanneaeret ad Auteil persso Parigi) come ad un’intera città (Chandigarh, India). La loro potenza risiede nel principio di libertà, di pensiero e di azione, che contraddistingue ogni singolo punto. Io sono libero di costruire l’abitazione che più rispecchia il mio Ego e se sono in grado di costruirla ho acquisito la vera coscienza che mi permette di saper scegliere il luogo dove io vogliovivere, dove le mie capacità possano fiorire illuminate dal sole della libertà in un campo dove i rovi costrittivi dell’alienazione non esistono.

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Lc4 o Chaise Lounge

L’opera rivoluzionaria del pensiero di Le Corbusier è illimitata e si completa con Le Modulor. Scritto durante la II guerra mondiale, l’opera espone la teoria filosofica più suggestiva e interessante dell’Autore svizzero. Il modulor consiste in una scala di grandezze i cui influssi risalgono allo studio delle proporzioni del corpo umano rispetto alla selezione aurea teorizzate nell’epoca greco-romana e rinascimentale. L’uso di questa teoria deve essere usata non soltanto nella costruzione di spazi abitativi ma va applicata ad ogni tipo di accessorio, che sia uno scaffale, un ripiano, una poltrona o un’opera di design. La teoria si poggia sull’intuizione di una produzione standardizzata basata su un modulo replicante all’infinito. In questo modo non solo lo spazio, ma anche i suoi componenti diventato funzioni dell’uomo, progetti incentrati sull’uomo. Oltre ad essere un grande architetto, le sue opere di design hanno completamente cambiato la prospettiva sulla costruzione di mobili e accessori. Un celebre esempio è LC4 o la Chaise Longue del 1929, la prima poltrona ergonomica progettata nella storia.

«I nostri occhi sono fatti per vedere le forme sotto la luce; ombre e luci rivelano le forme; i cubi, i coni, le sfere, i cilindri o le piramidi sono le grandi forme originate che la luce rivela; la loro immagine ci appare netta, tangibile, senza ambiguità. E’ per questo che sono belle le forme, le più belle forme. Tutti concordano su questo, il bambino il selvaggio, il metafisico»

Le Corbusier è e deve essere considerato un rivoluzionario della modernità, con i suoi sogni e il suo coraggio ha portato alla realizzazione di opere che potevano sembrare soltanto fantasia agli occhi di una persona comune. Si è di fatto identificato al popolo, incentrando l’uomo medio in ogni sua costruzione e in ogni sua idea. Ha condannato ogni tipo di sfruttamento e di prostituzione intellettuale, dando un autentico valore alla storia, depurando l’arte da ogni tipo di ideologia: 

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«Essere moderni non è una moda, è uno stato. Bisogna comprendere la storia: chi la comprende sa trovare la continuità tra ciò che era, che è e che sarà».