di Sophia Thoenes

“Ridurre l’immaginazione in schiavitù, fosse anche a costo di ciò che viene sommariamente chiamato felicità, è sottrarsi a quel tanto di giustizia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi.”

Nel 1924, con la stesura del primo “Manifesto del surrealismo”, viene suggellata la nascita del movimento surrealista. Movimento poliedrico, dai mille volti, si afferma in ambito letterario e artistico, introducendo nella movimentata scena culturale parigina una nuova corrente d’avanguardia. Suo principale ideatore è André Breton, intellettuale, poeta, saggista e critico d’arte francese. Fra la cerchia di artisti ed intellettuali che lo circondano si contano nomi noti come Louis Aragon, Jaques Prevért, Salvador Dalì, Joan Mirò e molti altri. Il surrealismo, come afferma Breton, è avanguardia perché spinto da un’ energia nuova, che rovescia le correnti preesistenti superando Simbolismo e Cubismo. Secondo Bréton, il surrealismo rappresenta un punto di rottura, introducendo un cambiamento innovativo e radicale che precede una vera e propria “rivoluzione surrealista”. Al centro degli ideali della corrente surrealista vi è posta la completa rivalutazione dell’immaginazione, della fantasia e del sogno, fenomeni concepiti come vie che conducono ad una conoscenza di sé più alta e pura, perché non contaminata o corrosa dalla frenesia in un mondo esterno basato sul mero principio di produzione e consumo.

“La sola immaginazione mi rende conto di ciò che PUO’ ESSERE, e questo basta a togliere un poco il terribile interdetto; basta, anche, perché io mi abbandoni ad essa senza paura di essere tratto in inganno (come se fosse possibile un inganno maggiore). Dove comincia a diventare nociva e dove si ferma la sicurezza dello spirito? Per lo spirito, la possibilità di errare non è piuttosto la contingenza del bene?”

L’artista surrealista ambisce ad un’immaginazione libera da implicazioni morali o sociali, che si esprime nella sua forma più genuina, anarchica, quasi puerile, spesso incoerente e ingannevole. Il delirio diventa fonte d’ispirazione, di rivelazioni e oniriche visioni, una fuga dalla trivialità di una realtà prosaica e incolore dove regna la logica utilitaristica e materiale. Ci si allontana dallo scenario desolante di un mondo stanco e sgraziato per addentrarsi nei meandri della trama intricata di un sogno. Un sogno che diviene il principio di ogni ricerca, una fantastica odissea che sembra racchiudere in sé una verità ancora tutta da indagare. La mente vaga per irreali e straordinari paesaggi che ricordano quadri di Dalì: ambrati deserti dalle mille sfumature che si estendono in lontananza e fra le quali dune si fanno strada eccentriche carovane di elefanti che procedono barcollanti sulle loro lunghissime gambe scheletriche, portandosi sul dorso piramidi e chiese barocche. L’immaginazione si innalza verso un cielo indefinito, inarcandosi in volute dall’altezza vertiginosa e prevaricando ogni confine temporale e materiale.  Il subconscio è posto all’origine di nuove scoperte e rivelazioni destinate a rimanere occulte alla vista dell’ordinario filisteo. Solo attraverso l’esaltazione dell’immaginazione tramite l’arte è possibile rompere i limiti assegnati all’uomo dall’austero regime della logica convenzionale e del buon senso.

“Inutile aggiungere che l’esperienza stessa si è vista assegnare dei limiti. Gira dentro una gabbia dalla quale è sempre più difficile farla uscire. Anch’essa poggia sull’utile immediato, ed è sorvegliata dal buon senso. In nome della civiltà, sotto pretesto di progresso, si è arrivati a bandire dallo spirito tutto ciò che, a torto o a ragione, può essere tacciato di superstizione, di chimera.”

Il surrealismo è al contrario un invito a diffidare della logica dominate, fino a giungere all’abolizione di essa in nome dell’automatismo, inteso come la liberazione del pensiero da condizionamenti esterni. Il manifesto del surrealismo è un esortazione ad intraprendere un viaggio attraverso il labirinto della propria genialità artistica, alla riscoperta del proprio universo interiore. Una riscoperta che mira alla riconciliazione con un mondo di idee, sensazioni, visioni troppo spesso ignorate o bandite del tutto. È l’ubriachezza dei sensi a spianare la via verso una verità celata allo sguardo distratto di una maggioranza troppo indaffarata ad adempiere alle proprie mansioni quotidiane. Il solo  strumento capace spezzare la volgare monotonia della banalità da cui viene invischiato l’uomo è la poesia, in quanto essa è sinonimo di vita, quella autentica.

“Addio selezioni assurde, sogni d’abisso, rivalità, lunghe pazienze, fuga delle stagioni, ordine artificiale delle idee, rampa del pericolo, tempo per tutto! Che ci si dia soltanto la pena di PRATICARE la poesia.”