L’amore è un che di importante ma fare l’amore? Il teatro è un che di importante ma fare teatro? Il piacere è condizione per portare avanti una storia d’amore così come per il teatro.. “Io credo all’immortalità del teatro. E’ il più beato rifugio per coloro i quali si sono messi segretamente in tasca la loro infanzia e con questo hanno trovato la scappatoia per poter continuare a giocare tutta la vita”, Max Reinhardt. La nostra lingua italiana utilizza il verbo “recitare”, ma altre lingue come il francese (jouer), l’inglese (to play), il tedesco (spielen), preferiscono ispirarsi ai piccoli cuccioli della terra e parlano di “giocare”. Se è dunque un gioco, cosa significa? Che funzione ha? Il gioco porta piacere come tutte le funzioni essenziali della vita: mangiare, dormire, fare l’amore. Funzioni senza le quali il mondo non potrebbe esistere, funzioni che aprono quella sezione di cuore e anima in relazione a tutto il corpo portando diletto.

 

Secondo studi scientifici si è provato che il mammifero è l’essere vivente che gioca più al mondo, i predatori più delle prede e si può immaginare bene il perchè, sono forse meno impegnati a stare in guardia. Gli animali domestici ancora di più e questo perchè vivono insieme all’uomo ovvero a chi, fra tutti i mammiferi, ha la possibilità di dilettarsi maggiormente, utilizzando più sezioni cerebrali. Ma quindi, a cosa serve? Altri scienziati hanno provato a lasciare un piccolo gattino da solo, senza la possibilità di avere qualche trastullo con cui crescere, la conseguenza? Non sapeva cacciare. Quando la mamma-gatto porta un piccolo topino per i suoi cuccioli, questi giocano con il roditore sfortunato e, così facendo, imparano la strategia per poi continuare a vivere da soli. Cos’è giocare? E’ imparare con il piacere. I nostri bambini, allo stesso modo, amano giocare, imparando la vita. Noi esseri umani abbiamo un linguaggio, un contesto di certo più vasto che un leone dell’Africa del sud e abbiamo relazioni rispetto a un passato, a un presente e a un futuro; questo porta al moltiplicarsi della sfera conoscitiva.

 

I nostri bambini giocano a fare i cow-boys e un giorno, forse, perderanno qualcuno che amano profondamente, senza ombra di dubbio farà male ma, se il loro indiano cadeva egregiamente a terra e giocavano bene, saranno più preparati e più resistenti poiché hanno già scoperto la dimensione della morte. Il gioco è un “più” della vita ma alla condizione che non ci sia una vera pistola. Con la realtà non si gioca e l’intrusione di questa nella sfera ludica, fa male. Il piacere è una dimensione da rispettare che non va mai dimenticata.

 

E’ come se gli attori siano e abbiano una funzione sociale, sono delegati al gioco poiché passano tutta la vita a sperimentare la loro dimensione imparando a favore di quelle persone che non hanno tempo per dilettarsi e che attraverso il piacere del teatro traggono una consapevolezza. Così come il piccolo indiano deve saper cadere, allo stesso modo l’attore deve fare un piccolo giro per andare sulla scena dove il vero diviene verosimile, i dettagli creano l’atmosfera per arrivare all’emozione finale ma senza permettere l’intrusione della realtà. Se così fosse, non si permetterebbe al pubblico di andare fino in fondo all’esperienza poiché, tralasciando strane forme di malattia, non piace vedere le persone soffrire veramente.

 

Purtroppo i mali e le catastrofi del mondo farciscono la quotidianità, si può dire “la vita è bella”? Se già fosse tale non ci sarebbe nulla di nuovo da fare ma la vita “potrebbe” essere sempre più bella come grande assioma. E se “potrebbe”, come? Quando un paese non può più raccontarsi è perchè vuole smettere di farlo poiché non piace quello che si vede ma è il modo di vedere e di fare che cambia lo sguardo. Non si negherebbe mai la propria opinione in quanto si vuole sempre avere ragione e ciò che permette di rinnovare è il nucleo dell’intimità dell’artista, il suo modo di guardare che trasforma. Il dono della profonda interiorità, coscienza e spiritualità che non deve essere stuprato poiché è l’unica chiave per entrare nuovamente in quell’emisfero di gioco e continuare a mutare la cruda realtà in divertimento come consapevolezza. Per quanto i ruoli possano essere drammatici e possano penetrare nell’attore, l’uomo che è in scena, si sta divertendo come il suo cucciolo a quattro zampe che lo aspetta a casa. Non è forse un caso che agli attori venga detto di essere bambini.