L’immagine per qualsiasi rivista illustrata diviene per definizione indispensabilmente operativa. Cogliamo l’occasione per scrivere una nota  di almeno due grandi fotografi che hanno segnato il novecento e che hanno rappresentato due stili e un’epoca di grande importanza: Elio Luxardo e Arturo Ghergo. Sono entrambi dei ritrattisti di persone spesso famose, di attrici ma non solo, in un contesto, quello dei trenta del novecento, che avvia un percorso professionale molto più mosso e variegato di quanto comunemente si creda. L’Istituto Luce aveva portato di riflesso un grande interesse verso la fotografia, il consolidamento di una struttura cinematografica come ad esempio la Cines che aveva ereditato parte delle maestranze della storica Pittaluga era un’altra colonna dell’immaginario collettivo italiano, peculiare, che poteva guardare solo in parte verso i grandi modelli statunitensi di produzione, ma possedeva una dignità propria.

Gli Studi cinematografici CINES a Roma nel 1931

Gli Studi cinematografici CINES a Roma nel 1931

Ferruccio Leiss, Mario Finazzi, Federico Vender, Giuseppe Cavalli, Ercole Massaglia, Silvio Maria Buiatti, Carlo Baravalle, Domenico Peretti Griva erano altri nomi noti di un’arte fotografica vivace, dove il bianco e nero trovava sviluppo in ogni singolo processo di lavorazione presso studi artigianali di qualità considerevole. Ghitta Carrel era una ritrattista ricercata, Palma Bucarelli e Susanna Agnelli devono a lei celebri immagini ad esempio, a sua volta riconoscibile per una certa austera ufficialità, una sorta di status. Elio Luxardo era nato il primo agosto del 1908 nei pressi di San Paolo in Brasile ma la sua carriera dai trenta ai sessanta avviene in una paese come il nostro dove la tendenza ad etichettare e incasellare è proverbiale. Non possiamo liquidarlo come il fotografo dei telefoni bianchi perché semplicemente quei film costituiscono i semi aurorali del neorealismo italiano.

Nomi come Camerini, Blasetti, Soldati pongono le basi di una cultura cinematografica che ha un riverbero decisivo e per certi versi ancora inesplorato su centinaia di protagonisti misconosciuti nel tempo odierno. Basterebbe riprendere in mano i volumi di Francesco Savio per rimanere sorpresi dalla copiosa rilevanza di figure non secondarie ed estremamente frastagliate in un contesto complesso. La stessa direzione della Cines affidata ad Emilio Cecchi, un saggista ma anche uno dei pochi uomini di cultura che aveva conoscenza della macchina dei sogni californiana e che aveva avuto esperienze americane di una certa profondità, testimoniava un impegno che sapeva guardare oltre il giardino nazionale.

Ricami di Luce - Elio Luxardo (1940)

Ricami di Luce – Elio Luxardo (1940)

Elio Luxardo arriva a Roma nel 1932, è una tempistica che coincide con il definitivo decollo del cinema sonoro, delle star italiane che in qualche modo riescono a trovare una popolarità che viene difficilmente percepita da loro stesse. Non è solo l’immagine ingrandita a dismisura che contribuisce  a renderle riconoscibili, ma anche una stampa specializzata che vive un boom editoriale frantumato in decine di pubblicazioni periodiche. Maria Denis, Doris Duranti, Luisa Ferida, Alida Valli, Elsa de’ Giorgi, Isa Miranda, Andrea Checchi, Roldano Lupi, Fosco Giachetti, Adriano Rimoldi, Roberto Villa, Gino Cervi, Amedeo Nazzari, Osvaldo Valenti, sono solo alcuni nomi tra i primi che vengono alla mente tra quelli emergenti e che troverà a Cinecittà una specie di capolinea emblematico seppur transitorio.

Ma lo sguardo faunesco di Elio Luxardo come la moglie Trude Kraus lo definì con efficacia inventa un modo tipico di rappresentare se vogliamo la bellezza italica o quanto meno l’italiano che aveva trovato un proprio spazio pubblico fruibile anche da un fotografo non alle prime armi, ma sicuramente con idee originali. Raffigurare coppie che ballavano, clienti che acquistavano alla Rinascente (il marchio inventato da D’Annunzio), autori, registi, attori, scrittori, poeti, è un modo per farsi conoscere, non dimenticando che a Hollywood esistono tipologie fotografiche che segnano lo stile di ogni casa di produzione, un modello professionale spinto al quale si può quantomeno ispirarsi.

Bellezza Italica - Elio Luxardo (1930)

Bellezza Italica – Elio Luxardo (1930)

I fotografi di scena del cinema italiano sono coloro che veicolano ufficialmente l’immagine delle pellicole nazionali, rappresentano con un’operazione di antesignano marketing la forma e la sostanza di come il prodotto vuole essere fatto vivere e ricordato in modo particolare sull’esterno. Sono foto per certi versi impeccabili, chiaramente statiche, non hanno l’aurea e il timbro del professionismo statunitense ove la caratterizzazione e la catena di comando risponde in ogni settore a precisi standard. Eppure sia Luxardo che Arturo Ghergo si faranno un nome in breve tempo. Il secondo estrinseca una forza potente con un gusto raffinatissimo intriso di una ricercata interiorizzazione del soggetto che avvicina a chiunque osservi con un minimo di attenzione un lavoro certosino e esigente: anche un’ora per un solo scatto e nello sfinimento otteneva il risultato che lui si aspettava.

Luxardo ha una visione più ariosa, luminosa per definizione, non hollywoodiana ma sicuramente tesa ad offrire qualcosa di solenne, immediatamente percepibile, in una sensazione istantanea. Ghergo lo si vede in una eccezionale posa in primo piano di Elisa Cegani, che fu anche moglie di Camerini, sorprende nelle infinite e introspettive sfumature di un bianco e nero esemplare per naturalezza nel sofisticato gioco di luci che è frutto di un esasperante e paziente dosaggio, di una vera composizione combinatoria di elementi elaborati personalmente dall’autore. In sostanza ciò che sembrava formale celava ben altro: dinamismo, angolazioni originali, luce viva ma personalizzata al soggetto, un senso della messa in scena che ne fa un classico per vivere il significato della bellezza o della notorietà toccando con mano ciò che è possibile, in modo praticabile, non tradendone la forma che è sostanza. Accade anche in architettura con opere che restano emblematiche di quel tempo, ma restano.

Rossana Martini - Arturo Ghergo

Rossana Martini – Arturo Ghergo

Non è un caso che parlando con importanti testimoni di quella generazione ormai lontana a quel tempo giovanissimi sia Luxardo che Ghergo, ma Luxardo aveva nel cognome una luce tutta sua, sono indicati come i fotografi delle dive o delle divazze come diceva la Magnani del fenomeno. Sia in via del Tritone che in via Condotti, sedi degli studi rispettivi, si respiravano sentimenti diversi. Paradossalmente da Luxardo vi era un’intimità quasi familiare nel ricercare i diversi tagli, le angolazioni anche ardite che non escludevano una certa dimensione classicamente aggiornata, integra e tridimensionale, leggermente cellofanata.

Maria Denis, Doris Duranti, Clara Calamai, Isa Miranda sono attrici che Luxardo conoscerà profondamente non solo perché le ha fotografate spesso ma perché per esse ha creato sempre e per ogni occasione diversa differenti luci. Crea emozioni, sensazioni, evoluzioni. Confrontando molte immagini e fotografie, a distanza di anni, Luxardo non può essere ignorato, come qualcuno ha fatto. A partire dalle foto di Marinetti, di Pirandello,  Girotti, la celebre L’Italica Bellezza (la colonna), Doris Duranti, Pinuccia Nava, Marisa Maresca, Luisa Ferida, Maria Denis, Isa Miranda, Doris Duranti, Isa Barsizza, Alida Valli, Valentina Cortese, Antonella Lualdi, Lucia Bosè, Clara Calamai, Gina Lollobrigida, Lilli Vincenti, Sofia Loren forniscono un’idea di uno stile che è anche un marchio.

Elio Luxardo

Elio Luxardo

Arturo Ghergo nasce nel 1901 a Montefano, nel 1929 si trasferirà definitivamente a Roma in via Condotti, ove opererà in concorrenza in prima battuta soprattutto con i già affermati ritrattisti Arturo Bragaglia, Elisabetta Petri, e soprattutto Ghitta Carell. Molte riviste utilizzeranno i suoi ritratti con foto anche di copertina, Leda Gloria sarà testimonial per la Diadema con una sua celebre foto. Collabora con la Cines, una foto di Alida Valli è forse tra le sue foto più famose, diviene una firma fotografica tra le più prestigiose per la sua sofisticata distinzione che anticipa un gusto sconosciuto in Italia: tra la fine dei trenta e i primi quaranta raggiunge l’apice del successo nel combaciare un maniacale gusto del dettaglio con un’immediata interiorizzazione delle psicologie e delle personalità, un aspetto che chiama la moda del momento con il massimo della professionalità profusa.

Arturo Ghergo ha piena padronanza dell’intero processo di lavorazione, è in grado di fornire una serie di ritocchi personalissimi, anche politici ricorrono alla sua arte, di cui anche il mondo della moda si avvale copiosamente. Ghergo muore prematuramente nel 1959, dieci anni più tardi toccherà a Luxardo, sono due uomini che hanno alla lettera rappresentato un’epoca, non è un modo di dire, se il solo Luxardo che si diceva parco nello scatto contava di aver ripreso almeno cinquecentomila soggetti diversi.

Alida Valli - Arturo Ghergo

Alida Valli – Arturo Ghergo

Una cifra che ci fa ricordare un altro eminente fotografo italiano: Federico Garolla, del quale duecentocinquantamila foto in bianco e nero sono parzialmente note in buona parte d’Europa e da poco anche negli Stati Uniti, mentre gli altri duecentocinaquantamila scatti a colori sono pressoché inediti. Lui dai quaranta ai sessanta del novecento ha documentato con rara perizia l’umanità della comunità italiana a partire da uno straordinario viaggio sui luoghi garibaldini, ma soprattutto con una fotografia a sfondo sociale di sensibilità acuta verso l’infanzia negata e il disagio. Federico Garolla, un altro grande italiano che merita il rispetto del più alto artigianato fotografico.