Ci sono opere con cui un essere umano dovrebbe confrontarsi, in quanto emblematiche di un periodo storico o di un movimento artistico, e portatrici di una valenza talmente elevata da renderle uniche. È questo il caso di Devilman, realizzato da quello che è, a tutti gli effetti, uno dei più importanti mangaka di sempre: Kiyoshi Nagai, in arte Gō Nagai. Innovatore eccezionale del fumetto, nonché dell’animazione, è il creatore di quei mecha (i cosiddetti “robottoni”, da Mazinger a Getter Robot, da Jeeg Robot d’acciaio a Ufo Robot Goldrake) che hanno plasmato intere generazioni e continuano ancora oggi ad essere adattati (si pensi a Mazinga Z – Infinity del 2017). Così, grazie anche alla casa editrice di sua proprietà (la Dynamic Production), le sue opere hanno girato il mondo, costituendo una serie di miti universali.

Gō Nagai col Grande Mazinga

Gō Nagai col Grande Mazinga

Sebbene sia del 1972, la storia di Devilman inizia ufficialmente l’anno precedente, con l’uscita di Mao Dante, suo padre spirituale. L’opera, incompiuta (adattata e portata a termine recentemente in una nuova versione), rivela l’interesse religioso dell’autore, nonché il suo debito verso la cultura europea. In un’intervista del 2007, Nagai ha dichiarato come le produzioni in questione siano fortemente influenzate dall’edizione della Divina Commedia illustrata da Gustave Doré. Nel breve intervento rilasciato in occasione del 45° anniversario di Devilman (inclusa nella versione Omnibus) ha ribadito:

Ho sempre amato la mitologia classica, fin da bambino. Amo molto anche Michelangelo, Leonardo e tutta la pittura del Rinascimento. Anche la Divina Commedia di Dante mi ha influenzato molto e ho sempre adorato il cinema italiano. Perciò, credo che la cultura italiana mi abbia influenzato ancor più di quella giapponese. Se, con il mio lavoro, sono davvero riuscito a influenzare molti artisti italiani non posso che essere estremamente felice, perché allo stesso modo la cultura italiana ha avuto un forte impatto sulla creazione delle mie opere.

Veniamo a Devilman. È la storia di Akira Fudo, giovane studente giapponese, convinto dal suo amico Ryo Asuka a fondersi con un’entità demoniaca per combattere i demoni non umani risvegliatisi sulla Terra. Detta così, sembra una pagliacciata o al massimo una terrificante storia per bambini. Indubbiamente all’inizio, tolte le primissime suggestive pagine (che mostrano come lo scontro abbia origine millenarie), Devilman presenta tratti marcatamente bambineschi. Andando avanti nella lettura, si capisce come questo sia un ulteriore punto di forza: la capacità di Gō Nagai di mutare pian piano lo spessore dell’opera, sino a conferirle un’aura totale, è eccezionale. Da qui in avanti, per evidenziare questioni specifiche, non appesantendo troppo la trattazione, molti elementi saranno dati per scontati, quindi, se ancora non l’aveste fatto, procuratevi il volume!

La recente versione Omnibus dell’opera, distribuita in Italia dalla J-Pop

La recente versione Omnibus dell’opera, distribuita in Italia dalla J-Pop

Uno dei principali temi è sicuramente l’evoluzione del suo protagonista, non affatto lineare come l’inizio può far presagire. Convinto da Ryo Asuka (di cui parleremo dopo), a diventare un demone per combattere le creature infernali che si sono risvegliate sulla Terra, Akira Fudo si unisce ad Amon, il più potente tra i demoni, nel corso di un sabba. Il rituale rievoca la generazione del dionisiaco descritta nel primo capitolo della Nascita della tragedia, in cui Nietzsche fa riferimento alla perdita del principio d’individuazione, attraverso l’ebbrezza: proprio così! – dice Ryo – quando gli umani rinunciando alla ragione, agendo soltanto d’istinto, demoni e umani possono fondersi! Da questo momento in avanti, Akira, alterato sia fisicamente che spiritualmente, vive una costante tensione, tesa a mantenere sotto controllo la sua parte umana, non permettendo allo spirito demoniaco di corromperla del tutto.

Egli è diventato il primo devilman cosciente, in grado di combattere in difesa degli esseri umani. Questa consapevolezza lo porta a scontrarsi contro creature mostruose, intraprendere viaggi spazio-temporali, sacrificando se stesso per la salvezza dell’umanità, fino a che non si sente tradito da quella stessa specie che credeva di dover difendere. Il processo di questa sfiducia è lungo, ma l’apogeo è rappresentato dalla morte della sua amata, Miki Makimura, per mano degli uomini. Tacciata di essere una strega a difesa dei demoni, la sua testa impalata viene ritrovata da Akira, che tra le lacrime sussurra:

Ormai io non ho più nulla. Né voglia di vivere, né gioia. La vita non ha più alcun senso! Non ho nulla da dover difendere, però, Ryo Asuka, anzi, demone supremo Satana, non posso fare a meno di combatterti! Ma non sarà uno scontro per difendere gli umani! Voglio scoprire chi saranno gli ultimi a restare sulla Terra! I demoni o i devilman? Ti sfido Satana!

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È un mutamento di prospettiva radicale, che introduce il tragico epilogo. Prima di arrivarci, però, un momento. Come, Ryo Asuka è Satana? Ma non era stato proprio lui a convincere Akira a combattere contro i demoni? Inizialmente, infatti, Ryo è un misterioso ragazzo che ha perso da poco il padre, un archeologo scopritore della verità sui demoni e morto dopo essersi trasformato in uno di loro. Stando agli studi del padre, Asuka rivela ad Akira come i demoni siano degli esseri primordiali, unitesi a specie animali e vegetali per sopravvivere, ma apparentemente estinti a causa delle glaciazioni. A causa del loro imminente ritorno, Ryo trasporta il suo amico nel vortice già descritto, interpretando il ruolo di un moderno Virgilio, una guida spirituale. Col passare delle pagine, però, questa funzione inizia a stonare col personaggio.

Diversi pensieri e accenni fanno presagire che le cose non stanno così: Ryo Asuka non è altro che l’incarnazione di Satana, il demone supremo, risvegliatosi lentamente nel suo corpo. Fin dall’inizio dunque egli sta sviluppando il suo piano e Akira non è altro che una vittima, l’espediente maggiore per gettare nel caos l’umanità. Dopo aver prevalso nello scontro finale, vent’anni dopo la completa estinzione degli esseri umani, Ryo-Satana si ritrova a parlare fianco a fianco con Akira-Devilman:

La Luna, che bella. Akira… solo la luna non è cambiata rispetto a milioni di anni fa. E pensare che la Terra era più bella della Luna. Questo microcosmo l’hanno creato i miei genitori, coloro che voi chiamate Dio. Hanno infuso la vita in questo microcosmo […] Io ho combattuto contro Dio al fianco dei demoni, come tu hai lottato per proteggere gli esseri umani. L’ho fatto per proteggere i demoni e la Terra, il loro Pianeta. E alla fine abbiamo vinto. Per prepararci al successivo attacco di Dio, ci siamo addormentati per due milioni di anni […] Una volta risvegliatomi dal sonno, la Terra era cambiata. Questo Pianeta un tempo magnifico, era stato insudiciato…a causa di nuovi esseri viventi chiamati “umani”. Non potevo perdonare gli esseri umani che avevano lordato la terra che io ho difeso a costo della vita! Decisi che li avrei annientati. Però era esattamente ciò che tentò di fare Dio nei confronti dei demoni. Chi è forte non dovrebbe aver il diritto di approfittarsi degli esseri più deboli solo in virtù del proprio potere. Perdonami, Akira, sono stato un folle.

Dopo aver pronunciato queste parole si volta e osserva il corpo di Akira Fudo tagliato a metà. Satana, che ha appena dichiarato il suo pentimento, piange.

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In quello che è forse uno dei finali migliori della storia del fumetto, sono racchiusi svariati temi affrontati precedentemente. Innanzitutto, le motivazioni dei demoni. Lungi dal descriverci uno scontro dicotomico (Bene-Male), Gō Nagai mette in risalto le caratteristiche delle diverse fazioni in conflitto (da Dio a Satana, dagli umani ai devilman), con i loro lati positivi e negativi. Il risultato è che nessuno ne esce da vincitore: dopo aver epurato la Terra dal peso degli umani, infatti, quello che dovrebbe aver vinto cerca comprensione e perdono. Poi, la riflessione attorno all’umanità stessa, che risiede essenzialmente nel riconoscimento della paura come pulsione essenziale dello spirito umano (qualcuno ha detto Hobbes?), generatrice di insicurezza e odio. Come in un moderno stato di natura, è la paura a mettere l’uomo contro i suoi simili, a compiere persecuzioni ridicole e crimini indicibili. Del resto, il contesto nel quale Nagai scrive è quello della guerra fredda. Come ha rivelato recentemente:

Persino in Giappone si assisté al diffondersi di movimenti studenteschi contro il governo, manifestazioni violente e addirittura atti terroristici. L’ansia dilagava e la paura che un’escalation potesse portare a una nuova guerra era diffusa trasversalmente nella società. Pensai che, raccontando quanto potesse diventare pericolosa una deriva bellica, con Devilman alla fine del mondo, il mio lavoro avrebbe potuto rappresentare una sorta di campanello dell’allarme per il futuro.

Nel corso dell’opera i riferimenti alla storia e alla cultura occidentale (a cui si è già accennato) crescono a dismisura. Non soltanto Dante e il sostrato cristiano, ma anche Giovanna D’Arco, l’antica Grecia, la rivoluzione francese e persino Hitler, sono tutti elementi che rientrano nella narrazione, in quei viaggi spazio-temporali dei protagonisti che interrompono lo svolgimento della trama e danno respiro alla narrazione. Anche i personaggi secondari meritano una menzione: dalla bellissima Sirène, al suo compagno Kaim, dal terribile Jinmen al generale Zan, fino al piccolo Tare Makimura e il suo amichetto Susumu, trucidato dalla sua famiglia in forma demoniaca. Tutto è rappresentato da un tratto deciso, marcato, senza compromessi, determinante per l’evoluzione storica del fumetto giapponese.

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Pochi mesi dopo la sua uscita, Devilman è diventato un anime, dalle caratteristiche decisamente più infantili rispetto all’opera su carta. Ma, anche in questo caso, è entrato nell’immaginario di milioni di appassionati. Nel corso della sua vita, Gō Nagai (direttamente o indirettamente) è tornato più volte sull’universo dell’uomo diavolo. L’ultima creazione è un anime dal titolo Devilman Crybaby di Masaaki Yuasa prodotto da Netflix. È un libero adattamento, piuttosto fedele all’opera originale, ambientato ai nostri giorni. Gli elementi innovativi risiedono nel ruolo preminente attribuito ai media (già presente parzialmente in Nagai), alla maggiore dinamicità conferita ai personaggi femminili (Miki Makimura su tutti), all’introduzione di nuovi personaggi e al comprensibile taglio di alcune parti (come i viaggi dei protagonisti). È una visione piacevole, a tratti coraggiosa, ma sempre rispettosa dell’originale. Ed è giusto che sia sempre così: Devilman è un mito universale, non bisogna mai dimenticarselo.


Ringraziamenti: l’autore dedica questo articolo al suo amico Michelone, il migliore seguace di Gō Nagai che conosca, ringraziandolo di tutto.