Il pomeriggio del 7 ottobre 2012 Vladimir Umanets, un giovane singolare artista russo fondatore del movimento “yellownism” (www.thisisyellowism.com), è entrato, come un normale visitatore, nel Tate Modern di Londra, una delle più importanti gallerie d’arte moderna del mondo che ogni anno attira più di 4 milioni di persone. Il 26enne si è diretto nella sala dove sono esposti i quadri di Rothko (1903-1970), uno dei maggiori esponenti dell’espressionismo astratto americano. Poi, dopo aver scelto il Black on Maroon (foto) ha tirato fuori un indelebile nero e, indisturbato, ha firmato l’opera con il suo nome. Infine si è fermato qualche istante, secondo un altro visitatore presente, in disparte a guardare il suo capolavoro.

Umanets, con il suo gesto, sostiene di aver dato “un valore aggiunto all’opera”. In questa sua performance dice di essere stato ispirato dalla concezione artistica di Marcel du Champ, che secondo il russo, se fosse in vita, sarebbe felicissimo di ciò che ha fatto.  Peccato che ad essere felici non sono né il museo, né tantomeno i critici ed i collezionisti. Uno dei quadri di Rothko, infatti, Orange, Red, Yellow, era stato venduto nell’aprile del 2012 a ben 86,9 milioni di dollari.

Intanto Vladimir Umanets è stato arrestato ieri. Sarà certamente difficile convincere la critica ad apprezzare il suo gesto, ma dove c’è lo scandalo c’è anche lo scalpore, e qualcuno inevitabilmente prenderà questa palla al balzo.

Se questa sia arte o meno, rimane un argomento difficile da analizzare. I Media parlano di vandalismo, di degenerazione egocentrica, e, probabilmente, per la mancanza di rispetto nei confronti del lavoro di uno dei maestri del Novecento, sembra difficile non considerare l’iniziativa in questo modo. Tuttavia secondo le dichiarazioni di Umanets la sua volontà era quella di “cambiare la percezione delle cose, degli spettatori” e, forse, qualcosa ha davvero cambiato. Il vandalismo del 1972 nei confronti della pietà di Michelangelo che valse il braccio e il naso alla statua, era opera di un malato mentale, fu un atto privo di senso e di contesto, provocatorio e folle. Qui invece l’atto rimane provocatorio e folle pur sempre nell’ambito artistico. L’atto in sé vuole far parte dell’arte e parteciparvi in modo del tutto nuovo, come un segno di sfida, come una rivoluzione. E se solo le rivoluzioni permettono di evolvere in un momento buio, tanto vale, visto che il gesto è stato compiuto, tentare di coglierne solo il lato positivo, ovvero, appunto, l’essenza stessa: la provocazione.

Se questo atto passerà alla storia come genialità o follia ce lo dirà soltanto il tempo, fatto sta che a vedere l’opera di Rothko-Umanets – perché ormai è di entrambi, forse più del secondo che del primo – i visitatori saranno sempre più numerosi.

Il video: Vladimir Umanets difende le sue azioni.