PARTE I

La colonizzazione della popolazione.

Durante questi ultimi anni, una nuova chiacchiera terminologica è emersa presso il movimento della solidarietà con la Palestina, cioè « la colonizzazione della popolazione ». Suppongo che la mia critica del paradigma coloniale abbia scosso alcuni dei cosiddetti intellettuali progressisti ed « antisionisti », chee furono spinti a revisionare il loro racconto narrativo. Il loro sforzo fece nascere un nuovo bambino teorico deformato e disfunzionale. Purtroppo, la « colonizzazione di popolazione » non spiega neanche molte cose. É piuttosto un tentativo disperato di dissimulare ancora un po’ di più il progetto nazionale ebraico. La colonizzazione della popolazione si riferisce ad una situazione nella quale la super-potenza A facilita la colonizzazione dal gruppo B di una terra C. Tale evento può eventualmente condurre a delle conseguenze violente per la popolazione indigena D. Tuttavia, questo scenario storico A-B-C-D non ha niente a che vedere col sionismo, Israele od il conflitto israelo-palestinese. In realtà, erano i sionisti (B) che persuasero la Gran Bretagna, a quel periodo una super-potenza (A), che l’instaurazione di una patria ebraica in Palestina (C) fosse la strada giusta. Era anche la promessa dei sionisti (B) a spingere l’America ad entrare nel conflitto della prima guerra mondiale, che ha condotto Lord Balfour a far adottare la causa sionista all’Impero Britannico (A). In altre parole, invece di una cronologia A-B-C-D, per quanto riguarda il sionismo, notiamo di più una cronologia B-A-C-D. È il gruppo etnico B che incita la super-potenza ad agire in suo favore. Però, ci possiamo chiedere perchè gli attivisti solidali con la Palestina come Ben White mentono consapevolmente quando parlano di una « colonizzazione della popolazione passata e presente ». Purtroppo, White non è l’unico, l’elenco degli universitari ed intellettuali che partecipano alla diffusione di questo racconto erroneo è abbastanza impressionante. Perchè ci ingannano ? A causa della loro ignoranza ? Per niente, in realtà, sono tutti ricercatori devoti, manca loro solo l’integrità intellettuale. Diffondere il racconto della « colonizzazione della popolazione » ha di nuovo come scopo di distogliere l’attenzione dal fatto imbarazzante, cioè che, già nel 1971, la lobby ebraica faceva parte delle lobby più potenti del mondo. Una tale confessione potrebbe facilmente offendere molti ebrei nel movimento di solidarietà con la Palestina. In evidenza, non vogliamo offendere nessun altro che l’intelligenza stessa.

 L’apartheid

 Gli attivisti solidali con la  Palestina sono inclini a parlare di Israele come uno Stato d’apartheid. Permettono evidentemente allo Stato ebraico di levarsi d’impaccio. L’apartheid si definiscecome un sistema di sfruttamento basato su considerazioni razziste. Tuttavia, Israele non conduce ad un apartheid, non è interessato ad uno sfruttamento. Israele è molto peggio, vuole che i Palestinesi se ne vadano. Israele si basa sulla pulizia etnica mossa da una logica nazionalista razzista. In quest’ottica, Israele è molto simile alla Germania nazista. Forse non notiamo quest’equazione poiché potrebbe offendere gli ebrei ed anche disturbare la Sinistra.

 Il dibattito sulla soluzione ad uno / due Stati

La filosofia derivante dalla « soluzione ad uno Stato » è etnica ed universale. Però, c’è un piccolo problema. Non riesce a trovare nessun partner o sostegno politico presso la società israeliana. Come mai ? Perchè Israele è lo Stato ebraico e la nozione di pace è totalmente straniera ad Israele ed alla cultura ebraica. La parola « Shalom », abitualmente tradotta come « pace », « riconciliazione » e « armonia », è compresa in lingua ebraica come « la sicurezza per gli ebrei ». Di conseguenza, è molto imbarazzante leggere il famoso intellettuale palestinese, Joseph Massad, fare un errore grossolano interpretando la parola « pace » erroneamente nell’ambito dell’ideologia sionista e della politica israeliana. In un recente articolo intitolato « La Pace è la Guerra : la colonizzazione della popolazione israeliana ed i Palestinesi », Massad ha scritto : « Fare la guerra affinchè ci sia la pace è talmente intrinseco alla propaganda sionista ed israeliana che l’invasione del Libano da Israele nel 1982, che uccise 20 000 civili, fu chiamata « l’operazione pace in Galilea » . » Se Massad avesse sufficientemente studiato la questione, avrebbe sicuramente trovato che, per quanto riguarda gli Israeliani, l’operazione Shlom Ha-Galil voleva dire « sicurezza » in Galilea piuttosto che « pace in Galilea ». Massad avrebbe potuto evitare questa inesattezza intellettuale se avesse letto L’errante chi ? invece di cercare di strapazzare questo libro, di cui l’autore approfondisce il soggetto occasionalmente. Gli Israeliani sopporterebbero la soluzione di uno Stato se quest’ultimo fosse lo Stato ebraico. Come Paul Larudee ha recentemente suggerito, gli Israeliani sopporterebbero anche la soluzione di due Stati se questi ultimi fossero due Stati ebraici. Tuttavia, l’unica domanda che mi sovviene è, perchè un blogger palestinese tale Ali Abdunimah devierebbe dal suo pensiero per impedirci di osservare la cultura tribale e razzista che motiva lo Stato ebreo ? È possibile che alcune famose voci palestinesi non vogliano offendere gli Ebrei ? Lascio giudicare voi.

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