E’ indubbio che le politiche messe in atto dall’Unione Europea stiano sempre maggiormente rafforzando un dualismo che comporta l’impoverimento e la subordinazione dei Paesi mediterranei della comunità, tra cui l’Italia, a vantaggio dei Paesi centro-settentrionali, tra cui, in primis, la Germania. E’ altrettanto vero, però, che non è netta la separazione tra queste due realtà socioeconomiche, e cioè che, anche all’interno degli stessi Paesi mediterranei oggi in difficoltà, alcune determinate regioni riescano ottimamente a resistere sui mercati, a integrarsi nel contesto economico europeo e a trarre beneficio anche dalla forte moneta comune. Si parla qui, in particolare, di una serie di imprese che fanno riferimento a Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna, in grado di inserirsi come protagoniste nella realtà imperialistica europea e a sfruttare le stesse condizioni vantaggiose di cui godono, ad esempio, importanti società tedesche del settore dell’esportazione. Risulta quindi che, nonostante un generale declino della realtà italiana nel contesto europeo, le tre regioni maggiormente integrate nel sistema economico e politico continentale siano tutt’altro che in difficoltà, ma che anzi gareggino in competitività con aree tutt’ora in salute.

Questa situazione ha pesanti conseguenze anche per quanto riguarda l’Italia stessa. Il Mezzogiorno si sta costantemente allontanando dal gruppo delle regioni di testa, e queste difficoltà sono rese più evidenti anche dalla distribuzione dei fondi europei che, in una maniera o nell’altra, non fanno che rafforzare il predominio politico-economico delle regioni italiane settentrionali. Di recente è stata resa nota la distribuzione del fondi comunitari (2,2 miliardi di euro per il periodo 2014-2020) per la cooperazione transfrontaliera, ovvero tra regioni e aree territoriali contigue e confinanti. Tra le regioni italiane, come a rimarcare lo squilibrio tra Nord e Mezzogiorno, queste sono state a beneficiare dei finanziamenti: Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per la Francia; Toscana, Liguria e Sardegna per la Francia (cooperazione marittima); Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte e Bolzano per la Svizzera; Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia per l’Austria; Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna per la Slovenia; Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto per la Croazia; Puglia per la Grecia; Sicilia per Malta e Tunisia; Lazio, Puglia e Sardegna per il bacino Mediterraneo. Anche i fondi per la cooperazione transnazionale hanno ribadito il dualismo nella distribuzione: Lombardia e Valle d’Aosta per la cooperazione nello spazio alpino; Veneto e Piemonte per l’Europa-Centrale; Marche, Toscana ed Emilia per l’Europa Sud-Orientale; Toscana e Campania per il Mediterraneo. Il risultato è, quindi, che la maggior parte dei fondi sono stati destinati al rafforzamento di attività economiche facenti riferimento all’Europa Centro-Settentrionale, ribadendo la subordinazione a cui sono costrette le realtà mediterranee nei confronti delle potenze imperialistiche continentali.

La situazione venutasi a creare è ben chiara: su 33 ripartizioni tra le regioni italiane, 26 sono stati destinate alle regioni settentrionali, mentre solo 6 al Mezzogiorno. Nel Nord, 8 finanziamenti sono stati destinati al gruppo di testa composto da Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna; nel Mezzogiorno, i finanziamenti hanno favorito solo Sicilia, Campania, Puglia e Sardegna, ribadendo una certa gerarchia che esclude da ogni beneficio regioni tra le più in difficoltà come Calabria e Basilicata. Ormai è chiaro, quindi, che, oltre all’immortale questione meridionale all’interno della nazione italiana, si sia sviluppata, nel più largo contesto continentale, una vera e propria questione mediterranea, causata dalla subordinazione delle aree europee meridionali al potere imperialistico della Germania e di altre realtà centrosettentrionali. Le politiche sulle importazioni e sulle esportazioni, la legislazione sull’agricoltura, la distribuzione stessa dei finanziamenti per lo sviluppo non fanno altro che confermare il fatto che il sottosviluppo meridionale altro non sia che una funzione, il fattore fondamentale dello sviluppo settentrionale italiano ed europeo.