Fonte: Rinascita

Alfano, Bersani e Casini hanno scoperto l’elisir di lunga vita. Il patto sulla riforma delle legge elettorale partorito durante l’ultimo vertice “Abc” consentirebbe all’attuale maggioranza di affrontare l’appuntamento delle prossime politiche senza nemmeno tentare un rinnovamento. In nome di un malcelato gattopardismo si farebbe finta di invertire l’ordine dei fattori per arrivare ad una geografia parlamentare molto simile a quella attuale. Niente di meglio per una politica in coma farmacologico. Pdl, Pd ed Udc non sono capaci di contrastare con idee concrete quanto viene propinato da Palazzo Chigi. Un atteggiamento arrendevole che consente a Mario Monti di lanciare proclami di una violenza verbale inaudita. D’altronde, vista la sua spocchia professorale, non potevamo certo attenderci stoccate in punta di fioretto. I leader della maggioranza si dovranno però confrontare con un problema, per nulla secondario. A due giorni dall’esultanza a mezzo stampa nessuno ha capito bene cosa abbiano intenzione di fare. C’è chi parla di una abolizione della soglia di sbarramento e chi sostiene la necessità di un suo innalzamento al 5 per cento, contro l’attuale valore del 4 per cento delle preferenze. Una cosa però è certa. Ai cittadini verrebbe data l’illusione di poter contare di più. Perchè una illusione? Semplice. I grandi partiti propongono di tornare alla formula del collegio uninominale. L’elettore potrà quindi barrare il simbolo del partito e non scegliere tra una rosa di candidati. Assisteremo quindi a tanti casi di “turismo elettorale”. Chi non ha nessun legame col proprio territorio sarà catapultato nei “collegi blindati”. Una strategia forse inutile. Nella fretta delle ultime ore qualcuno ha infatti esternato il proposito di salutare l’obbligo di coalizione. Una correzione capace di cancellare definitivamente diciotto anni di berlusconismo. Sarebbe però improprio parlare di ritorno alla prima repubblica. Allora si poteva esprimere più di una preferenza ed i partiti erano organizzazioni radicate in ogni angolo del Paese. Con questa riforma, i candidati nei collegi potrebbero raggiungere un numero altissimo. Una lunga lista di pretendenti al seggio in cui si potrebbe primeggiare anche con il 10 per cento delle preferenze. Il caos a livello locale dovrebbe essere corretto da un premio di maggioranza in grado di garantire un certo livello di governabilità. Un maggior numero di seggi da assegnare al partito uscito vittorioso dalla contesa. Gli ingredienti permettono di fatto di sognare una “grande coalizione” anche dopo il 2013. Concretizzando così il sogno proibito di una nuova era neocentrista. In ossequio all’idea di democrazia parlamentare che si va diffondendo, nessuno ha pensato di interpellare i partiti attualmente fuori dalla Camere e quelli che siedono all’opposizione. Sintomo della pericolosità del trio “Abc”. Segretari che farebbero meglio ad occuparsi di altre importanti questioni; c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dal lavoro allo strapotere della finanza internazionale, la scelta è ampia. Il consueto coro di dichiarazioni benaltriste non c’entra. Questa legislatura non pare legittimata a modificare la Costituzione. I deputati e i senatori attualmente in carica rappresentano solo una parte dell’elettorato. Ci sono diversi milioni di cittadini – quelli che non cedettero all’odioso invito al voto utile – rimasti fuori dalla stanza dei bottoni. Pensare quindi di eliminare definitivamente le minoranze arrivando ad una diminuzione dei seggi parlamentari è decisamente pericoloso. Un atteggiamento tecnocratico unito ai peggiori conati antipolitici. Un asse da rifiutare senza se e senza ma. Dal canto loro, le opposizioni hanno annunciato battaglia senza quartiere. Sarebbe troppo facile ridurre a comparsa un partito come la Lega Nord. Movimento forte dei voti del 10 per cento dell’elettorato a livello nazionale. Sempre dal Settentrione sono arrivate le bordate del senatore del Südtiroler Volkspartei Oskar Peterlini. Alfano, Bersani e Casini si sarebbero dimenticati infatti dei seggi da attribuire alle minoranze linguistiche. Scelta fatta per non rinunciare alle preferenze in Alto Adige e Valle d’Aosta. Nessuno ha poi chiarito le modalità di elezione del Senato. La Costituzione ne impone infatti la nomina su base regionale. Forse il triumvirato montiano pensa di eliminare questo dettaglio con un po’ di bianchetto. Di questi tempi tutto può essere.