Nel rapporto del ministero della Difesa, diffuso nella giornata di ieri, il governo nipponico denuncia le crescenti minacce alla propria sicurezza da parte di una Cina sempre più aggressiva (specialmente sulla questione Senkaku/Diaoyu) e di una Corea del Nord, sempre avvolta nel mistero della sua imprevedibilità, rischiando di riaccendere i già magmatici rapporti tra le due potenze dell’estremo Oriente.

“L’atteggiamento violento e rischioso tenuto dalla Cina potrebbe portare a conseguenze gravi. Ci sono varie questioni e fattori destabilizzanti nel contesto di sicurezza che circonda il Giappone, alcuni dei quali stanno divenendo sempre più tangibili, acuti e seri. Pechino tenga conto di quanto sta facendo, si fermi e si adatti ai pronunciamenti internazionali”. Queste le parole che emergono dal rapporto del ministero della Difesa nipponico, a conferma di quanto Tokyo non abbia certamente apprezzato le recenti azioni militari cinesi sulle tanto “agognate” isole Senkaku/Diaoyu, sulle quali entrambi i governi rivendicano la propria sovranità. Il tutto in un contesto reso ancora più incandescente dalle recenti dichiarazioni del Premier nipponico Shinzo Abe che lascerebbero pensare a qualche forma di revisionismo sulle responsabilità del Giappone durante la guerra.

Il Giappone, nel frattempo, sta lavorando per l’elaborazione di un nuovo piano di difesa che dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno, stimolato in particolar modo dallo stesso Abe, il quale ha presentato alcune raccomandazioni al governo il mese scorso, tra cui quella di acquisire la capacità di attaccare bersagli nemici. Difatti, il governo nipponico da tempo afferma che è proprio diritto colpire obiettivi nemici quando è chiara l’intenzione di attaccare il Giappone e di ledere i suoi interessi, senza che esistano altre opzioni possibili. Tuttavia, legittimare tale diritto scatenerebbe inevitabilmente le reazioni di Cina e Corea del Sud, ancora fortemente risentite del passato militare e colonialista nipponico, contribuendo a destabilizzare ulteriormente le già aspre relazioni politico-internazionali dell’estremo Oriente.