Dall’Fmi alla Commissione Europea, si misurano numerosi e pressanti gli inviti –  e i tentativi – per cercare di arginare il debito pubblico dei Paesi più industrializzati e farli rientrare all’interno di una politica fiscale dettata dalle linee guida decise dalle scuole neo-liberiste ormai dominanti.

Se da un lato vince quindi un modello produttivo nazionale accentrato in grandi megalopoli principali costituito mediante il passato (ma non più tanto) “abbandono delle campagne” e mediante una politica fiscale repressiva tendente al pareggio di bilancio, dall’altro tali sistemi se non commisurati e provati all’interno dei singoli Paesi individualmente, può produrre (come sta producendo nel nostro Paese) effetti controproducenti.

Dislocazione, accentramento, urbanizzazione frammentaria, tetto di spesa, tutti fattori che impediscono di fatto a sistemi economici di diversa natura di poter progredire come vorrebbero e come hanno sempre fatto. Non si tratta infatti di recepire cambiamenti che potrebbero risultare migliori, l’operazione in corso è assai diversa: si tratta invece si sostituire un modello con un altro, semplicemente perché ritenuto più “efficiente” (parola dal significato mai spiegato in letteratura economici) in sistemi economici completamente differenti. Potrebbe questa essere una razionale motivazione ?

Del resto in neo commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, dopo anni di lavoro all’FMI e lo shutdown americano, sa bene come presentare questa situazione. In un’Italia con un debito pubblico altissimo, la corsa al grido più forte del taglio è imperante, quasi una moda: ma realmente qualcuno di costoro conosce il vero significato di tetto del debito in un Paese con (e senza) sovranità monetaria ? come spiega molto bene il Prof. Moesler, nemmeno i deputati del Congresso ne sono al corrente, essendo l’economia una materia imprecisa e giammai una scienza.

Pertanto dato l’imponente apparato che premier e ministro dell’Economia vogliono dare al neo-commissario, mette in luce e rileva un quadro in cui non solo i deputati americani, ma anche quelli del nostro Paese sarebbero nello stesso tragico errore, se non fosse che l’Italia, da Stato membro, non gode della sua sovranità monetaria, le cui politiche sono decide dalla BCE. Questo, tuttavia, lungi dal significare una comparazione di termini, tuttavia se produce da un lato enormi cambiamenti di prospettiva, non muta certo la erronea condotta degli stessi legislatori, ossia quella di adottare un modello conforme – usando tutti i mezzi e le accette della spending – per forzare un sistema a divenire come un altro. E se non arrivassero risultati positivi – come in questo periodo – quali risposte ? nessuna, soltanto dogmatica fede.