Fonte: Rinascita

Anche in Spagna la politica, intesa come elaborazione di un ideale sociale e nazionale, è morta da un pezzo. Lo ha dimostrato questa settimana l’atteggiamento di Mariano Rajoy, leader del neocoservatore Partido Popular (PP) e vincitore indiscusso alle elezioni politiche del 20 novembre scorso. Dopo sette anni e mezzo passati all’opposizione, il partito di centro-destra si è ripeso la Moncloa (residenza presidenziale) grazie alla conquista di 185 seggi contro i 110 del Partito Socialista Operaio Spagnolo (Psoe) di Alfred Perez Rubacalba succeduto all’ex premier José Luis Rodriguez Zapatero dopo la resa politica. Un record quello di quest’anno, per la destra spagnola, che non otteneva un risultato simile dai tempi di José Maria Aznar (segretario del PP e premier dal 1996 al 2004).
Mariano Rajoy, in vista del voto di fiducia del Parlamento, ha realizzato lunedì il suo discorso d’investitura presentando il severo piano d’austerità per combattere le conseguenze della crisi del debito sovrano. É stato un discorso tecnico più che politico, articolato su due obiettivi fondamentali imposti dall’Unione Europea (e dai mercati finanziari): in primis si tratta di risanare l’elevato deficit pubblico (nel 2012 dovrà rimborsare 172 miliardi, spiega Il Sole 24 Ore), che alla fine del terzo trimestre si aggira – secondo i dati resi pubblici dalla Banca di Spagna – intorno ai 706,34 miliardi di euro, vale a dire, 66% rispetto al Pil. E in secundis di centrare gli obiettivi di risanamento che vedono il contenimento del deficit di bilancio al 4,4% del prodotto interno lordo entro la fine del prossimo anno, per poi scendere al 3% del Pil nel 2012 come previsto da Maastricht. Il debito pubblico può sembrare inferiore a quello italiano o francese, tuttavia Madrid ha nel 2012 un disavanzo pari al 5,5% del Pil e, questo è un dato importante poiché maggiore è il deficit percentuale, maggiore è il fabbisogno finanziario.
Rajoy si è piegato ai voleri della Banca Centrale Europea, come avrebbe fatto ugualmente il Psoe di Rubacalba, articolando il suo discorso d’investitura sui sacrifici che dovranno fare gli spagnoli nei mesi a venire, dato che il governo di centro-destra adotterà misure draconiane per centrare questi due obiettivi. Come? Smantellamento dello Stato Sociale e un taglio alle spese pubbliche praticamente in ogni settore, senza però toccare le pensioni ha promesso (per il momento) Rajoy.
“Se le nostre previsioni sono giuste – ha detto -, l’anno prossimo dovremo ridurre di 16 miliardi e mezzo di euro la differenza tra entrate e uscite nella pubblica amministrazione. Questo è l’obiettivo”. Ha dato prova di pragmatismo (un vero tecnocrate), senza premere troppo sull’ideologia del suo partito né sulla retorica (anche perché la sua dialettica è molto fragile), ammettendo che il panorama economico spagnolo e le sue prospettive immediate “non sono affatto promettenti e non potrebbero essere più tristi”. Ha quindi richiamato tutte le forze presenti nel Parlamento “a un dialogo aperto e trasparente” per fare fronte insieme alla crisi peggiore degli ultimi 35 anni. Una situazione che si dimostra dolorosa per la Spagna come per gli altri Paesi appartenenti all’Eurozona, per questo Rajoy ha ricordato il problema della disoccupazione, che è forse il più importante grattacapo del Paese dato che 5,4 milioni di spagnoli, ovvero il 23% della popolazione attiva è senza lavoro, senza parlare dei giovani, che sono il 48%, la cifra più alta dell’Unione Europea. Il premier ha sottolineato che la priorità è creare il maggior numero di posti di lavoro attraverso una riforma strutturale affinché l’economia spagnola, attualmente stagnante, diventi più flessibile e competitiva.
Lunedì sera, dopo il discorso, i mercati finanziari hanno dimostrato di accogliere con favore la manovra esposta al Congreso de Deputados dal tecnocrate mascherato da politico, infatti lo spread con i bond tedeschi è sceso di 4 punti, ieri stabile a 332 (dati pubblicati da Reuters). Il Parlamento spagnolo ha applaudito la manovra, votando ieri la fiducia a Mariano Rajoy con 187 voti a favore, 149 contrari e 14 astensioni. Mariano Rajoy, ufficialmente presidente del governo spagnolo dopo la fiducia ottenuta ieri, giurerà quest’oggi davanti al re Juan Carlos e annuncerà la composizione del nuovo governo. Il primo Consiglio dei ministri è previsto per venerdì.