Qualcuno deve spiegarlo a Crocetta che la Sicilia fa parte dell’Italia, non solo dell’Europa. Il mezz’uomo dall’aspetto stressato e glabro, si è visto impugnare 33 dei 50 articoli totali della legge Finanziaria siciliana approvata con estremo ritardo ed estrema fatica. Il Commissario dello Stato per la Sicilia, Carmelo Aronica ha bloccato gli articoli ‘a parametro zero’ sulle coppie di fatto e quelli sulla proroga degli ex lavoratori Pip e Forestali. Un blocco che toglie risorse per 500 milioni di euro, come ha esageratamente affermato il Governatore neo-autonomista come tira il vento… Mentre le proroghe sui lavoratori precari non sono stati oggetto di impugnativa. Insomma a Sala d’Ercole il Governo scricchiola, grida al tradimento, al “colpo di Regione”, attacco all’autonomia sicula e via discorrendo.

Il fatto in sé stupisce poco, poiché già l’opposizione aveva lamentato le frizioni imposte da questa finanziaria dal liet motiv dolce ma fragile: il recupero delle risorse da destinare ai servizi sociali. E cosa c’entravano le leggi sulle coppie di fatto e le proroghe ai sovra stimati Forestali? Non bisogna essere leghisti, tra l’altro in via d’estinzione dopo il patto sull’italicum, o qualunquista come qualcuno millanta, ma il problema degli sprechi, di questa e di tutti gli altri governi va sicuramente trattato con pugno di ferro e olio di gomito, altro che slogan e campagne elettorali! Una cosa sono i numeri, un’altra sono i tagli. Già Lucio Gambi negli anni 60’ paventava “la fine dello Stato centrale” e il dubbio sulla legittimità costituzionale sui poteri delle regioni, approdati poi alla riforma del 2001, che ha trasformato l’Italia in un sistema di matriosche della serie comune dentro “aree vaste” dentro “aree metropolitane” dentro provincie (davvero così inutili??) dentro regioni dentro macro-regioni. Ormai lo Stato non legifera più. Lo Stato esegue. E’ diventato un mandatario del mandante, degli intrighi politici, delle faide interne tra attori territoriali “adolescienziali”. È la Sindrome di Nimby etichettata da un altro geografo contemporaneo, il professor Bettoni, cioè quella forte dose di individualismo locale e localista volto a salvaguardare gli interessi dei pochi su quelli della collettività.

Parliamo del Ponte di Messina, parliamo della Val di Susa. Oggi se una regione, come quella siciliana, potesse tappare i suoi buchi milionari prosciugando risorse dalla vicina Calabria, lo farebbe. Il sistema dei fondi europei ha già messo regioni ed enti locali l’uno contro l’altro. Non sono dunque speculazioni da poco, tenendo presente i vari ricorsi e i vari contenziosi tra Stato e Regioni e Regioni intra cui la Corte Costituzionale è chiamata a dirimere. La Francia, Paese a noi così ostile, ha scelto di “disintegrare” le Regioni perché lì, l’interesse pubblico, coincide con quello territoriale di Stato centrale. E così non ovunque le Nazioni sono morte o stanno morendo in larga misura, ma solo in Italia il “colpo di Regione” è ormai prossimo a decidere le sorti del Bel Paese, sempre più somma delle sue diversità e differenza tra i suoi conflitti intestini. Bisogna tornare a parlare di centralità, di Stato-Nazione, di territorialità e di interesse pubblico. L’Italicum, quello storico-filosofico, è qualcosa di più che uno spritz tra Renzi e Berlusconi.